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Lo scalpello

Vita del Santuario > Lettere del Rettore

Lo scalpello

L'ha riempito dello spirito di Dio, perché egli abbia saggezza, intelligenza e scienza in ogni genere di lavoro, per concepire progetti e realizzarli … intagliare le pietre da incastonare, scolpire il legno e compiere ogni sorta di lavoro ingegnoso.(Es 35, 31 - 33)

Recitando i Salmi, a volte, li sentiamo come una risposta di Dio ai propri vissuti.
Ogni frase, ogni parola ha la sua efficacia e la sua risonanza, muove una corda della cetra del nostro cuore.
Riflettendo sul dono della Legge, mi piace pensare alla nostra realtà umana, come una tavola ove Dio scolpisce la Sua Parola, in un amore sconfinato per il mondo: una Parola viva, incisa su tavole vive.
Mosè ritornò e scese dalla montagna con in mano le due tavole della Testimonianza, tavole scritte sui due lati, da una parte e dall'altra. Le tavole erano opera di Dio,la scrittura era scrittura di Dio.(Es 32,15-16)
Pensavo all'opera dello scultore che perfeziona e raffina la sua opera.
Il materiale grezzo del nostro spirito sente su di sé l'opera dello scultore divino, si sente modellato dalle Sue mani. e ogni frase e ogni parola è vissuta come un dolce colpo di scalpello.
Non vive questo impatto come scontro o mutilazione ma come un perdere per guadagnare, un morire per vivere.
La Parola non viene in noi invano, non è un'azione o un'attività neutra, essendo viva, perfeziona, produce vita, non resta inoperosa come il talento sotterrato per paura (Cfr Mt 25, 11 - 30). È come la pioggia che non ritornerà a me senza effetto, senza aver operato ciò che desidero e senza aver compiuto ciò per cui l'ho mandata.(Is 55, 11)
Ci fa sentire sempre più liberi dalle scorie della vita che acquista forma compiuta e bellezza.
Di fronte al marmo della Pietà o del Mosè di Michelangelo, viene spontaneo percepire i colpi di scalpello, il rumore e le resistenze della materia, osservare e contemplare dall'angolazione della fatica e del dolore.
Se ci collochiamo invece nella prospettiva dell'amore, sperimentiamo la gioia di generare, costruire e realizzare la bellezza.
Lo sguardo d'amore sulla materia la anima, e fa emergere in essa ciò che era nascosto e invisibile.
Comunica bellezza e fa buone e belle tutte le cose.
È uno sguardo costruttivo, rivolto al futuro che accarezza la materia, non la ferisce, non la offende ma la promuove.
Così è anche lo sguardo creatore di Dio che alita il Suo spirito sulla materia informe.
Gesù guarda il giovane ricco e lo ama: vede in lui il capolavoro possibile e realizzabile, le sue possibilità e risorse interiori.
Dio vede in noi la bellezza nascosta, sotterrata, la bellezza interiore da liberare, come lo scultore vede l'opera finita in un materiale informe e insignificante.
Tante persone sono indicatori di risorse inesplorate, rivelano di possedere tanta bella ricchezza. Sono piene, ricche, traboccanti di vita. Possiedono più del necessario, hanno bisogno di essere aiutati ad alleggerirsi, a scrollarsi di dosso roba non necssaria, sovrabbondanza di materia, per trasformare tutto in arte e in eleganza.
Il pensiero, l'occhio, la mano traducono la passione d'amore che si ha nel cuore.
Ogni colpo di scalpello diventa dolce e delicato, è vissuto come carezza che non deturpa ma dona l'ebbrezza di avvicinarsi alla forma, come la donna che soffre con la gioia di dare alla luce una creatura.
Dona bellezza e forma, è un passo verso la meta. Fa ritrovare il senso dell'esistenza, avvicina il futuro.
Così è anche per l'opera della Parola di Dio nel nostro cuore di pietra.
Siamo un'opera mai compiuta che si perfeziona, in un continuo contatto, confronto, incontro, assimilazione della Parola che guarisce, perfeziona e crea in noi il capolavoro di Dio.
A volte la Parola è una carezza, è un balsamo con cui Dio ci medica, ci distende, scioglie i nostri nodi, guarisce e solleva.
Altre volte è un abbraccio con cui Dio ci avvolge, ci copre e ci contiene.
Altre volte è un bacio con cui Dio ci comunica la Sua tenerezza.
Altre volte è luce: ridona un futuro, una via d'uscita, una speranza.
Altre volte è uno sguardo che arriva a noi come un'ala che solleva da terra ci raccoglie dalle sabbie mobili della vita ove eravamo precipitati e ci fa volare.
Non ci si può limitare a un rapporto occasionale con la Parola poiché solo la goccia continua scava la pietra.
La Parola ci fa prendere coscienza di essere sempre bisognosi di perfezione che è infinita e inesauribile, come Dio.
Naturalmente, di fronte al miracolo e al prodigio della bellezza, cos'è il dolore che ci è richiesto per esprimere in noi il capolavoro?


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