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La Debolezza

Vita del Santuario > Lettere del Rettore > Da la cetra al le scarpe del Giubileo

La debolezza


Quando sono debole è allora che sono forte


Spesso ci capita di trovarci di fronte al mistero di malattie debilitanti che colpiscono persone relativamente giovani che vediamo deperire psicologicamente e umanamente, giorno per giorno e sconvolgono le nostre sicurezze,

Sono stato a trovare un parente, comunicava con una specie di telefonino, con una voce meccanica che pronunciava le parole scritte.
Mi ha così apostrofato: 'non avrei potuto immaginare che avrei fatto questa fine'. Gli ho parlato della poesia di Gianni Rodari che sollecita a prendere il meglio della vita.
Gli è piaciuta molto ma io sono rimasto con quel pugno nello stomaco.
k. ha un'altra malattia nuova. Non parla più, non riconosce le persone, non sa neanche il suo nome. Solo ricorda il nome di Gesù e ogni tanto lo invoca dolcemente e lo chiama ripetutamente.
Fa tanta tenerezza questo lasciare il posto esclusivo a Gesù.
Che lezione magistrale sulla vita e sulla fede: Gesù, solo Gesù e Gesù solo. Non ricordarsi di altro. Si può fare a meno di tutto e di tutti tranne che di Gesù. Lui è l'irrinunciabile.
Anche nello stato assoluto della debolezza, della dipendenza dagli altri, di una seconda infanzia umana e spirituale, non dimenticare il Suo nome, proclamarlo con la forza della debolezza, dell'infermità, del limite, della fragilità.
Trasformarla in potenza, per proclamare nel silenzio della vita e delle forze, il nome di Gesù.
Efficace, come sempre S. Paolo: quando sono debole è allora che sono forte (2Cor 12, 10). Cristo è potenza di Dio e sapienza di Dio(1Cor 1, 24).
In quella sofferenza proclamare il nome di Gesù fa tremare la terra e il mondo.
Come i bambini che ripetono con gioia e con la potenza della loro debolezza e del loro amore innocente il nome di Gesù, così ogni debolezza diventa potenza di Dio, se proclama il nome della salvezza e della vittoria sul male.
Restiamo attoniti di fronte alla potenza della debolezza degli uomini, nella quale viviamo un rovesciamento delle capacità e delle potenzialità: ha spiegato … ha disperso … ha rovesciato … ha innalzato … ha ricolmato … ha rimandato … ha soccorso (Lc 1, 52-54).
Dio ci parla e ci salva attraverso la debolezza, quella nostra e quella degli altri.



Un signore di Scandicci
Gianni Rodari
Un signore di Scandicci
Buttava le castagne
E mangiava i ricci
Un suo amico di Lastra a Signa
Buttava via i pinoli
E mangiava la pigna

Suo cugino in quel di Prato
Mangiava la carta
e buttava il cioccolato

Un parente di Figline
Butta via le rose
E odorava le spine

Un suo zio di Firenze
Buttava in mare i pesci
E mangiava le lenze

Un compare di Barberino
Mangiava il bicchiere
E buttava il vino

Tanta gente non lo sa,
non ci pensa e non si cruccia
La vita la butta via
e mangia soltanto la buccia!

Non la disprezza, non la umilia, non la calpesta. Dio la innalza: ha innalzato gli umili (Lc 1, 52)
Il maligno si approfitta della debolezza dell'uomo, la ingigantisce, se ne serve, per annientarlo e distruggerlo, la scopre senza pietà.
Al contrario, il Signore ne ha pietà, la veste e la copre, la perdona e si dona a noi per la via della debolezza, come nella Sua Incarnazione.
Dio ha misericordia, rispetto e cura per la nostra debolezza.
Senza guardare alla Sua debolezza ci sarebbe da impazzire, di fronte a persone che regrediscono a vista d'occhio.
Dio fa propria la nostra debolezza, considerandola come via di salvezza.
Lo troviamo nella debolezza propria e degli altri.
La croce non ci dice altro: Dio ha innalzato la debolezza fino a farla divenire maestra di vita.
Di fronte alla grande debolezza umana noi ci rendiamo conto che la nostra debolezza è cosa da nulla.
Attraverso di essa siamo capaci di incontrare e accogliere la debolezza degli altri.
Dio è grande perché ci rappacifica e ci riconcilia con la debolezza. Lo sperimentiamo nella vita feriale, nel Sacramento della riconciliazione.
Non ce la getta in faccia ma la copre con l'abito più bello, i calzari e l'anello al dito.
Di un essere ridotto a uno straccio di uomo ne fa un figlio prediletto e gli va incontro per primo.
Giustifica colui che non ha il coraggio di farsi avanti, di alzare il capo e si batte il petto.
I deboli ci proclamano con forza il Vangelo - che noi diversamente forse non avremmo mai percepito - con la stessa potenza della croce.


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