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L'Audacia

Vita del Santuario > Lettere del Rettore

L'audacia
Chi è il mio prossimo?

I mezzi di comunicazione ci hanno presentato la mostruosità dei fatti di Rosarno sui quali non c'è nulla da aggiungere ma solo da affidare i responsabili al giudizio di Dio e della storia.
Non ci hanno parlato però della popolazione che si è organizzata per offrire un piatto caldo, panini, cibo, vestiti … Giustizia voleva che anche questo venisse a galla. Persone e fatti che ci fanno onore e scrivono la storia vera che non si studia nei libri di testo.
Insieme alle latitanze legali, morali e religiose ci sono sempre stati anche gli eroi della carità, capaci di saltare gli steccati, per buttarsi ove ferve la mischia e vedere un fratello in ogni essere umano.
Mi son chiesto: se ci fosse stato Don Tonino Bello, cosa non sarebbe stato capace di fare? Somatizzò a tal punto lo sbarco degli albanesi del 1991 che morì con un tumore. E se ci fosse stata Maria, il suo grido: 'Non hanno vino' ci avrebbe perforato i timpani! Perché i nostri sono tempi di cronaca e non più di profezia? Per fortuna ci sono le umili donne del volontariato!!!
Una signora, parlandomi della sua grande famiglia, con quattro parenti accolti, molto malandati in salute, si è commossa, esaltando la figura e la dimensione di vita della cognata, morta novantenne, dopo essere vissuta quaranta anni in casa sua.
Non ha messo in risalto il grosso peso di cui si era liberata, né le fatiche, la stanchezza, lo stess della malattia e della morte ma il dolore della perdita, ciò che aveva goduto e perduto.
Mi ha offerto una grande lezione, una ventata di aria pura, che dallo sconfinato balcone della sua umanità mi si rivelava immensa, quasi come Dio.
Mi son detto: ci sono ancora i giganti della carità, i santi. Non quelli della nicchia, ornati di merletti ma alla Marta del Vangelo, col vestito unto e in disordine e le mani maleodoranti delle piaghe del mondo.
È grande l'uomo se è capace di fare cose che contraddicono l'egoismo e la pigrizia, di scommettere la vita per gli altri e di piangere i morti.
Cosa è l'uomo … quanto è grande … quanto è bello essere uomini!
Conosciamo quotidianamente brutture e cattiverie. L'uomo è anche questo ma non solo.
Può elevarsi sulle vette della carità e dell'eroismo, fino a Dio.
Ha dentro le energie necessarie per superare se stesso; la tensione interiore che lo lancia all'infinito; l' apertura di cuore per abbracciare il mondo.
Spiritualità è vibrazione, tensione, proiezione, movimento dello Spirito che anima l'arco dell' esistenza e lo fa capace di raggiungere realtà e mondi diversi da noi poiché il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai di dove viene e dove va: così è di chiunque è nato dallo Spirito(Gv 3, 8)
Restiamo stupiti di fronte alle cose che si possono fare mettendo l'arco nella massima tensione, nella lunghezza d'onda dello Spirito. L'uomo che si avvicina totalmente a Dio fino a fare le Sue cose e si spiritualizza talmente da perdere ogni sentire e vedere terreno e inerpicarsi sui sentieri dell'altruismo e del dono.
La vita spirituale ha la sua espressione più alta nella carità che trascende il razionale ed è considerata umanamente assurda.
Non finisce con la preghiera ma scatta dalla preghiera.
È volare dall'arco del comprensibile verso il soprannaturale; rompere ogni resistenza per lanciarsi come freccia verso l'infinito e l'ignoto.
Non è ricerca di sicurezza ma capacità di uscire fuori dalle sicurezze acquisite, per buttarsi allo sbaraglio e osare sui sentieri rischiosi, come Maria che nell'Incarnazione esce fuori dall'arco della quotidianità, del già visto e dello scontato, per abbracciare la novità e l'originalità, l'assurdo e l' umanamente incomprensibile.
L'ascolto della Parola la fa vibrare talmente, da scattare e trovarsi proiettata nelle braccia della cugina Elisabetta. Dall'alto della preghiera al basso del bisogno altrui.
Osare la carità, la purezza di vita, la generosità, la fecondità.
Provare le strade, le cose, i valori e i sapori di Dio.
Uscire dai recinti protetti per assaporare la libertà di amare.
Abbracciare l'ignoto di Dio; rompere gli ormeggi e lasciarsi portare dalla corrente del Suo amore; scommettere e rischiare quanto si ha e quanto si è; farsi poveri per fare ricchi gli altri; tuffarsi nelle acque della vita; superare confini e barriere.
Abbandonare il nido, sciogliere le ali, per volare negli spazi immensi della vita; andare contro corrente, ove non sono ancora andati gli altri, uscire dalla strada tracciata, per fare le scoperte più originali.
È meglio sbagliare osando che ammuffire nell'inedia e nell'ignavia.
Vive la vita chi sa andare oltre la vita e fare cose diverse da quelle che fanno tutti. Apre strade nuove agli altri e non si limita a percorrere quelle già note.
Chi non misura quanto osa e sente di vivere in maniera proporzionale al coraggio che sa esprimere.
Contempliamo perciò la grande ricchezza della Chiesa: l'originalità, l'audacia, la fantasia, l'inventiva, la tenacia dei Santi che hanno spalancato immensi tragitti di carità, osando anche l'isolamento e l'incomprensione.


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