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Vita del Santuario > Lettere del Rettore > da La Fedeltà
La roccia del mio cuore
Signore, mia roccia, mia fortezza, mio liberatore; mio Dio, mia rupe, in cui trovo riparo; mio scudo e baluardo, mia potente salvezza.(Sl 18, 3).
Laura* mi fa pensare alla roccia, uno dei nomi di Dio nel Vecchio Testamento, un'immagine che segna tutta la Bibbia, alla quale si è ispirato anche Gesù.
Quelle rocce forti che sfidano i secoli e non si arrendono facilmente all'azione dell'uomo.
In questi giorni stiamo liberando un locale per ricavarne la Cappella dei giorni feriali e avendo trovato qualche pezzo di roccia, siamo stati lì a scalfire e sfidare millenni di storia e di solidità. Perciò ho pronta l'immagine per parlare di Laura, forte e resistente come la dura roccia.
Ha lottato e resistito senza scoraggiarsi e senza arrendersi. Ha affrontato la sofferenza e la malattia a viso scoperto, come una sfida, senza indietreggiare ma provocandola e incalzandola con la forza incrollabile della fede e della preghiera che si fa vittoria.
C'è chi soffre lasciandosi sconfiggere inerme e passivo, quasi collaborando col male, spalancandogli tutte le porte della resa, eroso dal panico e dalla paura, quasi stanco di esistere e perciò quasi liberato dal male.
C'è invece chi vive la lotta, la difesa e l'attacco minuzioso, organizzato e metodico al male, con la resistenza fino all'ultimo respiro; chi per principio non ne dà vinta nemmeno una al male ma si sente vincitore nell'affrontarlo indomito e coraggioso.
Chi sa cogliere in pieno la provocazione della Lettera agli Ebrei: Non avete ancora resistito fino al sangue (Eb 12, 4)
Chi trova la forza della sfida e si sente vittorioso solo per aver preso parte all'agone perché ciò che conta è l'impegno, la volontà, la resistenza, la costanza e la perseveranza. E tutto ciò vale in se stesso, al di là e molto di più dell'esito finale.
Per il credente l'esito finale è il trionfo pasquale: La morte è stata ingoiata per la vittoria. Dov'è, o morte, la tua vittoria? Dov'è, o morte, il tuo pungiglione? (1Cor 15, 54 - 55)
Il ricordo e l'immagine più significativa che mi resta di Laura è degli ultimi tempi, quando senza colore anzi con il colore della morte, senza respiro, senza forze, si faceva accompagnare dalla mamma al Santuario della sua cara Madonna della Vena alla quale aveva sempre continuato a venire, all' inizio di ogni mese.
Negli ultimi tempi, le sue visite le costavano sangue, arrivava affranta anche per il dislivello di quasi settecento metri da casa sua e per poter affrontare di nuovo la fatica del ritorno doveva attendere almeno tre ore.
Laura Lo Presti, di Mascali (CT), talassemica dalla nascita, morta a 22 anni, sua mamma è originaria di Vena, era una devota attiva e fedele del Santuario di Santa Maria della Vena in Vena-Piedimonte Etneo (CT). La famiglia, in suo ricordo si è impegnata a sistemare l'altarino di contrada Giretto, ove nel 1865 la Madonna della Vena fermò il fiume di lava che si dirigeva verso il Santuario e ove la famiglia Di Mauro ha donato un pezzetto di terreno per rendere funzionale la zona sacra. Si può contribuire rivolgendosi alla signora Lo Presti
Stava lì, erosa dal male, certa di dover morire ma da combattente.
Stava lì, accanto alla sua Madonna, per nutrirsi di luce e riposare nella luce di Maria.
Stava lì, per ricevere l'abbraccio della tenerezza di Maria, per sentirsi abbracciata nel Gesù che Lei tiene in braccio.
Stava lì, guancia a guancia con la Glicofilussa (dolce amante), aderendo anche fisicamente a Maria.
Stava lì per godere la dolcezza delle sue braccia che danno sicurezza, come un rifugio sulla rupe.
Stava lì, per cercare di che alimentare il fuoco della sua speranza.
Stava lì come confitta alla croce del Figlio, crocifissa accanto alla Madre.
Stava lì, con le sue carni ferite, come quelle di Gesù sulla croce.
Stava lì per alimentare la sua certezza: Ancora un poco, un poco appena, e colui che deve venire, verrà e non tarderà: il mio giusto vivrà mediante la fede. (Eb 10, 37 - 38)
Stava lì, per gridare accanto alla Madre la sua sete di salvezza per il mondo.
Stava lì, abbattuta ma non sconfitta, piegata ma non spezzata, provata ma non distrutta: siamo infatti tribolati da ogni parte, ma non schiacciati; siamo sconvolti, ma non disperati; perseguitati, ma non abbandonati; colpiti, ma non uccisi, portando sempre e dovunque nel nostro corpo la morte di Gesù (2Cor 4, 8 - 10)
Stava lì per provare la forza della croce: mi compiaccio nelle mie infermità, negli oltraggi, nelle necessità, nelle persecuzioni, nelle angosce sofferte per Cristo: quando sono debole, è allora che sono forte. (2 Cor 12, 10)
Stava lì per incontrare sua Madre, come Gesù nel cammino della Passione.
Stava lì, per godere la compagnia e il sostegno della Madre e per fare della sua sofferenza un dono e un offerta sacra.
Cos'è stata la Madonna della Vena per lei, nella sua infanzia e nella sua giovinezza?
Si può scindere la sua vita dalla Madonna della Vena? Cos'è stata Lei nel suo calvario e nella sua passione? Cos'è stata nella sua morte? Cos'è oggi, per lei, in cielo? Questo è ciò che conta di una persona dopo la morte: le sue certezze e le sue fondamenta profonde.
Allora non si ha bisogno di stampelle fradice e illusorie, di francobolli di frasi fatte attaccati con la saliva o scampoli di fede posticcia e improvvisata.
Si può salire indomiti l'erta salita della sofferenza e della morte da uomini e da donne se ci siamo nutriti al puro latte spirituale del seno di Maria e della Chiesa.
Si può scrivere la vita di Laura dal santuario della Madonna della Vena e si può capire meglio la tenerezza della Glicofilussa della Vena, entrando dentro le pieghe spirituali della breve vita di Laura.
L'una si illumina dell'altra e con l'altra. Il Santuario si è arricchito della sua preghiera inflessibile e lei ha trovato in esso la pace che solo in certi luoghi si può trovare.
Perché questo sacrificio, questa sofferenza, questa morte prematura? Maria ce lo potrebbe dire, solo Lei sa cosa si son dette anche nelle visite in altri santuari.
Sappiamo che nulla avviene a caso e ci auguriamo che tanti possano giungere all'esperienza della tenerezza di Dio, grazie al suo esempio e alla sua intercessione in cielo.
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