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Lo scompenso

Vita del Santuario > Lettere del Rettore > da Il Bimbo

Lo scompenso

Quel che ci manca di Dio

Un giovane brillante soffriva si scompenso affettivo e mi spiegarono che è il malessere di coloro che hanno un'affettività non paragonabile e all'altezza della loro intelligenza. È difficile per questi avere una capacità di affetti eccezionale come la loro mente.
Chi ha un dono non è detto che abbia anche tutti gli altri doni. Chi è forte di braccio non sempre lo è anche nella volontà. Chi ha una volontà ferrea non sempre ha un fisico forte. Chi ha un'elevata capacità sessuale non sempre ha anche un cuore capace di amare come esigerebbe il suo corpo.
In medicina ci sono diverse forme di scompenso. Forse il più noto è lo scompenso cardiaco, la Condizione patologica piuttosto diffusa nella quale il cuore non è in grado di pompare il sangue in modo efficace e di trasportare l'ossigeno in modo adeguato nelle altre parti del corpo come per esempio muscoli e polmoni.
Ma chi pensa allo scompenso religioso? Sì, quello dell'avere una fede rachitica, non cresciuta, immatura, insufficiente che non regge il confronto con le esigenze del cuore e della mente, della cultura, del sapere e soprattutto all'impatto con la vita. Una preghiera infantile e formale, mai decollata. Un rapporto con Dio fatto di paura, di timore, superstizione, interesse e comodo. È come avere una gamba più corta o anchilosata, come quei quadrupedi che camminano con tre zampe.
Difficilmente esprimiamo le nostre potenzialità, tutto l'uomo inteso nella sua totale interezza e diamo l'ossigeno necessario ai nostri polmoni. Ci manca la parte alta e nobile dell'uomo. Chi di noi ha sviluppato tutte le capacità e possibilità spirituali?
I santi avevano doni particolari, si elevavano da terra, avevano estasi, si collegavano ad altre realtà, erano presenti contemporaneamente in diversi luoghi, compivano azioni straordinarie per alleviare sofferenze.
Comprendiamo le grandissime potenzialità insite in ognuno di noi che non abbiamo ancora minimamente sviluppato.
Prendiamo atto che siamo ancora incompleti, non realizzati del tutto, non ancora giunti a maturità e a perfezione.


Ci stupiamo di Dio e dell'uomo: che cosa è l'uomo perché te ne ricordi e il figlio dell'uomo perché te ne curi? (Sl 8, 5)
Spalanchiamo il cuore alla fiducia e alla speranza. Quanto cammino ci resta da fare per esprimere le ricchezze che Dio ha riposto in noi!
Non possiamo peccare di narcisismo di fronte a ciò che abbiamo già provato e raggiunto e alla nostra modestissima vita spirituale.
Nè possiamo sentirci degli arrivati ma dei pellegrini in cammino, verso Dio, la preghiera e la spiritualità.
Mi trovo in difficoltà a parlare della mia preghiera forse perché mi sembra un guardare o un fermarsi al presente mentre sento la vita spirituale come una realtà dinamica, una proiezione, un guardare oltre, andare al di là delle mete già raggiunte.
Intendo preghiera e vita spirituale ciò che mi manca e ciò che cerco, ciò di cui ho fame, che desidererei raggiungere. Il mio scompenso di fronte alla chiamata alla preghiera che Dio mi ha dato, alla mia sensibilità spirituale, al vuoto che Dio ha posto nel mio cuore perché lo riempissi di Lui: di fronte al mio essere in un certo modo, con certe caratteristiche, come Dio mi ha fatto e creato; di fronte ai Suoi doni, ai Suoi pungoli, alle Sue spine nella carne; di fronte alle esigenze del mio status, del mio ministero, del mio servizio e della mia vocazione; di fronte ai miei doveri di credente, di uomo di Dio, di maestro di vita spirituale …
Profondamente scompensato perché Dio non basta mai, non si raggiunge mai, non è mai troppo, mai abbastanza perché lo cerchiamo come a tentoni; nella notte e nelle tenebre; perché Dio è altro, perché Dio è Dio.
Perché Dio è oltre il monte e io per raggiungerlo devo scalarlo, giorno per giorno, con la certezza e la gioia di essere sempre più vicino a Lui.
Potrei dire come scalo il monte ma ognuno ha le sue gambe e le sue resistenze che sono diverse l'una dall'altra. Ognuno arrampicandosi trova il suo sentiero che può essere più o meno impervio.
L'importante è tendere a Dio con tutto il cuore, con tutta la mente e con tutte le forze e avere la buona fede, la retta intenzione e la buona volontà di andare dritto verso di Lui senza deviare a destra e a manca, sapendo che il tempo è ormai vicino.
La coscienza del nostro scompenso spirituale ci spinge, ci incalza, non ci dà tregua, non ci deprime ma ci apre a dimensioni nuove e al futuro.
È la coscienza del limite, di trovarci di fronte al nostro quotidiano Mar Rosso ove Gesù ci prende in braccio e ci fa traghettare in Dio nei modi più impensati e imprevisti.


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