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Vita del Santuario > Lettere del Rettore > da Liberare il Silenzio
La scala di Giacobbe
Chiesero a una persona quasi centenaria cos'era stata la sua lunga vita per lui e rispose che era stata come l' attimo dell'affacciarsi a un balcone.
Qualcuno mi ha chiesto di parlare sulla preghiera e sulla mia preghiera. Mi sono perciò domandato cos'è la preghiera e cosa dire sulla preghiera.
Quando ci chiedono di parlare della preghiera ci mettono in difficoltà perché nessuno la possiede abbastanza e di essa è più facile vedere ciò che ci manca anziché ciò che già abbiamo raggiunto ed esprime una delle parti più delicate dell'esistenza .
È il continente sconosciuto al quale riusciamo ad affacciarci da molto lontano. Qualche volta abbiamo ricevuto dei bagliori di luce che hanno infranto la nebbia che ci avvolge e nella quale viviamo e ci ha permesso di vedere che oltre al nostro mondo c'è qualcos'altro, c'è dell'altro, un'altra dimensione, un'altra vita. Oltre la terra c'è il cielo e oltre l'uomo c'è Dio.
L'abbiamo visto solo da lontano, ci ha attirato, ha sviluppato in noi il desiderio di raggiungere questo continente sconosciuto ma i nostri piedi non si sono mai poggiati su di esso.
È il sogno della vita, il superamento del nostro stato e dell'essere, la proiezione, l'uscire fuori dalla gabbia e dal limite, l'andare oltre noi stessi.
Oltre il nostro essere corporeo, la fantasia e i pensieri, oltre gli affanni e le angustie, oltre il male che ci circonda e ci aggredisce, oltre il cuore, la mente e il corpo, oltre il passato e il presente.
Ma se veramente riuscissimo ad andare oltre come potremmo parlare, da questa parte, di cose diverse, lontane, dell'altra parte?
Oltre significa anche al di sopra, salire più su delle agitazioni che sono in noi e attorno a noi, su un piano superiore. Su un'altra dimensione, un'altra lunghezza d'onda.
Ma quando e quanto un essere umano realizza tutto ciò? Come potrebbe poi tradurre in termini comprensibili una tale esperienza? Se sono momenti di vuoto e di superamento di sé, come descriverli?
La preghiera è ciò che non so, che vorrei sapere e conoscere. L'abate Agatone l'ha definita "un combattimento fino all'ultimo respiro".
Un'immagine ancora più bella di quella della lotta, che condivido in pieno, è quella della scala, una scala che si sale, gradino per gradino, verso il cielo.
Meravigliosa l'immagine della scala di Giacobbe che fece un sogno: una scala poggiava sulla terra, mentre la sua cima raggiungeva il cielo; ed ecco gli angeli di Dio salivano e scendevano su di essa. (Gn 28,12)
Qualche gradino è corroso dalla superbia e allora si precipita più giù. Quando si crede di saper pregare, di essere giunti, ci si sente sicuri, si provano le vertigini dell'altezza, allora tanti gradini vengono a mancare sotto i nostri piedi. E si ricomincia a salire, ecco allora la lotta.
Ognuno di noi esprime una storia e un vissuto singolari e giunge "a modo suo", come può alla preghiera, non solo con i propri doni ma anche con i propri condizionamenti, i propri inciampi esclusivamente personali.
La preghiera è il superamento di tutto ciò. Bisognerebbe quindi dire tutto se stessi, la propria vita, per poter descrivere come si è riusciti ad avvicinarci un po' a Dio poiché le sofferenze e le prove si sono fatte dovere di prestarsi a fare da gradino per salire e arrampicarci sulla scala della preghiera.
La mia storia è la mia storia e il mio modo di giungere a Dio è il mio modo. Ma Dio è Dio ed è Dio per tutti e porge le braccia a tutti, per aiutarci a salire fino a issarci su Quelle braccia e riposare su Quel petto.
La preghiera è un'intimità, l'esperienza nuziale del credente ed è quindi qualcosa di intraducibile, incomunicabile e irripetibile perché più grande della parola e del linguaggio come l'esperienza di ogni persona sposata che ha il limite dell'incomunicabilità, tranne il voler correre il rischio di banalizzarla.
Più la scopri e più non sai dire nulla sulla preghiera. Più la vivi e più conosci il "pudore" di conservare nel cuore, non per egoismo ma per difesa protettiva e per incapacità e impossibilità a comunicarla davvero.
Ogni essere e ogni coppia si esprime nella sua singolarità e originalità. Ogni gesto e ogni modo di dirsi e vivere l'amore è unico. Così anche per la preghiera.
Ciò che è universale è il bisogno, la fame e la sete di Dio che bisogna scoprire, coltivare e assecondare con ogni mezzo.