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Parola e parole

Vita del Santuario > Lettere del Rettore > da Il Bimbo

Parola e parole


MOLTI ASCOLTANDO, RIMANEVANO STUPITI E DICEVANO:"DA DOVE GLI VENGONO QUESTE COSE? E CHE SAPIENZA È QUELLA CHE GLI È STATA DATA?" (Mc 6, 2)

A volte sento il disagio della parola, ne soffro il peso, mi sento schiacciato dalle parole, fuggo le chiacchiere, quel parlare per parlare, l'eloquio senza senso e senza costrutto. Mi viene da impazzire, ho il rigetto, la nausea delle parole inutili. Quelle parole per perdere tempo mi danno l'effetto di una compressione dei polmoni.
Ci sono parole per la vita e parole per la morte. La parola di Dio è una Parola viva, che dà vita. La Tua parola mi fa vivere. (Sl 119, 50)
Ci sono parole che uccidono più di un pugnale, fanno soffrire, non si dimenticano mai perché si conficcano con violenza nel nostro intimo.
Altre parole non si dimenticano perché ci hanno sollevato, incoraggiato e medicato. La rugiada non mitiga forse il calore? Così una parola è più pregiata del dono. Ecco, non vale una parola più di un ricco dono? L'uomo caritatevole offre l'una e l'altro. (Sir 18, 16 - 17)
Ci sono parole che ci cadono addosso e ci sommergono come una valanga.
Altre che scorrono leggermente, dolcemente e delicatamente, quasi silenziosamente, si esprimono come con una dolce musica. Come l'acqua di un ruscello animato, portano e donano vita, senza esaurirsi, riposano la mente, gli occhi e gli orecchi, creano bellezza e benessere intorno, dove arrivano cambiano tutto, la vita si espande e fiorisce attorno a loro.
Ti vien la voglia di raccoglierle nel cavo delle mani, come acqua fresca per portarle alla bocca e gustarle fisicamente. Sono parole da bere, tutte, fino all'ultima goccia, da gustare lentamente e dolcemente. E le bevi anche quando non hai sete perché non puoi farne a meno, ti fanno venire la voglia di bere.
S. Francesco leggendo o ascoltando le Scritture, percepiva il sapore delle parole sante, si leccava le labbra, come dopo aver mangiato una squisitezza prelibata, dicendo: 'che dolce!'
Ci sono parole che ci sferzano come se fossimo gli ultimi della terra.
Altre ci accarezzano come fa una mamma con il suo bambino.
Ci sono parole che ci lasciano la bocca amara come il fiele.
Altre che ti lasciano il rimorso di averle dette, vorresti riprenderle indietro ma non puoi perché si disperdono nell'aria come le piume di un volatile.
Altre dolci al palato, più dolci del miele e di un favo stillante. (Sl 19, 11)
Ci sono momenti in cui ti viene da gridare dai tetti certe verità, di parlare, di dire, comunicare, trasmettere, non riesci a contenere la parola.
In altri momenti ti senti mancare la parola, ti senti povero di parola. Ti sembra di non aver nulla da dire e di parlare senza 'dire' nulla.
Ci sono occasioni in cui senti che la parola scorre in te come un fiume in piena, ti senti alveo della Parola ove essa scorre liberamente e stupisce per primo te stesso.
In certi momenti ti senti abitato e riempito dalla Parola, sperimenti la sua irruenza e la sua forza.
A volte non ti rendi neanche conto di parlare o di aver parlato, forse non sei neanche troppo cosciente e gli ascoltatori ti ringraziano di quello che hai detto 'senza saperlo' e dopo anni ti ricordano ancora quella parola a te 'sconosciuta'.
Altre volte ti sembra di aver fatto prodigi con la Parola ma senti che le persone restano fredde e del tutto indifferenti. Oppure capita di parlare per necessità e per dovere mentre preferiresti tacere, ascoltare, nutrirti della Parola.




