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Vita del Santuario > Lettere del Rettore > dalla PACE
L'obbedienza
Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. (Mt 7,21)
Il presepe potrebbe sembrarci una foto ricordo, un'immagine statica, qualcosa di compiuto, una tensione allentata, un messaggio realizzato.
Soprattutto Giuseppe potrebbe apparirci una persona finta. Finto padre, finto uomo, finto marito, un manichino aggiunto a una storia e a un vissuto.
Seguendo il Vangelo di Matteo vediamo invece che ha una un dinamismo interiore senza pari.
È oggetto di tre sogni che lo pongono in movimento, sempre sull'attenti, in attesa del prossimo ordine, che lo fanno saltare nella notte, lo fanno scattare come una molla al comando: Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e fuggi in Egitto; Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e và nel paese di Israele.
Non ha sosta, la sua vita è imprevedibile, vive alla giornata, non può fare progetti ma si lascia guidare dall'onda della Parola che lo porta dove vuole e quando vuole.
Essa ha trovato questo strumento docile per realizzare il piano di Dio e come una cetra lo fa suonare a suo piacimento.
Non possiede tempi suoi perché vive i tempi di Dio,né spazi suoi perché naviga negli spazi infiniti della volontà di Dio e della Sua obbedienza.
È svuotato completamente di sé: non ha nulla: né terra né spazio, né patria, né corpo, né pensieri: và, vendi quello che possiedi, dallo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo; poi vieni e seguimi (Mt 19, 21). chi perderà la propria vita a causa mia e del Vangelo la salverà (Mc 8, 35).
È l'esempio sconvolgente della sequela del Signore:non solo a tempo pieno ma senza frontiere,senza sapere dove, senza scegliere le persone.
Dice un saggio: Non importa sapere dove Dio ci conduce. Ci basta sapere che è Dio che ci conduce.
È il salto dall'io a Dio, da me a Lui, dai miei progetti ai progetti di Dio, dalla mia volontà alla Sua: sia santificato il tuo nome; venga il tuo regno; sia fatta la tua volontà (Mt 6, 9 - 10). Non a noi, Signore, non a noi, ma al tuo nome dá gloria (Sl 115, 1)
Non ha avuto il tempo di pregare che sia fatta la Sua volontà perché l'aveva già fatta prima di pensarci, di porsi il problema, di soppesarne le conseguenze e i costi.
Dinanzi a Dio ha ragionato poco perché si è fidato della Parola. Sapeva che era Dio che gli parlava, il resto non aveva importanza.
Non si serviva di Dio come pezza di appoggio alle sue scelte ma come forza che piega la sua resistenza e lo rende duttile e malleabile ai Suoi voleri.
È l'uomo della Parola,fermentato dalla Parola, risvegliato dalla Parola, che scatta dinanzi alla Parola. Di fronte ad essa,ha perso ogni resistenza e paura.
Potente e forte della sua obbedienza che diventa scudo, corazza e rifugio sicuro contro il male, Dio lo pone a protezione e difesa della vita nascente, della debolezza.
La sua piccolezza di fronte a Dio diventa potenza contro gli uomini: quando sono debole, è allora che sono forte (2Cor 12, 10).
Il Signore chiede l'abbassarsi di Giuseppe per fare grandi cose, le Sue cose, per far emergere la Sua gloria.
Pensiamo al paralitico: Alzati, prendi il tuo lettuccio e cammina(Gv 5,8).
Alzati è la parola della liberazione. Ci richiama la liberazione dall'Egitto. Gesù è il nuovo Mosè, il liberatore.
Il primo a godere della sua missione è Giuseppe, liberato dalla Parola di Dio, per la Parola di Dio.
Maria e Giuseppe sono l'esempio vivente dell'opera di Gesù che libera nel profondo chi si unisce a Lui e si mette al servizio della Sua Parola.
Gesù non è una sistemazione ma l'irruenza dello Spirito che vince ogni stasi.
Non viene a mettere la firma sulla nostra vita ma a capovolgerla e sconvolgerla completamente.
Noi cerchiamo consensi, conferme, benedizioni e approvazioni, dovremmo chiedere sconvolgimenti, per collegarci sulla lunghezza d'onda della Parola di Dio.
Non sempre la Parola ci dà conferme ma spesso dice anche a noi, come ad Abramo: Vattene dal tuo paese, dalla tua patria e dalla casa di tuo padre, verso il paese che io ti indicherò (Gn 12, 1), dal tuo orto protetto, dal recinto sigillato, dalle protezioni sicure, dalle acquisizioni certe, dalle conquiste elaborate perché Dio è più grande del tuo cuore.