Santuario del Sacro Fonte della Vena


Vai ai contenuti

Menu principale:


Stupore

Vita del Santuario > Lettere del Rettore > da Liberare il Silenzio

Stupore


Alcune espressioni hanno un linguaggio universale e possono essere capite anche dai semplici, dai bambini e da persone di altre lingue come ci insegna la Pentecoste. Sono i linguaggi dello Spirito, della bellezza, dell'aiuto, della carità e dello stupore. Com'è che li sentiamo parlare la nostra lingua natia? (At 2, 1-11)
A Gerusalemme la direttrice dell'albergo, volle assegnarmi un appartamento all'ottavo piano, con un balcone sulla città. Alla vista dell'incantevole panorama, spalancai le braccia ed esclamai: "che meraviglia!!!" La signora, uscendo, mi disse: "io capisco poco italiano ma 'maravigna' ho capito'.
Tornando con l'aereo mi si avvicinò un amico che indicandomi il singolare spettacolo del sole sopra le nuvole, esclamò: "ma come possono dire che Dio non esiste!!!"
Il credente è una persona stupita, sorpresa, meravigliata, umile che riesce a cogliere il messaggio di Dio nella natura, l'uomo, la Parola, la preghiera, i fatti della vita; un contenitore di stupore, un cresciuto, maturato a colpi di stupore, uno stordito, preceduto, sorpassato, atteso dallo stupore.
Maria ci insegna. Lo stupore è e fa la sua vita. Gesù è lo stupore, il nome, la sorgente dello stupore. Non finisce di stupirci con la sua misericordia, l' amore singolare, il sorprenderci nella Parola, la preghiera, l'Eucaristia e i sacramenti.
Mi domando cosa sarebbe lo stupore senza Gesù Cristo e la fede perché l'esperienza dello stupore religioso ci rende idonei a passare allo stupore nel feriale, nell'ordinario, nella vita quotidiana.
Ci lascia a bocca aperta come nella Trasfigurazione, l'Ascensione, la Pasqua, il Presepe. Sbalorditi, smarriti, disorientati, vinti dai grandi prodigi di Dio.
L'Ascensione ci porta di fronte allo stupore, alla novità e alla sorpresa di Gesù, a un fatto nuovo, a una svolta nella Sua e nella nostra vita. Tutto ricomincia e si riparte dalla forza e dalla carica dello stupore, dal cuore pieno, dalla mente stordita, shoccata dallo stupore. Lanciati nella corsa verso gli altri e verso il mondo, alla ricerca delle tracce e delle orme di Gesù, nel feriale, spinti ad andare verso gli altri, a raccontare, a dire il nostro stupore di Gesù.
Ci rivela che in fondo tutto ciò che è spirituale è la nostra quotidiana esperienza dell'Ascensione, dello stupore di Gesù. Dalla preghiera ne usciamo profondamente stupiti di Dio e di noi stessi. Dall'Eucaristia, dalla vita della comunità, dalla confessione, ne usciamo a bocca aperta e stupiti di ciò che fa il Signore, per noi e con noi.
Dal possesso all'attesa, dalla ricerca all'incontro, dal vuoto di immagine al pieno del cuore, l'Ascensione è il risveglio del sogno; il rimanere a bocca aperta, dopo un'esperienza forte di Dio; l'estasi dopo lo stupore; il silenzio contemplativo dopo l'ascolto; la luce dopo l'immagine. Ricostruire dentro di noi il volto, la persona di Gesù dopo l'interruzione del contatto fisico. Essere riportati alla realtà: perché state a guardare il cielo? Ritornare alla realtà feriale, ritrovare le orme di Gesù e camminare sulle Sue tracce. Ritrovare un punto ove poggiare i piedi ed elevare lo sguardo.
La preghiera, come l'ascensore ci eleva ai piani alti del pensiero, dei sentimenti, del vivere; come una scala ci eleva gradualmente a un modo alto di vedere, sentire, valutare le cose.
