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La Consolazione

Vita del Santuario > Lettere del Rettore > Da la cetra al le scarpe del Giubileo

La consolazione
SUCCHIERETE AL SUO PETTO E VI SAZIERETE DELLE SUE CONSOLAZIONI.(Is 66,11)

Stando in un Santuario incontro spesso persone che affidano al mio cuore fardelli e afflizioni.
Mentre ricevevo una bellissima telefonata sono stato rapito dalla bellezza dei gerani sulla finestra, nel mio angolo di ascolto che chiamo "il mio confessionale fiorito".
Quei fiori esprimevano la gioia del creato per una situazione di sofferenza che si proiettava verso la luce.
L'indomani mentre ascoltavo una telefonata dolorosa mi sono ritrovato ancora una volta assorto a contemplare quei fiori palpitanti e li ho sentiti come un germe di consolazione per il mio cuore, una provocazione per il mio ruolo di consolatore.
Un'immagine quanto mai efficace per descrivere l'azione della consolazione è il balsamo: un olio che rinfresca, calma, ridona l'equilibrio fisico, distende, dà il senso del benessere.
Si passa così dal dolore al godimento, dalla fatica di vivere e della corporeità al ritrovamento della pienezza di vita e del gusto di vivere.
Meraviglia della natura che con un po' di unguento ricrea la pace del corpo e contribuisce alla pace dello spirito!
Meraviglia anche della preghiera, l'unguento per eccellenza che non resta all'esterno ma penetra fin nelle fibre più intime dell'essere, fino al punto di divisione dell'anima e dello spirito, delle giunture e delle midolla. (Eb 4, 12)
Che medicina è la preghiera, per i tempi più tempestosi, per i momenti più bui, per gli attimi più neri di smarrimento, per gli assalti infernali, per il turbinio della vita!
Quale miracolo, quale prodigio, quali gli effetti della preghiera! Mi portò al largo, mi liberò perché mi vuol bene (Sl 17, 20).Ho cercato il Signore e mi ha risposto e da ogni timore mi ha liberato. Guardate a lui e sarete raggianti, non saranno confusi i vostri volti. Questo povero grida e il Signore lo ascolta, lo libera da tutte le sue angosce (Sl 34,5-7).Alla sera sopraggiunge il pianto e al mattino,ecco la gioia (Sl 30, 6).
La preghiera è la madre e la sorgente della consolazione, come ossigeno che penetra nei polmoni, li disintossica e li purifica; come sangue puro che entra nelle vene e le libera dalle contaminazioni delle angustie, le ansietà e le angosce che intorbidiscono la vita.
Nella preghiera ci avviciniamo al Signore col desiderio di toccare il Suo mantello, sicuri che anche un contatto di sfuggita ci comunica la Sua energia che riattiva il nostro ciclo vitale e mette a tacere le onde tempestose del nostro cuore agitato.
E il Signore si avvicina a noi e riempie di sé, pian piano, il recipiente della nostra vita. Dolcemente, con calma, penetra e impregna di sé le fibre del nostro tessuto spirituale dell'acqua della Sua pace. Ci sentiamo rigenerare nell'acqua viva che penetra in noi attraverso il canale della preghiera.
Goccia a goccia, insensibilmente, con la rugiada della sua grazia, il Signore calma la nostra arsura e sazia la nostra sete di pace. Il suo favore è come la rugiada sull'erba (Prov 19,12).


Cerchiamo la preghiera come le bibliche "cerve assetate". Quando siamo presi dalla siccità dello spirito, conoscendo il prezioso valore dell'acqua, facciamo tesoro di ogni goccia che vale quanto tutta l'acqua del mondo.
Ogni assaggio di preghiera ci dona la sua essenza profonda, ce la rivela, ce la fa desiderare, bramare. Ci apre e ci mette in un altro mondo.
In un periodo in cui non riuscivo a raccogliermi e concentrarmi, ho scritto nel lato interno della porta della mia cappellina una frase di un canto scout: "Purché stia vicino a Te". E facevo di tutto là dentro, leggevo, scrivevo … purché …
Non importa quello che sentiamo e viviamo, la preghiera agisce in sé stessa purché le diamo spazio e tempo.
Tutti probabilmente abbiamo attraversato tempeste nella vita, interne ed esterne a noi e abbiamo sperimentato attimi, sprazzi di luce e di consolazione. C'è da augurarsi che come abbiamo conosciuto le tempeste sperimentiamo e godiamo la consolazione, come un'eco, un contraccolpo: la presenza dolce del Signore.
La Sua voce è rasserenante: non temere …, il Suo sorriso è rappacificante, il Suo volto è come un porto sicuro, le sue braccia sono accoglienti, la Sua mano sulla spalla è un contatto fisico con Gesù che non si dimentica.
Queste esperienze ci fanno quasi dire che vale la pena soffrire se la sofferenza si fa per noi porta che ci immette nella pace e nella consolazione di Gesù.
Il nostro arduo compito, quasi un dramma per la difficoltà dell'impresa è riuscire ad amplificare, collegare, trasformare gli attimi di luce saltuari e occasionali in un'unico stato di luce e le primizie della consolazione in un frutto di stagione anzi in un frutto per tutto l'anno.
Fare della nostra vita un momento unico di consolazione. Diventare delle persone consolate che mettono radici sempre più profonde nella consolazione del Signore, piantati nella casa del Signore(Sl 92, 14). Sempre nutrite dell'inesauribile consolazione divina.
Coloro che superano questo scoglio sono il regalo più bello di Dio al mondo.
Essi sanno dilatare la consolazione, allungarla e allargarla nel tempo e nello spazio, allargare i pioli della Sua tenda nel loro cuore.
Dilatano il respiro, i polmoni, il cuore, la pace, la quiete interiore, la speranza, lo sguardo, il sorriso, il volto, la proiezione verso il futuro, la presenza di Dio in loro.
Occorre lasciarsi dilatare e distendere completamente dalla consolazione della preghiera che è un efficace amplificatore dell'esistenza.
Lasciare che Gesù tocchi le ferite del nostro essere e le medichi col balsamo della Sua consolazione, non nascondere a Lui le nostre piaghe ma aprirci completamente alla Sua azione di guarigione.
L'icona più bella della Consolazione ce la offre Maria di Magdala che incontra la Resurrezione e il Risorto, col suo salto di qualità dalla desolazione più buia alla consolazione più luminosa, dallo smarrimento alla Missione.
Ecco il nostro compito: diventare, assumere lo status di persone consolate, rasserenate, gioiose per diventare anche noi consolatori. Consolate, consolate il mio popolo (Is 40,1).
Dio di ogni consolazione, ci consola in ogni nostra tribolazione perché possiamo anche noi consolare quelli che si trovano in qualsiasi genere di afflizione con la consolazione con cui siamo consolati noi stessi da Dio. (2Cor 1, 3 - 5)


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