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Le scarpe del Giubileo

Vita del Santuario > Lettere del Rettore > Da la cetra al le scarpe del Giubileo

Le scarpe del Giubileo
(Mamurras- Albania, 17 maggio 1999)


Ci sono giunte migliaia di paia di scarpe, raccolte da amici, da giovani vicini, per rispondere a una vera esigenza di un popolo pellegrino, esule, scacciato dalla propria terra.
Mi sembra un modo nobile di rispondere a un tiranno che mette un popolo in fuga, donne, bambini e vecchi.
Una donna era dovuta scappare con i bambini mentre il marito si trovava fuori casa e per mettere in condizione il capofamiglia di raggiungerli, ogni tanto lasciava dietro di sé una foto dei membri della famiglia. Allorché finirono le foto, cominciò a tagliare i lunghi riccioli biondi del bambino. Quando ormai aveva rasato completamente il bambino e non sapeva come fare a lasciare altre tracce della famiglia, il marito li raggiunse poiché aveva riconosciuto le foto e i capelli del figlio.
Tra i profughi c'è una vecchietta di 104 anni, ormai rimpicciolita nel corpo e resa come una bambina. Per tutto il viaggio l'hanno portato in braccio, facendo a turno un po' alla volta.
Un volontario che ci aiuta in maniera ammirevole e dignitosissima ha i piedi rovinati per il cammino. Ha quattro figli. Erano in 17 a fuggire, con loro anche una donna di 80 anni che li costringeva a un ritmo più lento. Hanno camminato per due giorni prima di raggiungere il confine.
Vorrei entrare nel mistero del cammino, interrogare i piedi di questa gente, sentire da loro la fatica dell'andare, l'aspro contatto con la terra, una fatica più grande delle forze e delle resistenze, il cammino dei bimbi e dei vecchi.
Piedi stanchi avete portato il peso della fame, della persecuzione, dell'ansia e dell'angoscia, di cori feriti e massacrati, stremati dalla fatica e dall'indigenza, da mesi di fuga, di vita raminga e randagia.
Corpi senza ali ma solo con i piedi, corpi umani che scappano dagli uomini, corpi senza valore, bersaglio di odio e di violenza fraticida, che peso avere un corpo! Che colpa avere un corpo! Che colpa essere uomini! Uomini che scappano dagli uomini, corpi che debbono rendersi irraggiungibili, corpi che debbono scomparire, annichilirsi, annullarsi. Corpi di gente abbattuta sulle strade, strappati alle madri e alle persone care, corpi come carne da macello. Corpi senza luce e senza futuro, corpi di creature spente e disperate che fuggono per inerzia, senza motivazione e perché, come animali spaventati, spinti solo dalla paura e dall'orrore, corpi che fuggono per istinto, solo per non vedere morte, sangue e terrore. Corpi trasformati da strumenti di amore a oggetti di violenza bestiale quale luogo umano di guerra e di distruzione. Come poter pensare a una guerra combattuta sugli uomini con un freddo e determinato accanimento sui corpi?
Quanto peso per due poveri piedi stanchi! Piedi del Duemila parlateci di questo fine millennio. Siete il segno del rovescio della modernità e del progresso. Siete i piedi di un pellegrinaggio sacrilego di un fine millennio dell'orrore e della vergogna.
La Bibbia ci canta l'elogio dei piedi: Quanto sono belli i piedi di coloro che portano un lieto annunzio. Ci aiuta a scoprire e leggere il messaggio del piede umano, a cogliere la poesia, a metterci in contemplazione del ruolo e del servizio dei piedi: quanto sono belli i piedi. miracolo del sognatore, dell'esteta e del contemplativo!
Ma voi piedi dei profughi del Kosovo siete piedi dell'età della pietra, piedi legati alla terra poiché il vostro sangue e il vostro sudore l'ha concimata.
Piede dolorante del Cristo sulla via del Calvario, anche tu sicuramente eri scalzo e hai pagato alla terra il tuo terribile contributo di disprezzo. Piede di Cristo portatore del sovrappeso di tutte le meschinità umane incarnate nel legno della Croce, ti riconosco nel piede disumano di questi fratelli.
Terra parlaci dei piedi della povera gente, facci leggere il messaggio scolpito sulla tua faccia. Quanto dolore hai conosciuto, quanta gente hai accolto stremata e morente! Tu sicuramente hai vissuto il dolore e la sofferenza e ti sei ammorbidita alò contatto dei tuoi figli impazziti dal dolore. Cosa hai fatto, per alleviare il dolore? Cosa ne hai fatto delle lacrime e del sangue' tu sai tante cose - testimone muta di dolore non espresso - tu hai visto, hai sentito, hai toccato, ti sei fatta uno, ti sei coniugata con il dolore. Chi ha avuto un contatto più intimo col dolore umano?
Scarpe! Voi siete il distacco e il superamento del dolore, voi ridonate la dignità rubata, aiutate a far riscoprire al profugo di essere più di un corpo e non solo corpo. Elevate l'uomo dalla terra, gli ridate una dimensione spirituale. Scarpe donate, sacrificio umano, voi rendete più morbida e leggera la vita, date umanità ai corpi. Siiete le primizie dell'Anno Giubilare, porte che si spalancano alla vita e all'amore, dono di misericordia e di pietà, riconciliazione fra gli uomini e le nazioni. Come sono belle le scarpe dei poveri! Come sono belle le scarpe donate che coprono e nascondono passati di morte e storie di fango!
Beati coloro che hanno colto il grido di dolore di piedi distrutti e hanno voluto inginocchiarsi idealmente per baciare i piedi senza forma e senza aspetto, ammassi di dolore, per rivestire l'uomo dell'Amore di Dio.
(Dal mio libro SUI FIUMI DI BABILONIA, 6.000 profughi del Kosovo alla porta, Edizioni La Meridiana, Molfetta(Ba)1999


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