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Vita del Santuario > Lettere del Rettore
La piccolezza
Ha innalzato gli umili(Lc 1, 52)
Ho osservato le due grandi viti, poste all'ingresso del Santuario.
Sono stato attratto dalle foglioline che stavano spuntando.
Pur essendo microscopiche, avevano già un senso compiuto.
Vi ho visto la vita in germe, appena accennata.
Mi hanno richiamato un bimbo nel seno materno che è completo ma appena abbozzato.
Vi ho visto la vita in miniatura, in piccolo.
Ho pensato alle potenzialità di una minuscola creatura che si svilupperà fino a dare frutto.
La vita si fa sempre piccola, per poter diventare grande, la grandezza si esprime interamente ed efficacemente nella piccolezza.
In un germoglio c'è già un ramo, le foglie e i frutti.
E nell'inverno in un tronco amorfo che riposa, è insita la vita e l'esplosione della primavera e dell'estate.
Tutto nella piccolezza, nella debolezza!
Cosa contiene un germoglio, un semplice accenno di vita!
Ci si può chiedere come sia possibile per la natura nascondersi, farsi così piccola, così infinitesimale.
È il processo di Dio.
Con lo stesso occhio possiamo guardare un granello di frumento e vedervi già gli sviluppi della vita.
Guardare una semplice ostia e dire con Isaia: Non ha apparenza né bellezza per attirare i nostri sguardi, non splendore per provare in lui diletto(Is 53, 2)
Eppure sarà portatrice di vita, sarà il Datore stesso della vita!
Da un oggetto insignificante a Colui che dà significato a tutte le cose e le chiama all'esistenza.
Da alcune gocce di vino alla Redenzione del Sangue di Gesù.
È un prodigio che esprime il metodo di Dio: entrare nella piccolezza, nella debolezza e animarla, vivificarla dal di dentro, fino ad esprimere la bellezza delle bellezze, la grandezza assoluta.
Ci vediamo anche l'umiltà: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli. Perciò chiunque diventerà piccolo come questo bambino, sarà il più grande nel regno dei cieli.(Mt 18, 3- 4)
A chi è come loro appartiene il regno di Dio (Lc 18, 16).
Se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto (Gv 12, 24).
Dobbiamo essere capaci di scorgere anche in noi i germi di vita, di risurrezione, i segni del Verbo.
La fede ci deve aiutare a scorgere anche negli altri, soprattutto nelle persone considerate più "piccole" (perché magari perdute nei loro errori), le risorse nascoste nell'inverno del loro spirito.
C'è per tutti la possibilità e la speranza di una primavera.
E la morte diventa la possibilità ultima di esplodere in una primavera eterna.
Sarà come albero piantato lungo corsi d'acqua, che darà frutto a suo tempo e le sue foglie non cadranno mai; riusciranno tutte le sue opere. (Sl 1, 3)
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