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Vita del Santuario > Lettere del Rettore > Da la cetra al le scarpe del Giubileo
La Via Crucis
Dove andare lontano dal tuo spirito?(Sl 139, 7)
Un giovanissimo professionista stava vivendo un forte momento di sbandamento. Non riusciva a capire come aveva potuto fare certe cose e scendere così in basso.
Aveva due occhi scavati che mi fissavano e mi interrogavano, in una supplica e un'invocazione di aiuto.
Ho visto il volto del dolore, della distruzione, dell'abbattimento, un ragazzo invecchiato che portava le stigmate di Gesù nel suo corpo (Gal 6, 18).
Sapeva che stava sbagliando, non sapeva perché lo faceva e non aveva la forza di uscirne fuori: Io so infatti che in me, cioè nella mia carne, non abita il bene; c'è in me il desiderio del bene, ma non la capacità di attuarlo; infatti io non compio il bene che voglio, ma il male che non voglio. (Rm 7, 18 - 19)
Mi richiamava il Servo di Javhé: tanto era sfigurato per essere d'uomo il suo aspetto e diversa la sua forma da quella dei figli dell'uomo. (Is 52, 14). Non ha apparenza né bellezza per attirare i nostri sguardi .. reietto dagli uomini, uomo dei dolori che ben conosce il patire, come uno davanti al quale ci si copre la faccia (Is 53, 2. 3).
L'incontro con lui è stato per me come una celebrazione della Via Crucis, una contemplazione della Passione, del volto dolente del Signore.
I suoi occhi mi hanno scavato e svuotato l'anima. Mi si sono impressi dentro.
Ho sempre dinanzi l'icona di quegli occhi asciutti, prosciugati dal dolore, che rivelavano oceani immensi di dolore sconfinato.
Li ho percepiti come la sintesi del dolore umano, una spina nella carne, una provocazione a donare luce e pace, un contenitore di dolore, di insoddisfazione, di smarrimento.
Occhi di un crocifisso implorante, del Cristo flagellato e torturato.
Un interrogativo rivolto al cielo e alla terra, un immenso perché.
L'icona dell'infelicità, della distruzione e dell'inappagamento.
L'effetto di un ciclone che si abbatte su una famiglia, scoperchiandone la casa e allargando i suoi effetti, a macchia d'olio, sulle case dei genitori e dei parenti.
Continuavo a domandarmi: com'è possibile sbagliare senza motivo, senza volerlo, senza ragione, senza senso. Come può ridursi così un uomo. Come si possono distruggere le famiglie con un solo passo falso. C'è forse un burattinaio del male, un 'grande vecchio' che si diverte a creare scompiglio?
Quanto male assurdo attorno a noi, senza senso e senza fondamenta. Quanta cattiveria nel mondo!
Il virus della distruzione delle famiglie ci deve fortemente interrogare perché ogni famiglia salvata è un mondo salvato.
Il grido di ogni famiglia perfora i timpani dell'umanità.
La comunità cristiana e i credenti stanno in mezzo, con le mani alzate, fra Dio e le rovine dell'umanità.
Ci salva la fiducia incrollabile nell'uomo oltre che in Dio, nelle risorse umane, che da tutte le macerie umane si possa ricostruire un uomo, col collante della fede, della preghiera, dei sacramenti e della speranza.
Fiducia nel vedere i muti che parlano, gli storpi raddrizzati, gli zoppi che camminano e i ciechi che vedono.(Cfr. Mt 15, 31)
Fiducia che siamo nelle mani di Dio e andiamo verso la primavera della vita.
Alla fine del lungo incontro il giovane mi ha ripagato con l'accenno al tentativo di un sorriso che valeva più del suo dolore.
Il nostro posto è indicare il futuro e la speranza, aiutare a ricostruire se stessi, a distogliere lo sguardo dal passato per proiettarlo verso il domani, ricostruire e ridare fiducia perché tutto cambia quando al mattino ci si affaccia al balcone della vita.
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