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Vita del Santuario > Lettere del Rettore > da Il Dono
La Tenerezza
Alle spalle e di fronte mi circondi e poni su di me la tua mano.
(Sl 139,5)
Durante l'Adorazione Eucaristica contemplavo il gioco delle mani di due innamorati, inginocchiati qualche banco più avanti di me che, senza sapere di essere visti, esprimevano, in maniera plastica, l'immagine dell'incontro e della comunione.
Quelle mani creavano le forme più diverse e possibili, si circondavano, si avvolgevano, si contenevano a vicenda. Le dita si incrociavano, si cercavano, si raggiungevano ed esprimevano le forme più varie.
Mi richiamavano innanzitutto le mani del Creatore che si sono sbizzarrite a creare le cose più belle e ancora l'argilla nelle mani del vasaio che la gira e rigira fino a darle una forma compiuta.
Pensavo al gioco del Creatore, l'artista per eccellenza, che si diverte a dare forma e bellezza alla materia.
Solo un rapporto gioioso con le cose, gli altri, se stessi, può essere creativo ed esprimere creatività.
Un rapporto teso, nervoso, agitato, non riesce ad esprimersi totalmente e perciò non può mai essere creativo e fecondo.
Il Signore, da buon maestro, ci insegna a non rompere o spezzare le creature ma a far sì che esprimano il meglio nella rilassatezza e nella pace della contemplazione. Non nella tensione dello scontro, nello stare l'uno sbattuto in faccia all'altro ma nell'armonia dell'incontro.
Il Signore accarezza le creature, le abbraccia, le plasma, non le calpesta e non le spezza ma le vivifica e le anima.
Non le possiede ma fa sì che si esprimano, si espandano e si incontrino.
Vedevo l'Adorazione come un gioco d'amore, incontrare il Signore come il gioco delle mani di quegli innamorati, nell'accarezzarsi, nel circondarsi, nel rincorrersi.
È stupendo vivere un amore casto e luminoso che non si nasconde a Dio e non si vergogna di Dio ma sta di fronte al Suo volto ed è ricaricato, ispirato, e dilatato dall'energia vitale del Suo amore.
Sentire di amarsi in Dio, per Dio e con Dio, non splendere di luce propria ma illuminarsi della luce di Dio.
Trovare nell'altare la fonte, la sorgente inesauribile, l'unità di peso e misura del proprio amore.
Amare a causa di Dio, per Lui, per amor Suo, con la carica del Suo amore: Tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui. Egli è prima di tutte le cose e tutte sussistono in lui. (Col 1, 16 - 17)
Amarsi in tre e non solo in due, senza sentire Dio come un incomodo, un essere geloso o destabilizzante, ma l'elemento portante, il principio, la scaturigine: "l'amore è da Dio, chiunque ama è generato da Dio e conosce Dio" (1Gv.4,7).
L'amore di Dio è sopra noi, attorno a noi, avanti a noi. Dove andare lontano dal tuo spirito, dove fuggire dalla tua presenza? Se salgo in cielo, là tu sei, se scendo negli inferi, eccoti. Se prendo le ali dell'aurora per abitare all'estremità del mare, anche là mi guida la tua mano e mi afferra la tua destra. (Sl 139, 7 - 10)
La vita spirituale è avere la coscienza di essere una delle due mani abbracciate e coccolate dalla mano di Dio.
Penso non ci sia immagine più bella ed esaltante per esprimere la preghiera e l'adorazione: lasciarsi girare e rigirare da Dio nella Sua mano.
Godere e gioire il Suo contatto con la nostra realtà, la Sua mano su di noi, essere uno strumento di gioco e di amore, nelle Sue mani.
Distendersi, rilassarsi nelle Sue mani, sciogliersi, dilatarsi, perdere le resistenze e gli spigoli perché il Suo gioco sia pieno.
Quei due dimostravano una forte intesa, una grande intimità, un profondo afflato e una bella comunione che mi ha fatto intuire che fossero già sposati.
Anche noi rilassati e cresciuti nella preghiera troviamo l'ardire di giocare con Dio nel gioco d'amore e di innamorati che è la preghiera.
In un altro incontro, durante l'Adorazione, ho trovato un uomo, in fondo alla chiesa, seduto a terra, di fronte alla carrozzina col suo bambino. Era in Adorazione del Creatore nella Sua creatura. I due volti si incontravano e si contemplavano, l'uno entrava e si perdeva completamente, risucchiato dentro il volto dell'altro.
Che bel gioco, volto nel volto, mano nella mano, cuore nel cuore, un io e un tu, perduti l'uno nell'altro, in un'armonia che non ferisce e non graffia ma dà benessere e appaga nel profondo!
A volte mi sembra di trovarmi in una rassegna di quadri viventi, di immagini, di raffigurazioni dal vivo; di bozzetti riusciti ed efficaci, di riflessi umani e di realizzazioni impeccabili della tenerezza.
Sperimento di essere nel Santuario della tenerezza, non solo per la dolcezza della Icona mariana e l'aria di spiritualità che si respira ma anche per il santuario vivente che sono i devoti e i pellegrini, rivestiti dell'abito della tenerezza divina.
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