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Vita del Santuario > Lettere del Rettore > da Il Bimbo
La cetra
Svegliatevi, arpa e cetra, voglio svegliare l'aurora. (Sl 108, 3)
Mi piace pensare alla vocazione e alla vita spirituale come al suono di una cetra o di un'arpa.
Noi siamo lo strumento, il Signore è l'arpeggiatore.
Potremmo essere un'arpa in disuso, meravigliosa a vedersi, con mille potenzialità ma silenziosa, con le corde ferme, stonate o fuori posto.
Bisogna far suonare la cetra del nostro cuore, far vibrare le sue corde, esprimere il capolavoro che ha e che è.
Il Signore è il maestro del nostro suono, è Lui il tecnico delle corde. Le aggiusta ad una ad una.
Ecco perché, a volte, sentiamo sofferenza, quando Lui stringe e regola le corde.
Quando passiamo dal caos all'ordine interiore.
Quando Lui pulisce e ordina le nostre corde, ad una ad una, perché vuol fare di noi uno strumento perfetto e con pazienza certosina annulla gli effetti dell'incuria e dell'abbandono nel tempo.
La nostra cetra giace inutilizzata da gran tempo, forse da sempre, perché trascuriamo le arti nobili ed alte per dedicarci ai frangenti quotidiani. Preferiamo strumenti più facili e accessibili.
Ma ci manca l'acutezza del suono della preghiera che si eleva fino a Dio.
Ci manca l'elevazione, le note alte che ci sollevano un po' da terra.
Ci manca il senso del volo, come un sollevare le ali.
Ci manca l'incanto, quegli attimi di sospensione del respiro.
Ci manca l'assorbimento, l' essere presi dalla bellezza.
Ci manca il salto dall'io a Dio, da me a Te, dal mio cuore al Tuo cuore.
Ci manca lo smarrimento - come Gesù che si smarrì nel tempio - smarrirsi nel tempio del nostro cuore.
Fammi conoscere, Signore, il suono della mia cetra, fammi elevare in punta di piedi per rendermi più prossimo al suono.
Quale cetra ci hai fatto, quali altezze possiamo raggiungere, quanto possiamo elevarci da terra, quali suoni possiamo esprimere, quale armonia realizzare!
Che cetra son io, Signore, cosa possono suonare le corde del mio cuore?
Ecco il mio sogno, sciogliere le corde della mia cetra, per la più bella realizzazione del mio essere: il dolce suono della preghiera al massimo delle potenzialità che mi hai dato.
Finché non si attivano in me tutte le corde, io sono una persona incompleta.
Mi realizzerò pienamente quando sarò in grado di utilizzare tutte le risorse che il Signore mi dato.
Tutto il resto è nulla, se non è elevato e non è espressione dell'altezza della vita spirituale.
Quanta ignavia nella mia vita, per non aver dato respiro alla parte più bella!
Suona, Signore, la mia arpa, anche se il movimento delle corde provoca dolore.
Forse anche il suono provoca dolore perché l'arpa si suona pizzicando le corde con le dita.
Muovi, Signore, queste corde pigre e arrugginite.
Fammi vibrare dentro da una passione d'amore, da un suono melodioso!
Fa del mio cuore una cetra viva!
Vorrei stare lì, a godere, assorto, il suono delle corde del mio cuore!
Ho cercato l'amato del mio cuore; l'ho cercato, ma non l'ho trovato... voglio cercare l'amato del mio cuore"…"Avete visto l'amato del mio cuore?"… Lo strinsi fortemente e non lo lascerò.(Ct 3, 1 - 4)
Mi rallegro a pensare che potrei esprimere suoni ancora sconosciuti e che le potenzialità spirituali che il Signore ha posto in me sono infinite perché ci ha fatto a Sua immagine.
E allora tutti in silenzio fin quando riusciamo a cogliere il dolce suono dell'arpa del nostro cuore!