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La gabbia

Vita del Santuario > Lettere del Rettore > da La corda e il secchio

La gabbia di Dio

La purificazione e la moltiplicazione della preghiera Un produttore di vino, in punto di morte, rivelò al figlio che il vino si poteva fare anche con l’uva.
Desiderando dispormi alla preghiera, quasi istintivamente ho preso la corona del rosario ma qualcosa dentro di me mi diceva: posala, non ti ‘armare’, stai dinanzi a Dio rilassato, indifeso, senza mezzi, nella povertà, nella passività, senza niente, senza far nulla; non metterti in attività dinanzi a Lui e non vestire di attività anche la preghiera.
Un attimo di luce, che ha vinto le mie resistenze e difese, e mi ha ricordato che la preghiera, a volte, si può fare anche senza ‘preghiere’, senza parole e nel silenzio e mi ha richiamato alla mente il Cardinale Martini, che diceva che la preghiera è passività dinanzi a Dio.
Pensavo: forse i nostri ‘arnesi’: libriccini, novene, coroncine, devozioni, i ‘nostri’ canti, le nostre ‘cetre’, i ‘nostri’ tamburi, potrebbero diventare dei paraventi per difenderci dal rischio di osare la vera preghiera, la preghiera profonda, personale, del cuore!
Potrebbe essere paradossale usare le ‘preghiere’ per non pregare, non entrare nella preghiera, essere anestetizzati dal vissuto della preghiera.
Per molti quelle robe potrebbero trasformarsi in feticci, mezze idolatrie, beni intoccabili, legami quasi morbosi; delle barriere per proteggerci dal rischio di tuffarci coraggiosamente nell’oceano grande della preghiera.
Possiamo ridurre anche la Messa, a qualcosa di simile, se la viviamo in maniera devozionale, non ci distacchiamo dalle formule, ci apriamo alla contemplazione del mistero e ci libriamo nelle vette della trasfigurazione.
Ogni mezzo per la preghiera ha in noi una funzione importantissima, ci conduce ai gradini dell’altare, ai piedi del monte santo ma perde la sua funzione quando lo assolutizziamo e lo consideriamo fine a se stesso. Si dimostra utile e veritiero quando sappiamo andare oltre ogni formula e ogni struttura; quando gettiamo via il salvagente e cominciamo a nuotare da soli; quando togliamo le impalcature che ci sostengono nell’edificazione della vita spirituale; quando tagliamo il cordone ombelicale dei contenitori, per dedicarci al contenuto;
quando rinunciamo al perizoma che ci difende nei confronti di Dio.
Confesso che nutro tanta antipatia per molte preghiere popolari, recitate male, a memoria, povere di contenuto.
Anche nella Messa si fa fatica a tener conto della punteggiatura, nelle preghiere recitate col popolo.
Ho paura dell’illusione di aver pregato solo perché ho evaso il dovere e l’obbligo delle formule che recito in fretta o distrattamente.
Ho paura del muro che c’è oltre le formule se queste non mi fanno da scalino, per saltarlo e tuffarmi nel mare della preghiera aperta.
Ho paura se le formule non mi creano un grande appetito di preghiera e non mi fanno dire: ‘non mi basta!’
Nello stesso tempo nessun pensiero può fare da alibi per distoglierci dalla normalità e dall’ordinarietà della preghiera ma dobbiamo sentirci impegnati a perforare le parole, per coglierne il significato profondo, cercare in esse, dentro la corteccia esteriore, la perla preziosa e il tesoro nascosto.
Un monaco certosino chiese a un giovane: ‘quanto tempo impieghi per la preghiera?’ Il giovane rispose: ‘mezz’ora’. ‘Solo mezz’ora? - disse il certosino – Io impiego due ore per raccogliermi!’-
Non possiamo limitarci al minimo garantito, a quanto ci indica la Chiesa. Guai a noi se non sappiamo nuotare oltre, raggiungere l’alto mare. La Chiesa ci indica posti sicuri e approdi facili che vadano bene per tutti. Ogni figlio della Chiesa che cresce, sa andare anche oltre le spiagge sicure consigliate.
Nella vita spirituale l’assoluto e l’intoccabile è solo Dio, nessun metodo, nessun mezzo può andare bene per sempre e per tutti ma si vivono fasi alterne, cicliche, di ritorni e abbandoni e tutto questo indica che siamo vivi dentro.
Ci sono momenti in cui abbiamo bisogno di nuotare al sicuro, di essere ben protetti dalle parole e dalle formule che sono lo schema e l’ossatura della vita spirituale ma dobbiamo vigilare per evitare il rischio che diventino la gabbia della spiritualità, dell’originalità, della spontaneità, del cuore, dei sentimenti e in definitiva: la gabbia di Dio.(Don Carmelo La Rosa)
Quand'ero bambino, parlavo da bambino, pensavo da bambino, ragionavo da bambino.Ma,divenuto uomo, ciò che era da bambino l'ho abbandonato…(1Cor 13, 11)
Come bambini appena nati bramate il puro latte spirituale, per crescere con esso verso la salvezza.(1 Pt 2, 1)
Tutta la vita del discepolo del Signore deve essere considerata una grande preghiera, di cui ciò che abbiamo l’abitudine di chiamare preghiera è soltanto una parte. (Evagrio Pontico) Dio è una verità troppo eccelsa perché si possa accedere a Lui per una sola via. (Simmaco)
Lascia pure che le lusinghe terrene ti provochino. Lascia che anche gli affetti familiari ti chiamino con la voce delle emozioni, ma vai innanzi per la tua strada. Pensa soltanto alla tua salvezza,e sappi che puoi ottenerla soltanto attraverso la resa incondizionata a Dio.(Kabir)
Quanto più ti sforzi nell’ascesi e nella preghiera, tanto più godi della grazia e della gioia. La vita spirituale deve cominciare a partire dal cuore. Allora tutto va bene. Occorre che l’uomo capisca che ciò che ha vissuto finora era un nulla. (Padre Paisio)

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