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La Farina

Vita del Santuario > Lettere del Rettore > da Il Bimbo

La farina
Come questo pane spezzato era disperso sopra i monti e, raccolto, è diventato una cosa sola, così sia radunata la tua Chiesa dai confini della terra nel tuo Regno. (Dottrina dei Dodici Apostoli)


La celebrazione eucaristica mi fa pensare all'azione di impastare il pane.
Essa provoca una convergenza da varie direzioni, da diverse esperienze e vissuti, per portare tutti all'unità attorno all' altare.
Indimenticabili le folle di persone che in Africa arrivavano da tutte le parti, anche lontanissime, per recarsi un unico punto quasi invisibile nell'immensità del paesaggio: una 'cappella' … Ho chiesto al mio accompagnatore: 'dove vanno?' e mi ha risposto con naturalezza: 'è domenica!!!
Che bella la domenica che crea l'unità e la festa! Un canto dei tempi della mia infanzia diceva: 'Domenica è sempre domenica, si sveglia la città con le campane!'
Anche in Albania senza campane, ho ritrovato fortissimo il senso di quel canto.
Una domenica, attraversando una zona cattolica del nord, ho assaporato la gioia delle strade piene di gente che in un villaggio andava in chiesa e nel villaggio seguente era uscita dalla chiesa. In diversi villaggi, la strada traboccava di gente, "per Cristo", a morivo di Cristo, formando una sequenza ininterrotta.
È meraviglioso andare a Cristo o partire da Cristo, fare di Cristo il cuore del mondo! (Liturgia).
Ma questo andare e questo convergere deve essere realizzato anche se in maniera più sofferta e impegnativa, all'interno della chiesa, nell'unificare i cammini, nel cercare unità e comunione, nel diventare comunione, nel coltivare sentimenti convergenti e unificanti, nel lasciarsi plasmare dall'unica Parola e dall'unico Spirito, nell'ascolto e nella sequela dell'unico Signore.
Non basta sedersi accanto ma bisogna sentirsi uniti nell'unica fede e nell'unica preghiera, con una sola voce.
L'immagine più significativa è quella della farina, una massa inerme alla quale bisogna dare forma e sapore, aggiungendo la giusta quantità di acqua, sale e lievito.
Anche nella Messa questa realtà viene lavorata, impastata, trasformata in pasta, amalgamata e cotta, fino a diventare pane.
Fa parte dei miei ricordi d'infanzia l'immagine della fatica che le mamme dovevano fare con le loro braccia per impastare la farina. Ore di movimento di



muscoli per trionfare sulla molteplicità e la dispersione e creare una realtà compattata.
Così anche la celebrazione eucaristica: bisogna far agire lo Spirito, dare spazio alla Sua forza perché faccia di tanti cuori un solo cuore, di tanti pensieri, un solo pensiero, di tante vite, una sola vita.
Tutti dobbiamo trasformarci in un unico pane per l'Eucaristia, ma soprattutto noi sacerdoti abbiamo l'altissimo compito di fare i panettieri di Dio: prestargli le nostre persone perché Lui possa creare il pane per l'Eucaristia, da offrire, benedire, spezzare, consacrare e donare.
È meraviglioso vivere l'Eucaristia, sentirsi Eucaristia. Sentire lo Spirito come forza aggregante e unificante che ci fa sentire e vedere le stesse cose, che unifica il nostro respiro.
Nella pasta c'è il lievito, una forza che fermenta e unifica. Anche noi siamo fermentati dal lievito spirituale dello Spirito Santo.
Come la farina, una polvere amorfa e ammucchiata, anche noi cattolici praticanti possiamo formare una folla , un'ammucchiata anonima di gente che si è abituata periodicamente a riunirsi per la Messa ma che immediatamente dopo si disperde ognuno per suo conto, oppure attraverso l'azione dello Spirito Santo possiamo essere animati dentro fino ad essere elaborati e sublimati in un miracolo di Dio.

Guardando alla mia vita passata, con gli alti e i bassi e i voli verso Dio e verso gli altri, mi sorge spontanea una domanda a Dio: Posso dire che la mia vita l'hai fatta Tu? L'hai impastato Tu il mio pane? Sono stato farina del tuo sacco, nelle Tue mani? Sei Tu che Ti sei impegnato a frantumare il mio grano e pestare la mia uva, quando ero incapace di capire il processo di vita che avevo? Eri Tu nel mio palmento che Ti divertivi a pestare la mia uva? Eri felice, come la donna che partorisce una vita nuova. Io sentivo i Tuoi colpi senza dei quali sarei marcito e scomparso nel nulla. Attraverso il dolore hai colto da me la vita, mi hai dato vita perché non scendessi nella fossa (Sl 30[29],4). La mia vita l'hai fatta Eucaristia e il dolore ha acquistato significato di rendimento di grazie. Sei Tu che hai impastato, che stai impastando la mia vita? Immagine stupenda che mi fa impazzire di stupore e di gioia … Che sarei io fuori dalle Tue mani? Farina per ammuffire, uva per marcire. Dove andare lontano dal Tuo spirito, dove fuggire dalla tua presenza? (Sl 139[138], 7).
Nelle Tue mani è il senso della mia vita. Sei la realtà invisibile, vitale ed essenziale della vita, il lievito: Simile al lievito che una donna ha preso e nascosto in tre staia di farina, finché tutta sia fermentata (Lc 13, 21). Ecco la fiducia che deve accompagnare la nostra vita fino alla tomba. Nei momenti di caligine, dall'altra parte del tunnel Dio sta scrivendo la mia storia, sta impastando il mio pane, sta vendemmiando la mia uva. Io sono Eucaristia, la mia vita, il corpo, il sangue, la mia carne sono il pane e il vino che Gesù prende fra le mani, dicendo: Questo è il mio corpo … Questo è il mio sangue. (cfr. il mio libro 'Per la vita del mondo', pag. 115)

Fa o Signore che questa intuizione di un momento difficile della mia vita non si parta mai dalla mia coscienza e illumini ogni credente, perché nell'essere per gli altri senta di essere il buon profumo di Cristo, del pane appena sfornato per la fame del mondo.


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