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La Perla

Vita del Santuario > Lettere del Rettore > da La corda e il secchio

Perforare il silenzio


Alla ricerca della perla preziosa


Un uomo che abitava in una zona impervia e distante dal centro, vagava per tutti gli anfratti delle colline: andava cercando il suo asino, un bene prezioso per la sua vita. Diogene perlustrava tutti gli angoli, con una lanterna accesa, di giorno: cercava l’uomo. Una provocazione eterna. Ognuno di noi si domanda: chi, cosa sto cercando? “Un teologo da ragazzo aveva imparato che la preghiera è un dovere ma dopo anni di esperienza, aveva appreso che la preghiera è gioia… Gioia significa profondità dello Spirito, significa assaporare Dio, penetrare nel cuore di Cristo” (Card. Martini).
L’uomo esplora e utilizza soltanto una minima parte delle sue risorse. Si limita ad una vita in superficie senza calarsi nel profondo dell’interiorità per cavare fuori capacità, doni, ricchezze che restano sconosciute anche a se stesso. È un mistero per sé stesso oltre che per gli altri. Il Concilio ci dice che Gesù rivela l’uomo all’uomo.
Cosa conoscono gli altri di noi e cosa conosciamo noi di noi stessi? Tanti non si amano, non si stimano, non credono in sé, perché restano sull’uscio della propria realtà, fuori di sé, esterni ed estranei a se stessi. Si rapportano solo con la propria parte nota che non sempre è la migliore. Si negano alla speranza. Chiudono con la vita, rinnegano e odiano ciò che non conoscono e non gli danno la possibilità di esprimersi e realizzarsi.
Noi invece siamo veramente vivi se ci apriamo, se ci scopriamo, se ci esprimiamo. La vita è una continua apertura e un continuo sbocciare, una sorpresa, una scoperta, un tesoro che si rivela a noi, giorno per giorno. Ogni volta ci troviamo nuovi, diversi, espressione di una evoluzione umana e spirituale, una maturazione, una crescita, uno sviluppo.
La vita è novità, un libro che si apre e si rivela, pagina dopo pagina senza esaurirsi mai. Ogni uomo è un pozzo senza fondo, immagine e somiglianza di Dio che è infinito, non si esaurisce mai, fino alla morte. Si esprime sino alla fine e riesce a trasmettere le sue ricchezze anche con un sorriso e un semplice gesto; si realizza nella profondità. La superficie è morte e aridità.
Tutto è mistero: Dio e l’altro. Cosa conosciamo dell’altro che ci sta vicino? Ci siamo mai affacciati al mistero della sua vita, all’abisso dei suoi sentimenti? Abbiamo calato la corda nel pozzo del suo cuore? Le persone ci restano estranee perché non sappiamo cogliere il segreto del loro cuore. Ci fermiamo solo all’aspetto esterno, alla sagoma umana come se fosse un contenitore vuoto, senza entrare nel sacrario di quella identità.
Tante delusioni si verificano perché ci fermiamo alla superficie dell’altro, a ciò che l’altro riesce a far esprimere, far vedere, a farci credere. Con un minimo di fatica per entrare più in profondità avremmo colto il vero uomo, che resta spesso invece sommerso dalla polvere della falsità e della menzogna.
Il più sconosciuto per noi è Dio perché la nostra corda risulta sempre insufficiente per raggiungerLo nel profondo del cuore.
Il silenzio è la scala e la corda che ci avvicina a Lui. La nostra crescita nel silenzio ci permette di scalare altre vette per essere sempre più vicini alla grande vetta. È lo spazio di Dio perché Dio abita il silenzio che si fa sempre più profondo ma più denso, più abitato. È come avvicinarsi a una luce sempre più luminosa. Bisogna immergersi negli abissi del silenzio per giungere fino alle sue ricchezze profonde. Chi è esperto di pesca subacquea può illuminarci e farci scuola per le immersioni nel silenzio.
Bisogna cernere il silenzio come fanno i cercatori con la sabbia per estrarne l’oro. Nel silenzio respiriamo Dio, riposiamo in Dio, viviamo e nuotiamo in Dio. Il silenzio è il campo ove è nascosto il tesoro invisibile. Vale quanto tutti i nostri possedimenti interiori ed esteriori che dobbiamo vendere per acquistarlo. Non è un bene alternativo da aggiungere ad altri ma esclusivo perché contiene ed esclude tutti gli altri beni.
Fra noi e Dio c’è il silenzio che è la barriera da attraversare, come la roccia che bisogna perforare per giungere all’acqua. Dobbiamo scavare millenni di silenzio: mentre un profondo silenzio avvolgeva tutte le cose…. Il silenzio ci attraversa anche il cuore. Dobbiamo sfidare il silenzio, affrontarlo a viso scoperto, non aver paura, non aggirarlo, non sfiorarlo ma attraversarlo, come chi attraversa tutto il deserto, per raggiungere i luoghi in cui c’è la vita.
Chi si immerge nel silenzio, nuota, si perde in esso, vi trova il proprio benessere: solo in Dio riposa l’anima mia.
Il silenzio richiede una purificazione interiore, una rappacificazione con se stessi perché amplifica i conflitti e i punti in sospeso, ci permette di fare la verità...
Dobbiamo librarci nel silenzio per trovare l’abbraccio di Dio, la perla preziosa.

(Don Carmelo La Rosa)

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