Alle spalle di Tirana c'è il Daiti, il monte più alto dell'Albania, da lassù da un balcone naturale si può godere palmo a palmo tutta la città.
Guidati dallo stupore dell'Ascensione e della Pentecoste, la Chiesa ci conduce in alto, per contemplare la realtà di Dio. Come guardando una città dalla cima di un monte, o dall'aereo, ci incantiamo a distinguere, con stupore, le varie parti; contempliamo Dio nell'insieme e nella completezza del particolare. La Trinità: una realtà che possiamo cogliere dall'alto della contemplazione, dell'elevazione dal quotidiano, in una preghiera che guarda e tende a Dio in quanto Dio.
Questo esercizio continuo ci dà un cuore di fanciulli e ci fa cogliere le piccole cose del creato, della vita, che i grandi non riescono a notare: hai nascosto queste cose ai dotti e ai sapienti e le hai rivelate ai piccoli. (Lc 10, 21).
Una formica, un fiore, un uccello, una coccinella, un sassolino, assorbono e catturano la nostra attenzione fino a condurci nei sentieri dello stupore, del Dio che è asceso al cielo ma ha lasciato le sue tracce nelle creature più piccole e insignificanti agli occhi dei sapienti del mondo.
È lo stesso Dio che ha lasciato le sue tracce nel pane santo, nell'acqua del battesimo, nella comunità, nell'amore degli sposi, nella fedeltà contemplativa di un celibe per scelta e per amore. Perché state a guardare il cielo? (At 1, 11), porgete lo sguardo ai segni visibili e concreti della salvezza.
Non c'è posto per le ripetizioni a memoria e le fotocopie ma tutto rimanda al cuore nuovo. Ogni momento religioso, ogni sentimento non può non essere singolare, il primo, l'unico. non può essere ripetitivo, paragonarsi, confrontarsi perché unico, originale, irripetibile come l'essere umano, la coscienza, il sentire, l'intelligenza, la spiritualità, il respiro.
Ogni essere è lo stupore di Dio e del mondo come frutto di amore, è un germe di stupore, inizia la sua vita stupendo per la generazione, la nascita e tutta la rivelazione della vita. È un'esperienza e un concentrato di stupore.
Il dono più bello è essere capaci di stupire, per piccoli gesti, piccole attenzioni, il coraggio di superare se stessi, la novità, la bellezza e originalità delle scelte e della vita, per presentare le tracce, i segni, i sacramenti, le orme dell'umano e del divino; cogliere e stupirsi per i segni di Dio che troviamo nelle persone che si rivelano a noi.
Le dimensioni e i luoghi dello stupore sono principalmente la vita spirituale ed ecclesiale e la vita coniugale. È facile pensare alla preghiera come momento di stupore ma lo è altrettanto pensare al matrimonio, alla vita di coppia, alla coniugalità come corsia preferenziale, obbligata e a senso unico di stupore? O pensare che quando si esaurisce la riserva di stupore, a monte, ne scaturisce di conseguenza la disidratazione dell'amore?
I discepoli gioirono al vedere il Signore (Gv 20, 19- 23), mentre siamo ancora a bocca aperta, ecco la Pentecoste, il dono, la festa dell'incontro.
Lo stupore dell'Ascensione ci scava dentro, ci prepara ad accogliere lo Spirito Santo che si poggia e germoglia, come il buon seme del Vangelo, sul terreno buono, che si esprime in persone provate, che soffrono del capogiro provocato dallo stupore: Tutti ci siamo abbeverati a un solo Spirito (1Cor 12, 13); in persone sorprese cioè in apertura di spirito, uscite da sé, in contemplazione del Sorprendete. (Don Carmelo La Rosa)


Home Page | Il Santuario | Vita del Santuario | Photo Gallery | Info e Storico | Link | Mappa del sito


Torna ai contenuti | Torna al menu