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Vita del Santuario > Lettere del Rettore > da Il Dono
La Speranza
L'abito bello della fede
Degli amici mi parlavano delle difficoltà del momento presente e mi provocavano chiedendomi cosa fare, cosa pensavo di fare in risposta al diffuso malessere.
Dopo l'esperienza missionaria, al mio rientro ho sperimentato che da quest'altra parte del mondo, normalmente, non si cerca più Dio ma solo l'apparenza, l'illusione, la finta e la farsa di Dio, come il placebo per gli ammalati.
D'altra parte, però in un contesto generale di religiosità fragile, coloro che lo cercano veramente non sanno più ove rivolgersi, come fare e dove cercarlo.
Perciò ho risposto a quegli amici che io sto qui, come sentinella, a vegliare e pregare, ad accogliere chi viene, come la lucerna accesa in cima al monte, senza nessuna dimensione di resa ma in una rigorosa fiducia e in una esigente speranza.
Penso che la risposta, il servizio, l'aiuto più grande e più efficace da offrire, più che l'attivismo è la speranza che è la sorgente di ogni bene.
In Missione, durante la rivoluzione, ho condiviso la disperazione cioè lo scompenso della speranza di fronte alla gravità della situazione ma mi sono identificato in mezzo alla gente come 'operatore di speranza'.
In questi tempi in cui non si parla d'altro che di crisi e si sentono notizie non positive, riguardo al futuro, alle famiglie, ai giovani e soprattutto all'economia, noi cristiani dobbiamo trovare la nostra collocazione e il nostro ruolo nell'angolo di visione della speranza che è anche la nostra lente e il nostro occhio, il nostro orecchio, la nostra cassa di risonanza.
Siamo chiamati ad essere la spina della speranza nella carne del mondo, ad offrire la provocazione e il pungolo della speranza.
La speranza vede la spiga quando i miei occhi di carne non vedono che il grano che marcisce. (Don Primo Mazzolari)
Quando tutti vedono negativo e buio, il credente che ha vegliato tutta la notte e ha vissuto nella sua pelle l'attesa dell'alba, trova la forza di osare nella speranza, di azzardare gettando la rete nell'obbedienza alla parola di Gesù, di andare contro corrente e contro ogni evidenza perché ha il giorno nel cuore e la luce del mattino lo porta al di là di ogni ripiegamento su se stessi.
La speranza è la nostra vocazione: aggiungere al mondo il sale e il sapore della speranza. Siamo persone di speranza, collocate sulla strada che va verso il futuro.
La speranza è la vittoria e il trionfo sul male e sul presente. Noi vinciamo per la speranza e con la speranza. È la nostra arma, la nostra difesa che ci rende invincibili: Rivestiti dell'armatura di Dio, per poter resistere alle insidie del diavolo … nel giorno malvagio e restare in piedi dopo aver superato tutte le prove. (Ef, 6, 11. 13)
La speranza è vedere le cose con gli occhi di Dio, prendere in prestito i suoi occhi, collocarsi sulla roccia ferma e stabile di Dio, piantati in Lui, come il faro, in mezzo ai tormentati marosi, come la casa sulla roccia.
Scaturisce dall'assaporare l'efficacia dell'invito di Gesù: Rimanete in me … rimanete nel mio amore (Gv 15, 4. 9); e la verità dell'esperienza del salmista: Se contro di me si accampa un esercito, il mio cuore non teme; se contro di me divampa la battaglia, anche allora ho fiducia.(Sl 27, 3)
Combattiamo e aggrediamo il male con l'arma della speranza che è la cinta di riparo che ci salva. Nostra sicura fortezza, baluardo e difesa.(Cf. Sl 31, 4 - 5)
Se crolla la speranza si perde d'un tratto ogni riferimento, ogni protezione, si è esposti al pericolo da ogni lato.
La speranza ci dona sicurezza, rende leggeri, luminosi, gioiosi, accoglienti, accettabili e credibili. È la madre, il nutrimento, il latte spirituale di ogni virtù.
Delle nostre devozioni il mondo se ne ride e si motiva al contrario, esse spesso indispongono e motivano i lontani nel rifiuto di Dio. Ma la speranza è contagiosa e convincente, non ha bisogno di spiegazioni.
È il volto e l'abito bello della fede, il cuore e la sorgente della carità, il centro dell'essere cristiani. È collocarsi sempre su un piano superiore di pensiero, di sentimenti, di giudizio e di scelte. Andare oltre l'ovvio e lo scontato.
Oltre l'interesse e il calcolo: Guardate gli uccelli del cielo: non seminano, né mietono, né ammassano nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre … Osservate come crescono i gigli del campo: non lavorano e non filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. (MT 6, 26. 28 - 29)
Oltre il tornaconto, oltre il proprio cuore: date e vi sarà dato; una buona misura, pigiata, scossa e traboccante vi sarà versata nel grembo, perché con la misura con cui misurate, sarà misurato a voi in cambio. (Lc 6, 38)
Oltre i meriti, le capacità, le unità di peso e misura, oltre l'uomo: accumulatevi tesori nel cielo, dove né tignola né ruggine consumano, e dove ladri non scassinano e non rubano. Perché là dov'è il tuo tesoro, sarà anche il tuo cuore (Mt 6, 20). Oltre la materia, la carne, oltre se stessi.
È avere il cuore, la mente, il sentire, il corpo, gli interessi da un'altra parte. Abitare altrove: La nostra patria è nei cieli e di là aspettiamo come salvatore il Signore Gesù Cristo, il quale trasfigurerà il nostro misero corpo per conformarlo al suo corpo glorioso (Fil 3, 20 - 21). Essere nel mondo, senza appartenergli: cercate le cose di lassù … pensate alle cose di lassù.(Col 3, 1-2)
Essere tra la terra e il cielo, senza staccare i piedi dalla realtà, essere giunti già nella vetta dei cieli con il cuore. Sentire e vivere in profondità i drammi e le sofferenze del mondo, annegandoli e superandoli nella speranza.
Siamo tribolati da ogni parte, ma non schiacciati; siamo sconvolti, ma non disperati; perseguitati, ma non abbandonati; colpiti, ma non uccisi, portando sempre e dovunque nel nostro corpo la morte di Gesù, perché anche la vita di Gesù si manifesti nel nostro corpo. (2Cor 4, 8 - 10)
Meraviglioso l'aneddoto di San Filippo Neri, che scandalizzò i Cardinali, piangendo e ripetendo, inconsolabile: 'sono disperato'. Dopo tutti i vani tentativi di risollevarlo, li stupì ancora dicendo: 'sono disperato ma spero in Dio!'
Dobbiamo vivere di speranza, incarnarla, vivere per la speranza, a causa della speranza. Mentre troviamo forza dall'esperienza di fede del passato: la Tua destra mi ha sostenuto, la Tua bontà mi ha fatto crescere (Sl 17, 36), anticipiamo il futuro: voglio svegliare l'aurora.(Sl 57, 9)
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