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L’alba del mondo

Vita del Santuario > Lettere del Rettore > da La Fedeltà

L'alba del mondo

Attraverso il buio tunnel del male prepotente


Di fronte alla sconvolgente tragedia in diretta e al rallentatore di Eluana, diverse persone mi hanno interpellato per esprimermi il desiderio che il Signore si manifesti in qualche modo, compiendo qualche prodigio per scuotere le coscienze intorpidite, incattivite o insensibili.
Questo mi ha fatto pensare e riflettere molto. Pensavo che Dio in Gesù sceglie il metodo del silenzio, parla tacendo, col silenzio delle parole e dei prodigi e si esprime nel lento e nascosto lavorio delle coscienze.
Durante la Passione, Gesù fu provocato fortemente, ma non si lasciò scalfire; demoliva invece Lui la cattiveria umana facendola corrodere dall'interno e marcire in se stessa.
L'ha sfidata col dominio di sé, con la forza interiore, senza lasciarsi condizionare minimamente da essa, l'ha calpestata e annullata ignorandola.
Il male non ha forza in sé ma ha bisogno di trovare energie e risorse nella sfida attiva, nella lotta, nella risposta, nella reazione.
Gesù non lo ignora, ma lo combatte con il silenzio riducendolo all'impotenza: Dov'è, o morte, la tua vittoria? Dov'è, o morte, il tuo pungiglione? (1Cor 15, 55)
Il Suo silenzio è Parola vera, risposta viva, efficace e più tagliente di ogni spada a doppio taglio; essa penetra fino al punto di divisione dell'anima e dello spirito, delle giunture e delle midolla e scruta i sentimenti e i pensieri del cuore.(Eb 4, 12)
La cattiveria razionalizzata e radicata non accetta il confronto, né di essere contraddetta, neanche dal bene e dalla verità, perché diventa ancora più metodica, si rinchiude in se stessa e reagisce con violenza e aggressività.
Anzi più scopre la sua debolezza e inconsistenza e più diventa furiosa, irrazionale, assurda, per trovare una forza che non ha.
Scendere in dialogo con lei è come andare a provocare la bestia feroce presentandoci al suo cospetto, come miti agnelli mentre essa va in giro, cercando chi divorare. (1Pt 5, 8)
È tremendo provare la furia e la ribellione del male. Un missionario mi raccontava la furia distruttrice e devastatrice degli elefanti che si sentono disturbati dall'uomo e scendono nei villaggi per vendicarsi. Passano sopra su tutto, uomini, case e cose e difficilmente si riesce a fermarli.
Anch'io perciò a dire il vero non disdegnerei qualche segno forte di Dio, da par Suo, che desse forza al bene. Vorrei vedere anch'io in questo momento l'azione del Signore che ha mirabilmente trionfato: ha gettato in mare cavallo e cavaliere! (Es 15, 21) …ma tutto ciò è già avvenuto, la memoria dei Suoi prodigi, basta alla mia fede: Se non hanno creduto a Mosè e ai profeti , non crederanno nemmeno ad uno che risusciti dai morti (cf. Luca 16,19-31.)
Il male è tanto amplificato e giustificato. Il bene è tenuto al guinzaglio, contrastato e sottoposto al silenzio.
Qualche rovescio dall'alto renderebbe tutto più semplice, trasparente e lineare. Ci eviterebbe la fatica di scommetterci a combattere noi il male.
Tante volte nella mia vita sono stato tentato di ribellione interiore verso Dio perché non sono stato esaudito nel mio desiderio di vedere la manifestazione del trionfo della potenza e della gloria di Dio sul male e sulle ingiustizie che erano attorno a me.
Era il modo più semplice per risolvere il problema e per evitarmi lo scotto di confrontarmi e misurarmi con il male; la scorciatoia, la via breve e facile, non la Via Crucis. Ho molte volte fatto mio il grido di Gesù: Padre mio, se è possibile, passi da me questo calice! (Mt 26, 39) ma come Lui ho sperimentato anch'io che non era possibile, bisognava sorbire il suo contenuto fino all'ultima goccia. Ancora una volta la risposta era sempre quella: non sarà dato nessun segno fuorchè il segno di Giona. (Lc 11, 29)
Mentre i Giudei chiedono i miracoli e i Greci cercano la sapienza, noi predichiamo Cristo crocifisso, scandalo per i Giudei, stoltezza per i pagani; ma per coloro che sono chiamati, sia Giudei che Greci, predichiamo Cristo potenza di Dio e sapienza di Dio. Perché ciò che è stoltezza di Dio è più sapiente degli uomini, e ciò che è debolezza di Dio è più forte degli uomini.(1Cor 1, 22 - 25)
Nessun esonero dalle nostre responsabilità. Il segno è sempre quello: la Croce, il morire: se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto.(Gv 12, 24)
Solo dopo il grande sacrificio, assolutamente necessario, di Gesù: il velo del tempio si squarciò in due da cima a fondo, la terra si scosse, le rocce si spezzarono, i sepolcri si aprirono e molti corpi di santi morti risuscitarono. E uscendo dai sepolcri, dopo la sua risurrezione, entrarono nella città santa e apparvero a molti. Il centurione e quelli che con lui facevano la guardia a Gesù, sentito il terremoto e visto quel che succedeva, furono presi da grande timore e dicevano: "Davvero costui era Figlio di Dio!(Mt 27, 51 - 54)
Siamo anche noi nell'orto degli ulivi, prostrati dalle prove, dal male che sembra invincibile, in una notte di inferno, fra il Giovedì e il Venerdì Santo, mentre gli altri cominciano a far sentire i tamburi della vittoria, siamo là, con il calice della Passione fra le mani, che ci fa passare inesorabilmente sotto le forche caudine della sofferenza, della morte e del sacrificio, ad attendere la grande alba del mondo che verrà solo nel terzo giorno.


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