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Vita del Santuario > Lettere del Rettore > da La Fedeltà
La fede
Un cammino di luce
Una persona è rimasta allibita al sentire uno dei leader della sua parrocchia, che non credeva solo a due cose: la Trinità e la Confessione, ma la Confessione la faceva una volta all'anno, per rispetto alla moglie!
Se noi preti ascoltassimo i nostri fedeli se sentiremmo delle belle! Anche noi resteremmo allibiti da tante sorprese!
Questo modo di pensare e di parlare mi fa richiama alla mente il vezzo tanto di moda sul mercato delle "riserve" e degli sconti. Come fare il prete o sposarsi, mantenendo limiti, condizioni, riserve, dire al Signore o alla moglie: ti concedo fin quà, non oltre.
Nella fede non si può mai aprire la stagione degli sconti e delle svendite. Se si vuole recuperare, si rende sempre più urgente elevare la qualità dell'offerta e alzare il prezzo fino alla meta dell'eroismo.
È deleterio e detestabile dare l'idea di essere pronti a smontare, ad abbassare i prezzi come ai saldi di fine stagione. Così facendo si perde di credibilità e di immagine.
Ho detto a un giovane sposato, in crisi, che doveva ancora entrare nel matrimonio. La sua vita non era per nulla cambiata, continuava a fare quello che faceva da scapolo, a mantenere gli stessi ritmi, lo stesso stile di vita, a restare attaccato alla gonna della mamma, a frequentare le stesse persone e gli stessi luoghi. Vi aveva solo aggiunto una donna, in maniera posticcia, marginale e periferica. Di fatto, per lui essere sposato era irrilevante.
Nella fede o si entra in pieno, o non si entra affatto. Il "credo ma"… è un "non credo" mascherato e negato anche a se stessi Chi pensa di poterle girare attorno o restare in periferia, avendo paura di tuffarsi o di abbracciarla del tutto è uno che inganna se stesso e gli altri che da lui avrebbero diritto di attendersi ben altra testimonianza. Gesù nell'apocalisse ha parole di fuoco per persone simili (cf Ap, 3,16)!
Con la fede non si può patteggiare, bisogna lasciarsi prendere per mano e farsi condurre dalla sua guida illuminata.
Non si può scartare nulla della fede, non possiamo prendere soltanto ciò che ci piace e gettare il resto. Non esiste una fede "secondo me" ma solo la fede, che bisogna prendere o lasciare in blocco.
Nei nostri tempi di esasperato relativismo, ognuno tira, pigramente ed egoisticamente, la coperta dal suo lato, tanta quanta gli basta.
Ci sono, purtroppo, dei pastori che anziché preoccuparsi di rafforzare e consolidare le fragili certezze dei fedeli, con i loro interventi da "saputi" ma non da "sapienti" sradicano le deboli radici che tengono in piedi l'albero della fede, aggredendolo con raffiche di teorie e idee basate solo sul proprio orgoglio e sulla propria inadeguatezza e incapacità ad affacciarci e a trattare il mistero.
Gesù ha detto con molta chiarezza ai suoi seguaci che, nella sequela non è previsto il cammino parziale, a tempo, a tappe o a singhiozzo. Non possiamo sceglierci la strada o la meta "Chi vuol venire dietro a me ,rinneghi se stesso , prenda la sua croce e mi segua"(Lc 9,23). Ci è richiesto solo l'abbandono, dobbiamo fidarci e iniziare.
Molto illuminante la poesia di Trilussa sulla fede: "Quela Vecchietta ceca, che incontrai la notte che me spersi in mezzo ar bosco, me disse: "Se la strada nu' la sai, te ciaccompagno io, che la conosco. Se ciai la forza de venimme appresso,fino là in cima, dove c'è la Croce..." Io risposi: "Sarà ... ma trovo strano che me possa guidà chi nun ce vede ..." La ceca, allora, me pijò la mano e sospirò: " Cammina!" Era la fede".
Per quanto Ci sorprenda il lasciarsi guidare da una cieca e alla cieca, a occhi chiusi, se si rifiutano parti della fede, questa non è ancora scattata in noi non si è ancora verificata una dilatazione dell'essere, per poter abbracciare e accogliere tutto Dio, tutta la verità, tutta la luce.
Certamente all'inizio siamo come i neonati che non vedono chiaramente o come il cieco nato che vede come degli alberi che camminano (Mc 8, 25) che poi identifica come persone. C'è in lui un assestamento nella luce e nella fede.
Siamo in un processo di illuminazione, assetati e affamati di fede, insaziabili fino alla morte ma l'importante è che in noi non ci debbono essere delimitazioni e confini preconcetti. Non possiamo preordinare un cammino alla fede come nelle gimcane. La fede ci apre il suo cammino fra le spine, si fa strada e cammino.
Non possiamo mettere sbarramenti alla fede, darle ordini e programmi ma è necessario abbandonarci e lasciarci portare come una piuma sulle onde del mare, come un bimbo nelle braccia paterne.
Nel mio cammino verso il sacerdozio ci fu un momento in cui diventai supercritico, vedevo solo gli aspetti negativi, quasi stavo a guardare a distanza, dall'esterno. Ma quando venne la pienezza del tempo … (Gal 4, 4), ciò che era da bambino l'ho abbandonato (1Cor, 13,11), mi si aprirono gli occhi, scomparve ogni remora, ogni dubbio, ogni se, ogni ma e ogni forse, tutto si dileguò automaticamente, come neve al sole. Rimase solo la certezza della luce: una cosa so: prima ero cieco ed ora ci vedo. (Gv 9, 25).