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La Potenza

Vita del Santuario > Lettere del Rettore > Da la cetra al le scarpe del Giubileo

La potenza


Perché sia glorificato il nome del Signore nostro Gesù in voi e voi in Lui.(2Tess 1, 12)


È venuto a trovarmi un gruppetto di persone che avevano assistito il loro parroco nelle preghiere di liberazione per persone vessate dal maligno.
Poiché quella esperienza è stata chiusa, mi dicevano che adesso mancava loro quel contatto con la preghiera forte.
Da alcuni mesi sono stato incaricato di tale ministero e ho capito che è innanzitutto una scuola di preghiera in cui si sperimenta l'efficacia e la forza di ogni parola, di ogni espressione e di ogni gesto.
È una scuola di fede: credere veramente che Dio è Dio, che Dio salva, libera, guarisce.
Non si tratta di credere nel diavolo ma in Dio che toglie ogni ostacolo alla fede e alla piena realizzazione della persona.
Non piacciono neanche a me coloro che hanno sempre il diavolo sulla bocca. Noi dobbiamo avere sempre Dio sulla bocca.
In Missione c'erano due modi di nominare il maligno: diallj e dreçi. La seconda parola era impronunciabile, era quasi una bestemmia e le persone si confessavano di averla pronunciata. Al sentirla pronunciare si segnavano tre volte col segno della Croce.
Un missionario, forse ignaro della cosa, ripeteva quella parola a raffica nella predicazione e la povera gente viveva un' angoscia stressante, non riuscendo a segnarsi prima che lo nominasse ancora.
Erano scandalizzati, turbati e shoccati dall'esperienza traumatica. Mi chiedevano: che prete è che nomina il diavolo!
Penso che non fa bene nominarlo perché non merita tanta attenzione.
Non lo si può neanche negare se prendiamo atto dell'evidenza.
Sono stato turbato nel sentire che un vescovo ha affermato che si tratta di fenomeni di parapsicologia.

Questo offende la sofferenza e la fede di coloro che si sottopongono a umiliazioni e a sacrifici enormi per uscire dal tunnel.
Una vecchietta, vessata dal maligno, ogni volta che si riprende dai vari esorcismi, durante i quali ha forza di cavallo e linguaggio da carrettiere, mi commuove nel sentirla pregare piangendo e tremando. Non ho sentito mai pregare con tanta passione, fede e sofferenza.
Durante tutta una mattinata di terribili esorcismi, vedendo la sofferenza delle persone, mi sono ribellato interiormente, pensando alla bufala della parapsicologia.
Adesso mi sono reso conto che come sacerdote mi mancava qualcosa: l'esperienza della potenza e della forza di Gesù.
Chiamo e invoco il Suo nome, mi appello alla potenza del Suo nome, esprimo la fede nel Suo nome. Gesù ce l'aveva detto: nel mio nome scacceranno i demòni (Mc 16,17).
Sono ministro,servo, voce del Suo nome che deve risuonare dai tetti.
Testimone della potenza del Suo nome: I settantadue tornarono pieni di gioia dicendo: "Signore, anche i demòni si sottomettono a noi nel tuo nome". (Lc 10, 18)
In quel nome c'è una storia, una realtà, una missione, una personalità, un amore, le qualità: la Sua potenza.
Noi abbiamo la potenza di Gesù. Operiamo nel Suo nome. Non esprimiamo nessuna nostra capacità, sentiamo in noi la potenza di Gesù. Siamo forti nel nome del Signore (Sl 19, 8).
Ogni semplice cristiano deve entrare nello spessore, nell'energia, nella ricchezza, nella purezza, nella grandezza, nell'efficacia e nella potenza del nome di Gesù.
Deve fare l'esperienza del Suo nome nella vita di fede: agire, operare, scegliere, parlare nel nome di Gesù: Nel nome di Gesù, il Nazareno, cammina! (At 3, 6)
Orientare se stessi nell'ascolto e nell'ubbidienza del nome di Gesù: sulla tua parola getterò le reti.(Lc 5, 5)
Non ci sarebbe bisogno di combattere il male nel nome di Gesù, se tutti, preventivamente, operassimo nel Suo nome.
Anche la nostra preghiera dovrebbe essere un canto al nome di Gesù, un chiamarlo dolcemente, un farlo risuonare nella campana del nostro cuore.


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