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L'inadeguatezza

Vita del Santuario > Lettere del Rettore > da Il Bimbo

L'inadeguatezza
Non compio il bene che voglio, ma il male che non voglio.(Rm 7,19)


Nella contemplazione scopriamo l'immensità del dono di Dio che è in noi, che siamo per noi stessi e per il mondo, i doni che abbiamo ricevuto … e il nostro cuore si allarga all'infinito.
Anziché guardare ai nostri limiti, ai guasti del prodigio che noi siamo, dovremmo pensare al dono di Dio che è in noi, al dono che siamo, che abbiamo ricevuto, che siamo chiamati ad essere.
È un pensiero che ci promuove, ci esalta, evidenzia le nostre qualità e gli aspetti positivi.
Il dono ci educa allo stupore, alla meraviglia su Dio e la Sua opera in noi; ci apre alla contemplazione della grandezza, come bambini, di fronte a un mondo di grandi; ci provoca alla gratitudine.
San Paolo da par suo ci sprona: Non trascurare il dono spirituale che è in te (1Tm 4, 14); ti ricordo di ravvivare il dono di Dio che è in te (2Tm 1, 6).
Chi può dire di conoscere e apprezzare il dono di Dio in noi almeno quanto conosciamo e disprezziamo il peccato che è in noi?
Ci accaniamo contro noi stessi, dimenticando che siamo opera delle mani di Dio, frutto della Sua Redenzione, riabilitati dalla Sua Misericordia.
Pecchiamo di miopia spirituale, limitandoci a un orizzonte ristretto su noi stessi.
Mancando di fede, ci rapportiamo con noi stessi come se non fossimo stati creati da Dio, dimenticandoci che in Adamo Dio ha alitato in noi il Suo spirito, spargendo in noi germi della Sua vitalità e divinità.
Senza narcisismo e senza insuperbirci, dovremmo chiederci qual è il dono di Dio in noi, quale dono siamo chiamati ad esprimere, quali ricchezze Dio ha investito e depositato in noi.
Come osservare un'opera compiuta, non a partire dai guasti del tempo, dall'incuria degli uomini, dagli errori di realizzazione e dalle difformità con l'idea iniziale ma collegandoci con l'idea ispiratrice e il progetto iniziale.
Dovremmo ampliare, dare ossigeno, dare spazio al dono di Dio in noi, perché possa mettere ampie radici e svilupparsi al massimo.
Il pensiero del dono dà respiro e allarga i nostri polmoni.
Vivere a partire dal dono offre una prospettiva diversa, ampia e più grande del nostro cuore, più grande della nostra mente e dei nostri spazi vitali.
È un altro modo di vivere e di essere che ci fa incontrare il dono di Gesù al mondo, la gratuità assoluta, lo spendersi fino all'ultima goccia, per dare sangue a una umanità dissanguata. È vivere al superlativo.
Naturalmente di fronte al dono ci scopriamo inadeguati.
Proviamo il limite della nostra risposta, l'incapacità di darci totalmente, senza riserve.
Ci sentiamo peccatori perché troppo grande è il dono di Dio.
Ci sentiamo perdenti nel confronto con l'immensità del dono.
È anche un bell'esercizio di umiltà, sentirsi amministratori dei doni di Dio, incapaci di gestirli e moltiplicarli, trafficarli e utilizzarli al meglio,pungolati dal dovere immenso di comprenderli, prenderne coscienza, assimilarli e metabolizzarli in noi.
Abbiamo il compito di elevarci da terra, dalla natura e dalla superficie, di trasformarci in soprannaturali, per afferrare i doni di Dio.
Quanto mai opportuna perciò la riflessione di S. Ignazio di Antiochia: sono è vero, incatenato per Lui, ma il mio timore si è fatto più grande perché mi vedo ancora imperfetto. La vostra preghiera mi renderà perfetto dinanzi a Dio.


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