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Le braccia

Vita del Santuario > Lettere del Rettore > Da la cetra al le scarpe del Giubileo

Le braccia
Il Signore mi ha raccolto(Sl 27, 10)

A volte ci capita di fare delle brutte cadute e in maniera prodigiosa e inspiegabile non ci facciamo alcun male.
Ci sembra quasi che una forza ci abbia sostenuto, delle braccia forti ci abbiano afferrato.
Sono emozioni, vissuti che esprimono in maniera plastica la nostra vita e soprattutto la vita di fede.
Possiamo dire ad alta voce: Al mio nascere tu mi hai raccolto, dal grembo di mia madre sei tu il mio Dio.(Sl 22, 11)
Il Signore ha raccolto i nostri cocci e pazientemente li ha riuniti.
Ci ha risollevato dalle nostre cadute di tono e di coraggio, dalle ricorrenti cadute dai destrieri imbizzarriti dalle nostre passioni.
Abbiamo sperimentato la forza delle Sue braccia che ci hanno accolto impedendoci di frantumarci a terra, quando ci siamo avventurati come funamboli nel gioco spericolato della nostra vita.
Il Signore è la nostra sicurezza: sotto di noi ci sono sempre le Sue braccia che sono il nostro 'destino' eterno, la nostra meta e ad un tempo il mezzo per raggiungere il nostro fine.
Rivedendo la vita passata ritroviamo le parole della famosa parabola brasiliana: nei momenti bui della tua vita io ti portavo in braccio.
La nostra vita spirituale è fatta, costruita, scaturita dalle braccia di Gesù, dal lasciarsi tenere dalle Sue braccia, dal ritornare sempre nelle sue braccia.
Tra le Sue braccia abbiamo scritto la pagine più belle della nostra storia di fede.
Ci siamo cresciuti dentro, come in un nido, riparati dal loro calore.
Le Sue braccia ci hanno forgiato e ci hanno dato una forma: Nella tua bontà, o Signore, mi hai posto su un monte sicuro (Sl 30, 8). La tua destra mi ha sostenuto, la tua bontà mi ha fatto crescere.(Sl 18, 36)
Nella preghiera ci siamo sentiti vezzeggiati, dondolati dolcemente dalle Sue braccia che sono per noi il contenitore, la sicurezza della vita, l'humus della fecondità spirituale, il buon terreno ove possiamo dare molto frutto, il terreno migliore. Sono il lago di Genezaret ove torniamo a pescare, dopo che non abbiamo preso nulla tutta la notte e le reti che quasi si spezzano per la gran quantità di pesci, lo scrigno che custodisce il tesoro di Dio che siamo noi ma anche il sepolcro vuoto perché lì abbiamo ritrovato vigore e siamo rinati alla vita nuova.
Rappresentano l'ovile della pecorella smarrita che ritrova in esse il sentiero per nuovi pascoli ubertosi.
E' La forza di quelle braccia che ci stringe sul petto quando siamo deboli come gli agnellini appena nati.
Quale avventura affascinante la ricerca e il godimento delle braccia di Gesù.
Il mio sogno è andarmi a nascondere in esse e prendervi sonno, senza accorgermi, per godere una sosta prolungata nella quiete della Sue braccia.
Smarrirmi lassù e non riuscire a trovare la strada del ritorno.


Sulle braccia avevo già scritto parecchio, soprattutto nei libri: La Locanda, Maestra di tenerezza e Un volto da contemplare. Il tema è molto affascinante e si allarga a cerchi concentrici. Ho cercato di non ripetermi. Mi piacerebbe leggere quanto hanno scritto altri su questo tema. Eventualmente fatemi sapere.

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