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Liberare il silenzio

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Liberare il silenzio

La gioia della libertà interiore

Guardando la Vergine dietro la grata, mi sono chiesto chi di noi due era in gabbia, Lei o io e ho concluso che siamo noi in gabbia, segregati da tante forme di impedimenti che non permettono di esprimerci del tutto.
I condizionamenti della mente, bloccata da limiti, steccati, pigrizie mentali, blocchi e chiusure; le pesantezze, i malesseri e le fatiche mentali, ci fanno sentire il peso di avere una testa.
Il pittore polacco Jerzy Duda-Graz, comunista convinto, senza fede e nemico della Chiesa, dipingeva Vie Crucis, fredde e formali, senza nessun tocco di vissuto personale. Quando si convertì, dipinse la Via Crucis del suo popolo, tutta sua, unica, originale, profetica e provocatoria. Aveva liberato la mente, era diventato un libero pensatore, capace di vedere la realtà con i suoi occhi, anzi con gli occhi della fede.
Le nostre incapacità più gravi sono sicuramente quelle del cuore. Ci manca quel di più. Quel tocco d'ala, quell'anticipo, quel supplemento di amore. Qualcosa di non scontato, non ordinario, non comune. La misura abbondante, l'amore netto, senza tara, senza impurità, lo slancio dell'amore.
Due coniugi che non si parlavano da un mese, si mettono in macchina e girano per ore, senza meta, come disperati, finché si ritrovano nella piazza antistante il Santuario della Madonna della Vena, a loro sconosciuto. Entrano e di fronte alla Madre della Tenerezza si sviluppa in loro una vampata che fa emergere un amore nuovo che cresce per diversi anni, fino alla morte di uno dei due. Avevano liberato l'amore, avevano sciolto la pietra del cuore.
Pensiamo alle sofferenze fisiche, le disfunzioni, le impotenze, le difficoltà del corpo. Coloro che non hanno un corpo perché non possono disporne, che vivono la fisicità con fatica; sono condizionati dal corpo nell'amare Dio e gli altri; vivono una fisicità esasperata ed esasperante; si trovano ingabbiati in un corpo che appesantisce e materializza tutto; non riescono a raggiungere la gioia del corpo, di vivere la corporeità come strada verso la spiritualità.
Dopo tre ore di cammino, in autobus, si sentono le proteste dei viaggiatori per le esigenze fisiche che mi fanno riflettere sulla liberazione del corpo.
La nostra vita spirituale è ingabbiata nella misura del minimo indispensabile, tarpata e soffocata. Abbiamo paura di liberarla, darle spazio, seguirne le esigenze. Abbiamo ingabbiato Dio dentro di noi, nel nostro cuore.
Bisogna liberare Dio, la preghiera e il silenzio che è il nostro più grande prigioniero e il respiro dello spirito; liberare il cuore, la lentezza, la pacatezza, la riflessione, una dimensione contemplativa della vita.
Dare spazio, vita e voce al silenzio che può diventare in noi un peso insopportabile perché è compresso, soffocato e soffocante. Familiarizzare, abituarci al silenzio, amarlo e desiderarlo. È difficile liberare il silenzio perché i pensieri hanno il sopravvento; smaltirli o renderli innoqui richiede tempo e pazienza. Inizialmente viene il capogiro perché è una realtà sconosciuta e non praticata ma può diventare dolce, abitabile e vivibile. Ci si sta dentro sempre meglio. Dobbiamo lasciarci avvolgere e contenere dal silenzio, navigare nel silenzio che non è fuga dal mondo ma immersione profonda in Dio e nel mondo e amore a Dio e al mondo.
Il silenzio vive in noi una vita grama, stentata, attende di essere liberato! Abbiamo decenni di arretrati di silenzio da smaltire. Il silenzio ci protegge e ci custodisce dai rischi della parola e dalle parole. È il contenuto, il contenitore e lo spessore della vita. Morde e rimorde dentro, ricalcitra e crea inquietudine.
Liberare il cuore dal sasso del sepolcro che comprime i polmoni, dal flusso dei pensieri che soffoca, dal peso del passato che mette in disagio. Liberarci dal passato per dare voce al silenzio nel presente. Liberarci dal peccato per non temere nulla di noi e del nostro passato. Solo nel silenzio incontriamo noi stessi e la libertà dell'essere.
Liberare lo spirito, l'anima, la spiritualità, la sensibilità; i polmoni per dare respiro alle profondità dell'essere.
All'estero, appena entrati in una chiesa è iniziata l'Adorazione Eucaristica, la nostra gioia però è stata smorzata dalla recita contemporanea del Rosario, in una lingua a noi sconosciuta e ho vissuto sulla mia pelle il bisogno di liberare il silenzio, soprattutto nella preghiera, liberarlo dal fiume di parole che lo soffocano e lo fanno tacere. Sciogliere il silenzio dalle catene della confusione, dell'inquinamento acustico, del caos, dalla tirannia delle parole.
Gesù durante il giorno liberava la Parola perché la Parola di Dio non è incatenata ma spesso, la notte e dopo le grandi azioni, si ritirava in luoghi deserti, da solo e liberava il silenzio.
In un parco c'era una coppia di sposi per le foto di rito. Lei ripeteva ad alta voce le nostre parole, con una voce di uomo, come un ghigno. Qualcuno ha detto che doveva essere ubriaca. Io ho commentato: manca la poesia.
Bisogna liberare la poesia, lo stile della bellezza e del gusto della vita. Liberare anche la musica, la melodia dello spirito. Liberare Dio dalla coltre di polvere del passato. Liberare il pozzo sommerso dai detriti della vita. Liberare il tesoro nascosto e la perla preziosa. Liberare l'amicizia, l'affettività, il cuore dalle remore affettive per lasciarlo esprimere con semplicità e innocenza ed esprimere le delicatezze e le sfumature dello spirito. Liberare le mani perché esprimano le emozioni del cuore e parlino nel silenzio.
Quanti doni in noi non sono ancora emersi in superficie e attendono di essere liberati!
(Don Carmelo La Rosa)


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