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La Primavera

Vita del Santuario > Lettere del Rettore > Da la cetra al le scarpe del Giubileo

La primavera


La primavera è una riserva di sorprese. Ogni giorno si presenta con un abito nuovo e non finisce di stupire per la varietà e la serie di colori che si evolvono e si sviluppano.
Mi ha colpito il verde dei noccioleti, un colore tenue e diffuso delle infinite foglioline che accoglie e abbraccia, rasserena e calma lo spirito.
Camminare in macchina, in mezzo ai boschi di noccioli in vegetazione, mi è sembrato come nuotare sulle onde di un infinito mare verde in movimento.
Nel verde si sta bene, pare che sia il colore più riposante.
La natura come madre ci riprende nel suo seno e ci fa capire ciò che Nicodemo non riusciva capire: Come può un uomo nascere quando è vecchio? Può forse entrare una seconda volta nel grembo di sua madre e rinascere?(Gv 3, 4)
L'uomo è fatto per rientrare, rientrare nella natura che esprime l'opera di Dio, rientrare in sé: rientrò in se stesso… mi leverò e andrò da mio padre(Lc 15, 17 - 18) e rientrare in Dio.
Ogni bellezza è espressione della bellezza di Dio e ci comunica la nostalgia della bellezza originaria della creazione e del Creatore.
Risveglia in noi qualcosa di più grande di noi, che ci supera e ci precede.
Ci colloca nelle braccia della Bellezza infinita.
Risveglia sentimenti umani.
Si fa gradino verso una bellezza senza fine.
Ci colloca in un paradiso terrestre, anticipo di quello futuro.
Ci rapisce alla terra e ai nostri terrosi e incerti deambulamenti.
Ci fa sentire creature spirituali, capaci di percepire le onde del movimento del creato.
Mi son sentito rapito, espropriato, condotto.
Mi sollecitavano due verbi troppo poco coniugati: rimanere e riposare.
Distendere i propri nervi in un mare di verde rasserenante che ci fa rientrare nel grembo materno.
Ci sono persone agitate che non riescono a dormire. Io consiglio loro di non coricarsi per dormire ma per distendersi perché quando si riesce a distendersi può capitare anche di addormentarsi.
Fermarci e assaporare quel processo di fioritura per poter godere a lungo quella tonalità delicata di verde.
Lasciarsi abbracciare e avvolgere dalla natura così amica e amante dell'uomo che per esso è capace delle cose più belle.
Tanto spettacolo merita la nostra attenzione, chiede di essere assimilato nella contemplazione per entrare in noi e non restare inosservato, inutilmente profuso e perduto.
La natura chiama e interroga, compie la sua missione di sfidarci con la sua bellezza perché possiamo giungere all'origine della bellezza, in un altro mondo, un mondo rappacificato, di godimento spirituale, di elevazione e di grande respiro.
Poi ho incontrato i ciliegi fioriti, uno spettacolo da alto paradiso, una contemplazione estatica.
Trovarsi all'altezza dei rami di un immenso ciliegio fiorito dà l'impressione di essere al centro di un mondo in fiore, di un mondo bianco, avvolgente e coinvolgente.
Come riposare in una culla, fatta di rami fioriti, saltare e molleggiare in un mare di fiori bianchi.
La vita acquista un altro senso e un'altra dimensione.
Ci sono ancora i colori bianchi dei peri e dei meli, i rosa dei peschi, i gialli e i viola dei fiori, il violetto delle estensioni di glicine che scende a pioggia e tutte le sfumature dei verdi.
Col cuore di un bambino diciamo al creatore: quando hai creato il mondo, quanti colori avevi? Ti sei divertito con i colori!! Grazie, Signore!!


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