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LA NOTTE

Vita del Santuario > Lettere del Rettore > dalla PACE

La notte

Una non vedente saliva la scala di una casa di riposo, per recarsi nella Cappella interna. Poiché in giro c'erano i muratori, le consigliai di pregare in camera. Lei mi rispose che sentiva che in Cappella c'è il Signore.
Mi ha colpito sulla sua capacità di penetrare il buio, di squarciarlo con la luce della fede, di incamminarsi fino a trovare la luce.
Mi ha fatto vedere il buio come un contenitore di luce, un riccio spinoso che porta dentro un frutto prelibato.
Me l'ha presentato come immagine della notte, la guida che conduce alla luce del giorno.
Il buio, la notte diventavano luoghi pregnanti di preghiera.
Ho pensato agli episodi biblici di incontri nella notte, l'esempio più eclatante ce lo offre Samuele che sa cogliere le voci delicate della notte.
Sarebbe interessante trarre dalla Bibbia le voci, i suoni, le visioni, gli incontri notturni, per scoprire la notte come momento privilegiato delle esperienze spirituali e della preghiera.
Nella preghiera abbiamo bisogno del maestro. Siamo come bambini che hanno bisogno di essere presi per mano per essere condotti all'incontro e alla scoperta del Padre, ai verdi pascoli della preghiera.
Gesù è l'unico nostro maestro, il gigante della preghiera, il grande maestro da imitare e seguire.
In Lui ci stupisce soprattutto il senso e il significato della notte come il luogo, il tempo privilegiato, la madre del silenzio e della preghiera
Per noi è un mondo ancora tutto da scoprire, la sua densità, la sua compagnia, la sua pregnanza.
Scoprire il buio, abitarvi, penetrarlo, come addentrarsi nel deserto.
Entrare nel silenzio della notte, andare oltre la soglia del silenzio e del buio della notte.
Non conosciamo ancora i tesori, le perle preziose e le ricchezze della notte.
Tanta gente vive di notte, si diverte, familiarizza con la notte.
È triste pensare che la gran parte dei cristiani passa buona parte della notte a seguire i programmi televisivi che spesso esprimono vuoto di contenuti, espressione efficace del vuoto e del nulla.
È molto triste pensare che si possa diventare teledipendenti.
Bisogna solo provare quanto si sta meglio spiritualmente facendone a meno.
Noi persone 'ordinate e composte' abbiamo ridotto la vita spirituale ad "affare" da affrontare di giorno mentre ci resta tutta una parte del tempo vitale da scoprire, anch'esso, come tempo di Dio e per Dio.
Anche per imitare ed imparare da Gesù che pregava di notte, che passava le notti in preghiera.
Abbiamo la scusante che nella formazione di tanti di noi la notte è rimasta scollegata e tenuta fuori dalle esperienze spirituali e dai momenti forti della fede.
Non ci è stata offerta la possibilità alternativa e complementare di rivestire il tempo notturno, trascorrendolo in preghiera nelle chiese.
Eccettuate le due grandi notti della Pasqua e del Natale, la Liturgia ha lasciato libere le nostre notti.
Per fortuna ci sono dei nuovi Movimenti che sviluppano molto questa dimensione della preghiera notturna.
Anch'io ho detto che la notte sapevo solo dormire ed ora, ad una certa età sento il bisogno e direi il dovere di andare oltre il buio della sera ma è tutto un cammino da dover faticosamente iniziare. Si può nascere di nuovo quando si è vecchi?
Come fare ad una certa età a stravolgere le abitudini? Ma possiamo continuare ad accontentarci soltanto della preghiera diurna?
Sarebbe interessante parlarne insieme e condividere esigenze e difficoltà.
La notte è vuota come il nostro cuore. Potrebbe essere raffigurata come un vaso vuoto che ha bisogno di essere riempito di preghiera e di esperienze spirituali; un continente da scoprire; un sito archeologico da esplorare e portare alla luce.
Come Mosè arriviamo alla fine della vita, appena appena sul monte Nebo, dal quale ci affacciamo alla visione della lontana Terra promessa.
Dio resta sempre l'oltre ciò che vedo, sento e tocco, un mondo lontano da raggiungere. La notte esprime anche tanti nostri vissuti e privazioni spirituali. Potremmo gridare al Signore: riempi la notte del mio cuore, il mio buio, il mio silenzio.

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