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Un insegnamento troppo grande

Vita del Santuario > Lettere del Rettore > da La corda e il secchio

Un insegnamento troppo grande

A scuola dell'irragiungibile umiltà

L'umiltà è la sfida più esigente della vita di fede, avere lo Spirito di Dio, mite e umile di cuore… giusto e vittorioso, umile, cavalca un asino. È anche la parte più recondita e nascosta, che non riesce ad emergere con facilità.
Il rischio di insuperbirsi, di inorgoglirsi è accovacciato alla nostra porta, qualcosa che è pronto a scattare e coglierci di sorpresa e in contropiede. Siamo continuamente messi alla prova dalle realizzazioni e dai successi.
'Prima di ogni indagine, prima di ogni riflessione, prima di ogni approfondimento teologico… è necessario un atto di umiltà, che spalanca il cuore per accogliere il grande dono'. (Card. Comastri) Forse per questo la Chiesa, volendoci educare all'umiltà, e collocarci nella giusta dimensione di fronte ai doni di Dio, ci fa iniziare la Messa con il Confiteor.
Abbiamo quasi difficoltà e paura di fare cose belle e riuscite perché poi rischiamo di farne un'appropriazione indebita, un plagio.
Si potrebbe pensare che è più facile essere nascosti, vivere nel silenzio perché se ci si espone, esce fuori la cresta, ci si pavoneggia.
Siamo attraversati dai doni di Dio e siamo nel bivio: nasconderli peccando di codardia e ingratitudine o farli emergere rischiando di cadere nella vana gloria.
Ma come metterli in evidenza riuscendo ad impedire che ci si sporchi le mani, che ci si appropri di qualche onore proveniente dai doni di Dio? Come riuscire a dare a Dio quello che è di Dio?
Tutto questo blocca noi e blocca Dio perché c'è sempre quella voce in agguato che ci suggerisce, nell'inconscio, 'sarete come Dio'.
Pietro è purificato dall'umiliazione del peccato. Noi siamo salvati dal limite e dalla debolezza.
Mi domando: possiamo garantire al Signore di essere umili, di avere la giusta chiave per aprire il cuore di Dio e il cuore degli uomini, oltre che il nostro cuore?
Penso che possiamo tentare almeno di restare nella verità con lo sguardo fisso su di Te che sei l'Amore.
Non so se sarò in grado di seguirTi nell'amore fino ad accettare lo svuotamento di sé, nella piccolezza.
Non ho idea se sono stato contagiato da Te e segnato abbastanza dalla Tua umiltà.
Non so quanti passi sia riuscito a fare nel cammino dell'umiltà.
Non so se sono fermo o se sto procedendo.
Non so se ho conosciuto e scoperto abbastanza la Tua umiltà, se sono in grado di cogliere, giorno per giorno, il Tuo invito a imparare da Te.
Non so se sono in grado di mantenere l'impegno dell'umiltà, nella quale spesso si fanno un passo avanti e due indietro.
Ma non è molto importante che io lo sappia.
Non so tante cose, ma so bene una cosa: Tu mi ami e posso riconoscere con l'umiltà di Pietro: Tu, pure lo sai che Ti amo, o almeno cerco di amarti. Chissà se amandoTi mi ritrovo anch'io umile come Pietro!
Forse l'amore è la strada dell'umiltà come l'umiltà è la strada dell'amore. Praticando l'amore trovo l'umiltà, come praticando l'umiltà trovo l'amore, perciò vorrei praticare la strada dell'amore e superare, attraverso l'amore ogni remora e ogni ostacolo. L'amore fa miracoli. Vorrei guardare a Te e alla Tua umiltà con amore e vorrei vedere in me il Tuo Amore innanzitutto.
Vorrei copiare da Te, imitarTi, solo per amore. (Don Carmelo La Rosa)

A proposito di umiltà:
Non vivrei neppure cinque minuti fuori della Chiesa; e se ne fossi cacciato, vi ritornerei subito a piedi nudi, in camicia e con la cenere sul capo… e accetterei qualsiasi condizione per potervi rientrare.(Georges Bernanos)

Nella logica delle fede eucaristica,i frati presero una decisione strabiliante:"Essi - riferisce Tommaso da Celano - avevano scelto come confessore un sacerdote secolare, tristemente noto per le sue enormi colpe e era degno di disprezzo di tutti a motivo della sua depravata condotta". Ma era sacerdote! E celebrava l'Eucaristia!E aveva il potere di donare il Corpo e il Sangue del Signore. Francesco, nel suo testamento aveva scritto: "Il Signore mi dette e mi dà una così grande fede nei sacerdoti che vivono secondo la forma della Santa Chiesa romana, a motivo del loro Ordine, che anche se mi facessero persecuzione, voglio ricorrere proprio a loro. E se io avessi tanta sapienza quanta ne ebbe Salomone, e mi incontrassi con sacerdoti poverelli di questo mondo, nelle parrocchie in cui dimorano, non voglio predicare contro la loro volontà. E questi e tutti gli altri voglio temere, amare e onorare come miei signori. E non voglio considerare in loro il peccato, poiché in essi io riconosco il Figlio di Dio e sono miei signori. E faccio questo perché, dello stesso altissimo Figlio di Dio nient'altro vedo corporalmente in questo mondo se non il santissimo Corpo e il santissimo Sangue Suo, che essi ricevono e essi soli amministrano agli altri". (Card. Comastri)


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