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Vita del Santuario
Quanto è meravigliosa la Tua madre, Gesù! La trovo sempre più bella! Quanti occhi si sono posati su di Lei!
Ogni volta che venivo qui, mi accoglieva il buon Padre Vincenzo Vecchio che aveva tanta predilezione per me, saltava di gioia, ripetendo dalla finestra, sulle scale, fino all'ingresso: il missionario, il missionario! Anche quando missionario non lo ero più. Tutto qui parla di lui e ricorda il suo amore a questo tempio al quale ha legato indissolubilmente la sua vita per quasi cinquant'anni.
Oggi io sono al suo posto, mi sento onorato e prediletto, per avere l'onore di servire la Madonna e la Sua Casa. Sono convinto che per un santuario ci vorrebbe un santo, mi sento perciò piccolo per un compito così bello, esaltante e sublime. Più volte mi sono chiesto: cosa ha visto la Madonna per scegliermi e prediligermi di servirla in maniera così diretta ed esplicita?
Voglio ringraziare il buon Dio per tanta grazia. Vorrei rubare le parole alla Madonna per dire con Lei: "Grandi cose ha fatto in me l'Onnipotente…ha esaltato gli umili".
Vorrei dire un grazie filiale al Vescovo per tanta bontà e saggezza, per il Suo amore a questo santuario, perla preziosa del Vescovo, della diocesi e speriamo dell'Jonio; per la sua squisita attenzione alla mia persona e alle mie esigenze spirituali; per aver scelto me, per far combaciare i doni di Maria e della Sua Casa con i miei doni personali. Non dimentico le parole che mi ha detto - le porterò nel cuore e cercherò di farne tesoro - quando mi ha affidato questa missione. La Sua presenza qui è la prova di questa Sua doppia predilezione.
In missione, mi commuoveva sentire le suore di Madre Teresa che, erano solite andare a pregare sui ruderi di qualche monastero distrutto dai Turchi perché avevano la sensazione di cogliere, da quelle pietre, di sentire e di unirsi al canto dei monaci. Volevano poggiare, unire, la loro preghiera alla preghiera millenaria dei monaci.
Anch'io seguivo la mia gente, il 15 agosto, in un pellegrinaggio a piedi, sulle colline, in un villaggio ormai tutto musulmano, ove c'erano le pietre di uno dei monasteri distrutti dai turchi, il monastero e i ruderi della chiesa di Shen Mari, Santa Maria. Lì convergevano migliaia di persone da tutte le parti, la gran parte musulmani perché dicevano: quello era un luogo santo.
Vorrei poggiare l'orecchio su queste pietre per sentire ancora l'eco della preghiera - che non si estingue mai - di migliaia di monaci che hanno vissuto su questa collina per diversi secoli. Vorrei indicare ai fedeli e ai pellegrini il valore, la necessità, l'urgenza e la bellezza del silenzio e della preghiera, riscoprire questo luogo essenzialmente come luogo di silenzio e di preghiera, in continuità con la presenza e la testimonianza dei monaci.
Senza questo riferimento, questo luogo può ridursi a un banale luogo di culto, generico, ove si pensa di fare cose per Dio, senza preoccuparsi di Lui e di essere Suoi.
Penso che il mio primo compito, il primo punto del programma sia quello di custodire, aver cura, suscitare, moltiplicare il silenzio, come nella Casa di Nazareth, santuario del silenzio e dell'ascolto della parola di Dio. Il silenzio è come l'essenza della vita di Maria, la base, il terreno, le fondamenta di ogni vita spirituale, della preghiera e della santità di un luogo di culto e di un sito religioso.
Vorrei poi collegarmi con i santi che hanno vissuto qui la loro vicinanza, il loro amore e il loro servizio al Signore, nel silenzio e nel nascondimento. Nessuno si è accorto o si ricorda di loro ma sono qui, con noi, dobbiamo sentirli vicini, sentire il loro abbraccio, la loro vicinanza spirituale e la loro immensa gioia, nel nostro voler continuare la loro opera, unirci a loro, vivere la loro ammirazione e la loro sequela.
Un immenso patrimonio di ricchezza spirituale: quanti santi, terra di santi, quanti amici, quanta compagnia, quanta ricchezza! Di loro ricordiamo innanzitutto San Gregorio Magno che ha inviato i monaci e sua madre, Santa Silvia,che ha donato il terreno. Affido i miei sogni inoltre a San Benedetto e San Basilio, padri del monachesimo. Senza di loro noi non saremmo certo qui. Non faremo nulla di nuovo ma ci mettiamo sulla scia e alla sequela di tanta santità.
