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Vita del Santuario > Lettere del Rettore
Ricchezza o povertà?
Non darmi né povertà né ricchezza.(Pr 30, 8)
Di fronte al contrasto stridente del Vangelo, fra ricchezza e povertà, mi sono chiesto che idea farmi dell'una e dell'altra.
Ho concluso che ambedue possono essere positive e negative. Non sono in sé positive o negative ma a seconda del modo con cui ci si rapporta con esse, possono diventarlo.
Ciò che può fare positive entrambe è il saper andare oltre, non lasciarsi risucchiare e possedere né dal vortice della ricchezza, né da quello della povertà.
Non restarne schiavi e non viverle come ultimo traguardo.
Non impossessarsi né della ricchezza, né della povertà.
Non considerare il loro rapporto come indissolubile.
Andare oltre il presente, oltre ciò che si ha o non si ha.
Rapportarsi con il futuro, con il domani.
Sperimentare che anche se uno è nell'abbondanza la sua vita non dipende dai suoi beni (Lc 12, 15).
Oltre la ricchezza c'è l'uomo, la mia umanità e l'umanità e il bisogno dell'altro e andando ancora oltre, oltre la ricchezza c'è Dio.
La ricchezza ci deve condurre alla più grande ricchezza: l'amore di Dio, altrimenti si trasformerebbe nella più nera povertà.
L'uomo e Dio sono la più bella verifica della positività della ricchezza.
Se oltre alle cose materiali ho l'uomo e Dio, sono la persona più ricca e realizzata del mondo.
Oltre la povertà c'è l'uomo, la mia umanità e l'umanità di tanta altra gente che soffre per me e con me, che comprende e solleva il mio bisogno, che lotta con me, condivide la mia speranza e la mia fiducia, la mia proiezione in un domani migliore, la mia attesa della Sua venuta.
Se la ricchezza potrebbe risucchiarci nel vortice della presunzione e della superbia: perché, una volta sazio, io non ti rinneghi e dica: "Chi è il Signore? (Pr 30, 9), la povertà potrebbe risucchiarci in un vortice di disperazione: ridotto all'indigenza, non rubi e profani il nome del mio Dio (Pr 30, 9). Ecco perché bisogna andare oltre.
Afferma San Policarpo: Chi non si astiene dall'avarizia verrà contaminato dall'idolatria e sarà annoverato tra i pagani che ignorano i giudizi di Dio.
La povertà non ci deve incatenare il cuore e uccidere la speranza, non ci deve togliere il futuro perché ogni uomo ne ha diritto ed è uomo se ne possiede uno.
Oltre la povertà c'è il povero e il primo di essi è il Signore che da ricco che era, si è fatto povero per voi, perché voi diventaste ricchi per mezzo della sua povertà (2 Cor 8, 9).
La povertà non ci deve togliere Dio ma ce lo deve indicare perché solo Lui è la via di uscita dalla povertà, la nostra speranza inossidabile, la nostra fede indomita, la nostra preghiera fiduciosa.
Sappiamo che Dio è particolarmente attento al grido del povero e dell'oppresso.
La povertà ha uno spessore profondo perché è abitata, vissuta, condivisa e incarnata da Gesù che l'ha fatta propria.
Non può essere una via di perdizione perché Gesù l'ha santificata e l'ha scelta come Sua condizione di vita.
Come la ricchezza va coniugata alla fede, con una fede superiore e più grande della povertà e della ricchezza.
Una fede che ci prende per mano e ci conduce oltre i tentacoli della povertà e della ricchezza.
Che dà senso a tutte le cose e le rende capaci di essere vissute e abbracciate nella semplicità e nell'umiltà
Non c'è solo la superbia dei ricchi c'è anche la superbia e l'orgoglio dei poveri che li fa abbassare per il bisogno ma li fa rialzare nella rabbia di essersi dovuti umiliare, verso coloro che li hanno feriti con il loro aiuto.
Sia la povertà che la ricchezza potrebbero trasformarsi in una barriera che ci impedisce di vedere e incontrare il Signore ma potrebbero essere proprio la strada che ci conduce a Lui.
Nessuna delle due può essere fine a se stessa ma ambedue hanno bisogno di essere superate, sorpassate perché se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli (Mt 18, 3).
Attraverso la povertà o attraverso la ricchezza dobbiamo giungere a Dio che è la meta e il traguardo.
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