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La droga

Vita del Santuario > Lettere del Rettore > Da la cetra al le scarpe del Giubileo

La droga
Nella mano del Signore è un calice ricolmo di vino drogato.(Sl 75, 9)


Hanno portato un giovane che mi guardava con due occhi imploranti e smarriti. Parlava solo con gli occhi. Nel frattempo è entrata una signora che, in seguito, ha sentito il bisogno di telefonarmi per dirmi che non riusciva a togliersi di dosso gli occhi di quel ragazzo.
Le ho risposto: "se sapesse quanti occhi io non riesco a togliermi di dosso!"
Mi è sembrato un uomo immerso nella nebbia, nell'indefinito, nel vago e mi ha aiutato a capire la nostra situazione di persone bisognose di risurrezione.
Molte persone che vengono in chiesa non sono né cattive né buone, né religiose né empie, né credenti né atee, né di Dio né del maligno, né del bene né del male.
Sono pronte, su misura per andare al limbo! Vivono nel limbo, nell'indefinito, nell'incerto, nel nulla.
Una donna anziana, parlandomi della sua famiglia mi diceva che è come se tutta l'intelligenza dei suoi familiari, la sua compresa, fosse stata annullata e mi portava gli esempi dei vissuti di tutti i familiari. Era sconvolgente stare a sentirla.
Nel frattempo io pensavo: e la nostra gente che viene in chiesa, cosa ha nel cuore, nella mente, verso dove e chi è orientata?
In una casa di riposo un signore ancora lucido mi spiegava che loro erano come in un magazzino, ove si ammassano gli oggetti che non servono più.
Manca in molti il coraggio di pensare, di rompere, di spezzare e contraddire il proprio passato e il proprio peccato.
Il coraggio di ricominciare, voltare pagina, fare il salto da me a Dio, dal peccato alla grazia, dal passato al futuro.
Siamo sempre da questa parte del fosso, a chiederci se buttarci o meno dall'altra parte.
Mi è rimasta impressa l'esperienza missionaria battesimale degli adulti che si decidevano di fare il passo verso Cristo, di saltare dalla Sua parte, di tuffarsi nell'oceano del Suo amore.
Mi son chiesto se in tanti sopravvive il bisogno della Pasqua, del passaggio. Quale attinenza ha la Pasqua con la nostra vita.
Se ci incalza dal di dentro la nostalgia di Dio.
Il bisogno di dire basta, non ne posso più, sono sazio delle ghiande del mondo.
Il desiderio di uscire dal vortice degli affanni e delle angustie del quotidiano.
Mi ha fatto riflettere la poca richiesta di confessioni. L'ho letta come uno dei segni dell'assenza di bisogno di passaggio e di rottura.
Sogno un cristianesimo di convertiti, di ritornati entusiasti, che scuotano la monotonia del credere, che siano capaci di smuovere tutto e tutti, di incalzare e risvegliare le coscienze più impigrite.
Di rompere le nebbie dei cuori e delle comunità.
La vita di ogni giorno ha drogato tanti cristiani che vagano incerti senza sapere ciò che cercano e che vogliono.
Il sole di pasqua risplenda in tutti i cuori per rompere ogni residuo di nebbia che acceca e toglie ogni prospettiva e ogni futuro.


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