È un sogno inopportuno, desiderare che chi entra in questa chiesa, possa essere accolto da una realtà di persone che pregano insieme e possibilmente vivono insieme? Il monachesimo va ripensato e rivisto nei tempi di oggi che vedono un nuovo rilancio della vita comune, possibilmente senza impegni di tempo e a tutte le età. È un sogno che affidiamo al Signore. Come diceva Elder Camara, quando siamo più persone a sognare, quel sogno è già realtà.
Luogo di silenzio, di preghiera, di santità e di vita comune, tutto questo perché Casa di Maria. Mi piace chiamarlo cosi, oggi, questo santuario. Vorrei pensarlo come la casa della Madonna, ove Gesù portava gli apostoli, i discepoli e gli amici, per presentare loro quanto aveva di più prezioso: Sua Madre, Maria. Chissà quante persone ha portato a casa, per far loro conoscere Sua Madre; l'accoglienza e la festa di Maria a ogni persona che varcava la soglia della Sua Casa: "Maestro dove abiti? Venite e vedete e si fermavano a casa Sua", ci dice il Vangelo. Dopo la morte di Gesù mi piace pensare alla Casa di Maria come punto di riferimento della Chiesa e dei singoli credenti.
Voglio sentirmi onorato di essere accolto nella casa di Maria, come Gesù e vorrei che si aprissero queste porte e si allargassero queste mura per accogliere il mondo intero che va alla ricerca di pace, di silenzio, di preghiera, di un palmo di netto. Una persona amica, entrando in una chiesa, mi colpì dicendomi, in dialetto: "non c'è un palmo di netto neanche in paradiso"!
Siamo qui per dire che c'è un palmo di netto, un angolo di silenzio, ove Maria ci offre quanto ha di più prezioso: Gesù, l'unica salvezza e l'unico Salvatore.
Qualcuno parla dei santuari come di cliniche spirituali, luoghi ove si va per curarsi, ove si porta il peso della propria disperazione, luogo di confessioni e di
dialoghi. Mi auguro che tutti possano trovare la possibilità dell'accoglienza, dell'ascolto e della confessione, che ci siano altri preti anche anziani o malati che vengano qui per fare vita comune, per riposare e aiutare per le confessioni.
La casa di Maria è casa di accoglienza, non soltanto dei malati nello Spirito ma anche nel corpo.
Sarebbe anche questo un sogno inopportuno, pensare di legare il santuario alla carità, a una accoglienza di persone nel bisogno? Quando ero alla Caritas pensavo a Vena come luogo ideale per una casa di carità. Sono qui, oggi, perché possa giungere a concretezza quel sogno? I tempi sono forse maturi? Ho difficoltà a credere nelle manifestazioni religiose e nelle devozioni che non si esprimono nella carità.
La casa di Maria è luogo di amicizia vera e sincera: beati Voi, abitanti di Vena che fra le vostre case avete la casa di Maria! Che sia cemento di unità: tante case in una sola casa. Mi dimostrerete di volermi bene con la Vostra unità.
I devoti formate la grande famiglia di Maria, nella quale devono albergare rapporti degni di una tale madre, rapporti di religiosa amicizia. Grazie per quanto avete fatto e farete per la Vostra Casa.
E Voi, parrocchiani di S. Martino e amici di Randazzo, per tre volte siamo venuti in massa in questo luogo. Vorrei chiederVi l'onore di considerarVi amici del Santuario, di questa Casa. Grazie ancora. Ci tengo che siate voi ad offrirmi alla Madonna, a mettermi nelle sue mani, a donarmi a questa gente e a questa Casa e allora vedrete che ne vale proprio il sacrificio, quando lo si fa per Gesù.
A tutti Voi familiari, sempre uniti, anche se non possiamo non notare, l'assenza, il grande vuoto di papà, a voi parenti e amici si apre oggi una nuova porta, una nuova luce, un nuovo luogo di amicizia, e un nuovo campo di impegno.
Fra gli amici mi permetterete di accoglierne uno in maniera singolare: Don Gjergj Giergij, sacerdote del Kosovo, accompagnatore di Madre Teresa, compagno di Missione in Albania, che col dono della sua presenza ci aiuta a sentirci chiesa universale.
Approfitto per lanciare la prima iniziativa: un pellegrinaggio a Luordes, l'11 febbraio prossimo, nella ricorrenza del 150 anniversario di quelle apparizioni.
Mi stupisco sempre di più, ogni volta che metto piede in questo santuario. Mi chiedo e Vi invito a chiederVi: Signore cosa vuoi? Cosa mi chiedi? Perché questo momento? Perché io? Perché qui? Perché? La domanda è per tutti, perché qui dobbiamo essere in molti, tanti a rispondere, a muoverci, a reagire. Ognuno di noi è una risorsa, ha capacità e doni da offrire. Possa partire da qui una reazione, una risposta di speranza al male e al disorientamento del mondo.
L'anima mia magnifica il Signore
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