Avere un microfono davanti alla bocca potrebbe renderti un pericolo pubblico. Se si è attenti e umili si impara ad usarlo col tempo quando ci si rende conto del valore di ogni parola e del rispetto di ogni persona.
Se sei un ministro della Parola e "devi" parlare, all'inizio, dopo i primi momenti di salutare incoscienza, ti senti come gettato nell'arena, alle 'fiere' affamate della Parola. Poi un po' ti abitui. Ma più tardi ti rendi conto che puoi parlare solo dal silenzio; che la parola che devi comunicare agli altri deve essere macerata lungamente e pazientemente nel silenzio; che non sei un grillo parlante, non devi essere tu a parlare ma la Parola deve parlare in te.
Non basta una vita per purificare la Parola dalle scorie della parola umana.
Non sempre è scontato non strumentalizzare la Parola per semplici messaggi umani o per usi di 'potere' (servirsi della predicazione più che mettersi al servizio di essa); non asservire la Parola alle emozioni del momento, allo stato d'animo, ai problemi con la gente e con te stesso; ma dare la Parola, punto e basta, senza nulla togliere e nulla aggiungere, senza tare e impurità.
Può capitare di sentirci la Parola ribaltata, respinta al mittente, gettata in faccia come corpo contundente, come strumento di accusa. È terribile doversi difendere dai tiri della Parola usata malevolmente e a sproposito, doversi ripulire e medicare le ferite provocate dalla Parola strumentalizzata e sporcata, per colpirti e distruggerti con più forza.
Oppure di usare la Parola non per illuminare i nostri gesti ma per giustificare i nostri errori: 'è vero che il Vangelo dice … ma io, ma noi …'
Quale sogno poter vedere il Vangelo vissuto, spiegato con i gesti e le opere, detto e predicato con la vita. Far parlare i fatti. Creare domande sul Vangelo. Interrogare le coscienze con i comportamenti e le scelte di vita!
Un sacerdote mi raccontava come in un momento di grande difficoltà ha sperimentato il dono della Parola di Dio, che non lo lasciava solo, lo circondava e lo abbracciava, lo sosteneva e lo custodiva da tutti i lati. Aveva sperimentato la verità dell'affermazione: Alle spalle e di fronte mi circondi e poni su di me la tua mano. (Sl 139, 5). Ma soprattutto l'altra: il Signore è un Dio geloso! (Gios 24,19)
Di fronte alla Parola di Dio, come Giovanni Battista, dovremmo dire: Egli deve crescere e io invece diminuire (Gv 3, 30). Muoiano le parole perché viva la Parola. Mi sembra quanto di più grande ci sia da dire sulla Parola.
Oltre tutte le nostre esperienze belle di crescita, liberazione, guarigione, sollievo, animazione interiore, compagnia, profezia, speranza … sulle quali ognuno di noi potrebbe scrivere un'enciclopedia, guardando al futuro, dovremmo augurarci che la Parola in noi possa dilatarsi, espandersi, diffondersi nelle nostre fibre e nelle nostre vene, invadere i nostri polmoni e abitare nel nostro cuore.
Quale sogno avere la coscienza di sentirsi diminuire sempre più, come un vecchio: diminuire nella volontà: non sia fatta la mia, ma la tua volontà (Lc 22, 42).
Nel pensiero: i miei pensieri non sono i vostri pensieri (Is 55, 8).
Nelle ambizioni: Quanto il cielo sovrasta la terra, tanto le mie vie sovrastano le vostre vie, i miei pensieri sovrastano i vostri pensieri.(Is 55, 9)
Nel giudicare: Non giudicate per non essere giudicati. ( Mt 7, 1)
Diminuire nell'orgoglio, nella superbia, nell'egoismo, in tutti i difetti.
Diminuire perché si ha il desiderio che la Parola di Dio riempia sempre più gli spazi della nostra esistenza.
Sarebbe ideale ancora diminuire nelle parole, per parlare di Dio, parlare il suo linguaggio, usare il Suo frasario e il Suo vocabolario dell'amore, far coincidere sempre più la nostra parola con la Sua per dire alla fine anche noi: per me il vivere è Cristo. (Fil. 1, 21)


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