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La Corda

Vita del Santuario > Lettere del Rettore

La corda


La preghiera mi richiama l'idea di una corda di salvezza a cui ci si aggrappa nel pericolo.
Pensavo a un incendio, a un'alluvione o all'inseguimento di un cane e in quel frangente trovare su di se una corda che ci permette di fuggire al pericolo e allontanarci da esso, man mano che si sale.
È stupendo: più ci si inerpica nella preghiera e più diventano lontani i pericoli e gli assalti.
Più si entra nella preghiera e più si esce dal male e dalle contingenze umane.
Più si acquista sicurezza nella preghiera e più si perde l'insicurezza della vita.
Più si è forti nella preghiera e più si indebolisce il male nei nostri confronti.
Più ci si inerpica e più il male diventa lontano e innocuo.
Il mondo con i suoi affanni diventa lontano e distante, le paure sempre più inconsistenti.
La preghiera oltre ad essere un dono di Dio, è fatica e conquista, frutto di volontà e impegno.
L'importante è la costanza, il salire senza sosta anche quando non si ha più la percezione dell'inseguimento che si era fatto scintilla del fuoco della preghiera.
Questa corda è conficcata nei cieli e li penetra, ci fa inoltrare oltre il visibile e il sensibile.
Ci si prova gusto a salire perché si scoprono panorami inediti, visioni sconfinate, ambienti nuovi e inesplorati.
È come salire in montagna. Più si sale e più si prova gusto a scoprire ambienti incontaminati che ci danno l'ebbrezza della scoperta e della novità.
La preghiera è un universo che si apre a noi passo dopo passo, scalata dopo scalata.
È un'emozione impagabile, un patos unico, la gioia della conquista, il superamento di se stessi e del proprio limite, del male e della debolezza.
Già il Beato Bartolo Longo aveva utilizzato la metafora della corda o catena, per descrivere la Corona del Rosario: "O Rosario Benedetto di Maria, catena dolce che ci riannodi a Dio, vincolo di amore che ci unisci agli angeli, torre di salvezza negli assalti dell'inferno, porto sicuro nel comune naufragio, noi non ti lasceremo mai più! Tu ci sarai di conforto nell'ora di agonia; a te l'ultimo bacio della vita che si spegne".
C'è una corda che ci riannoda al cielo e c'è una corda che ci riannoda al futuro, al domani, fino alla nostra morte.
L'importante è riannodarsi a una idealità che ci costringa a procedere.
Non ha senso una preghiera stagnante, abitudinaria, di routine ma la preghiera dice in se stessa progresso e dinamismo, il superamento crescente di se stessi, l' andare oltre se stessi.
La preghiera deve essere più grande e più alta del nostro cuore.
Il Salmo 56 è molto illuminante: Nell'ora della prova, in te confido: in Dio confido, non avrò timore: che cosa potrà farmi un uomo? ... I passi del mio vagare tu li hai contati. (Sl 56, 4 - 5. 9).
Speriamo che siano contati anche i passi dell'ascesa,della rottura col passato, i passi contro corrente, contro il mondo, i passi che ci allontanano dal mondo e dal peccato, dalla melma e dal tanfo del mondo;i passi della crescita,del salto del fosso, i passi del coraggio.
I passi della libertà, della liberazione: Siete stati chiamati a libertà. (Gal 5, 13).
La preghiera si fa nostra guida, ci prende per mano e ci conduce verso la libertà che diventa lo spartiacque fra il dolore e la gioia, il pianto e il canto, la fatica e la conquista.
Quando il Signore ricondusse i prigionieri di Sion, ci sembrava di sognare. Allora la nostra bocca si aprì al sorriso, la nostra lingua si sciolse in canti di gioia.(Sl 126, 1 - 2)
Voglio cantare in onore del Signore: perché ha mirabilmente trionfato, ha gettato in mare cavallo e cavaliere. Mia forza e mio canto è il Signore, egli mi ha salvato.(Es 15, 1 - 2)

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