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la Trinità

Vita del Santuario > Lettere del Rettore > da La corda e il secchio

Un mazzo di rose rosse

mi spiegano la Trinità


Il mio sguardo si è fermato in maniera fortuita e casuale ma efficace su un mazzo di rose rosse sull'altare. Sembrava che volessero parlare, tentavano di aprirsi. Esprimevano un linguaggio non percepibile ma stavano lì a volermi dire qualcosa e non desistevano come chi ha difficoltà di linguaggio e si ostina caparbiamente nel continuare a dire, perché ha qualcosa che non può tenere dentro e deve comunicare assolutamente.
E io incapace di cogliere e captare un linguaggio diverso da quello umano, stavo lì a bocca aperta, sbalordito e umiliato per il limite e l'incapacità di comunicare con la vita, nelle sue espressioni più varie e nei suoi linguaggi più diversi, poiché la superficialità non mi permette di cogliere il messaggio di ogni creatura vivente sulla terra.
Pensavo che volessero parlarmi della loro provenienza, della pianta dalla quale erano state recise, delle rose rimaste sulla pianta, delle altre che erano finite in altri luoghi o del donatore che le aveva offerte alla chiesa ma capivo che volessero comunicarmi anche qualcosa di più elevato. Che fatica essere uomini! Ma anche che fatica essere rose, anche se a me stavano riservando un trattamento speciale, visto che le porto nel cognome. Ma era dura lo stesso!
Mi sono ricordato che mi ero incantato a leggere un dialogo fra Elder Camara e le formichine. Ero rimasto di stucco nel constatare la grandezza di un uomo, nel suo farsi prossimo alle creature più piccole e insignificanti, che nessuno nota.
Ma delle rose vellutate sull'altare, una bellezza compiuta, espressiva e comunicativa, mi invitavano al silenzio contemplativo: stare zitto, tacere, ammirare, cogliere, portare in me, ascoltare la bellezza che parla tacendo ed esistendo.
Un linguaggio, una parola, un parlare smorzato che vuol dirti 'fermati, taci, non correre, non andare oltre, qui è la vita e la bellezza, qui c'è Dio. Lo cerchi, in un silenzio evanescente, nelle parole a raffica, nell'attivismo? Cercalo qui, nella contemplazione della bellezza, nell'uscire da te, nel lasciarti guidare dallo stupore, dalla meraviglia, fermando i tuoi pensieri, facendo parlare gli occhi e il cuore.
Quei petali sembravano come delle labbra che si muovevano per sussurrare qualcosa. Alla fine mi è sembrato di capire e ho detto: 'sì ho capito', più per fermare quella fatica immensa di voler dire e la mia vergogna di dover continuare a dire non capisco.
'Sì ho capito: Dio è Amore'. Quanta fatica per afferrare tre semplici parole. 'Sì certo, mi ricordo, Dio è Trinità, sì è la Sua festa e in suo onore un bel mazzo di rose rosse vellutate, sull'altare'.
Mi sono sentito come Agostino che passeggiava sulla spiaggia mentre ragionava sulla Trinità che non riusciva a far entrare nella sua testa, e intanto osservava un bambino che tentava di versare il mare, con una buccia di nocciola, in una buca scavata sulla sabbia. 'Che fai bambino?'. 'Metto il mare nella buca'. 'Ma come puoi mettere il mare così grande in una buca così piccola?'. 'E tu come puoi mettere la Trinità così immensa nella tua testa così limitata?'
Sì, la Trinità è immensa non entra nella mia testa ma spazia in un mazzo di rose rosse, vellutate e in ogni singola rosa!

(Don Carmelo La Rosa)


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