Menu principale:
Vita del Santuario > Lettere del Rettore > da La Fedeltà
La Fedeltà
Sui passi dell’eterno
Doveva essere una meticcia. Aveva delle spalle splendide e quella bellezza animale dei sanguemisti, dalle labbra grosse e dagli occhi immensi.
Era bella, selvaggiamente bella. Non ci sarebbe stato, veramente, che una cosa sola da fare. Io non l’ho fatta. Sono ripartito a gran carriera, senza voltarmi indietro, piangendo di disperazione e di rabbia.
Credo che nel giorno del giudizio, se non avrò niente di meglio da presentare, potrò offrire a Dio, come un bel mazzo, tutte queste esperienze che – per suo amore – non ho mai voluto provare (Guy De La Rigaudie).
*
Senza fedeltà molti sono amanti ma non sono mai stati innamorati. Molti altri sono sposati ma non sono amanti. Penso sia necessario coniugare insieme i tre participi: innamorati, sposati, amanti poiché l’uno non può fare a meno dell’altro, svilupparli equilibratamente e aver cura di portarli insieme fino all’eternità.
La fedeltà, una realtà che si espande nel Tuo cuore e prende tutta la tua realtà per farla sua.
Il Tuo rapportarsi al domani, in riferimento ai valori.
La misura in cui crediamo in essi e siamo pronti a scommetterci la vita.
L’armonizzare, il coniugare la materia con l’idealità
Far passare l’idealità attraverso tutto il nostro essere.
Metterci a servizio dell’idealità ed esprimerla anche attraverso il corpo.
Fare della carne la strada, la visibilità della nostra idealità. Porrò la mia legge nel loro animo, la scriverò sul loro cuore (Gr 31, 33). Mettimi come sigillo sul tuo cuore, come sigillo sul tuo braccio (Ct 8, 6).
Fedeltà è quanto c’è del mio passato nel mio futuro. Quanto sono presenti gli elementi iniziali del mio cammino, in riferimento al futuro e quanto sono stati trafficati da me.
Quanta importanza e quanta eco essi hanno avuto in me, quanto hanno condizionato e inciso sulla mia vita.
La fedeltà è il peso netto della mia vita, tolte le scorie; ciò che veramente vale e resta, ciò che non marcisce, i ladri non possono rubare, la ruggine corrodere e le tarme consumare (Mt 6, 19).
E’ la mia accoglienza della Croce nella ferialità; scegliere la strada difficile della Croce; ciò che si compie dall’alto della Croce, stando in Croce. E’ la parola dalla Croce.
Il senso della mia esistenza, aver portato l’idealità nelle fibre più intime dell’esistenza, fino ad identificarmi con essa.
*
Bisogna vestire, respirare, contemplare la fedeltà di Dio, un panorama infinito nel quale ci si perde: Egli è fedele per sempre (Sl 46[45], 7). Eterna è la sua misericordia (Sl 136[135],1). La sua fedeltà per ogni generazione (Sl 100[99], 5).
In Lui ci ha scelti prima della creazione del mondo…predestinandoci ad essere suoi figli adottivi (Ef 1, 4 – 5).
A chi cammina per la retta via mostrerò la salvezza di Dio (Sl 50(49), 23).
Voi siete quelli che avete perseverato con me nelle mie pene (Lc 22, 28).
Ci ha rigenerati…per una speranza viva, per un’eredità che non si corrompe, non si macchia e non marcisce. Essa è conservata nei cieli per voi (1 Pt 1, 3 – 4).
Rinfrancate le mani cadenti e le ginocchia infiacchite (Is 35, 3).
Deposto tutto ciò che è di peso e il peccato che ci intralcia, corriamo con perseveranza nella corsa, tenendo fisso lo sguardo su Gesù (Eb 12, 1 – 2).
Non avete ancora resistito fino al sangue nella vostra lotta contro il peccato (Eb 12, 4).
*
Padre, è la prima e ultima parola di Gesù. In mezzo c’è il peso del Suo corpo che grava sulle braccia crocifisse, la materialità del mondo e della storia.
*
Fedeltà è perdere tutto per Dio, anche il proprio corpo, come Giobbe.
Farsi aprire il cuore, superare ogni blocco interiore e le nostre difese.
Spargere i tesori del cuore e alla fine dire: non possiedo né oro né argento ma quello che ho te lo do (At 3, 6); Padre nelle Tue mani consegno il mio spirito (Lc 24, 46). E’ ciò che mi resta!
Dare a Dio quello che è di Dio (Lc 20, 25). Tutto è compiuto (Gv 19, 30).
Portare le stigmate della morte nel nostro corpo, perché trionfi la vita.
(Don carmelo La Rosa)