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La carne venduta

Vita del Santuario > Lettere del Rettore > Da la cetra al le scarpe del Giubileo

La carne venduta
Una grande macelleria a cielo aperto

Una signora, lamentandosi del figlio - strappato alla famiglia per svolgere il servizio militare - lo definiva carne venduta.
Ho ripensato a questa espressione percorrendo la Catania - Gela che è una strada famosa per gli incidenti mortali.
A differenza di altre strade a scorrimento veloce è viva, e animata poiché in tutto il percorso, si notano ragazze a tutti gli incroci,più o meno vestite,che gesticolano e cercano di farsi notare.
Sono tutte di colore, africane, che trasformano quella strada in un vero Calvario, luogo di sofferenza camuffata.
Colpisce questa realtà per diversi aspetti.
In tempi in cui si parla tanto di rifiuto degli stranieri e di razzismo, la constatazione che per il piacere non c'è razzismo, non importa il colore dell'oggetto.
Colpisce ancora l'assoluta mancanza dello Stato, per una macelleria sotto gli occhi di tutti, a cielo aperto, una esposizione così dilatata, così provocatoria, come una fiera degli animali. Decine e decine di esseri umani esposti come in una macelleria, ove scegliere il pezzo migliore.
Colpisce il silenzio della coscienza dei cittadini, offesi nella loro dignità da tale provocazione.
Colpisce l'illegalità e l'insicurezza assoluta, quante di queste ragazze sono regolari o clandestine o portatrici di infezioni?
Pensavo al coraggio civile di Don Oreste Benzi che è riuscito a costringere le autorità competenti a far ripulire tutta la riviera della Provincia di Rimini e si è fatto promotore di una campagna per la liberazione e il riscatto delle schiave del sesso.
Che tristezza vendere se stessi, la propria carne, la propria pelle, la propria intimità, la sensibilità e la propria vita.
È ancora più triste fare ciò nell'impossibilità di poter fare altro, in una condizione di nuova schiavitù.
Quante di quelle ragazze farebbero quel mestiere in una condizione di vera libertà e di dignità umana?
Una volta agli incroci delle strade c'era esposto il Crocifisso, la carne dell'accanimento, la carne disprezzata, odiata,calpestata,derisa.
Oggi difficilmente si notano simboli religiosi lungo le nuove strade ma si può leggere in maniera religiosa quanto si incontra e quanto avviene in esse.
Mi sono spinto perciò a pensare a una realtà di crocifissione, a nuovi crocifissi, a simboli estremi di perdizione che possono acquistare valenza religiosa.
Ove c'è il dolore, ove non c'è libertà, ove c'è oppressione, ove c'è mercificazione, lì c'è sempre una croce anche se non sempre cosciente e visibile.
Ove una donna è strappata alla sua famiglia, al suo futuro, alla sua storia, per diventare strumento in funzione di altri, lì c'è un vissuto profondamente religioso, una spina nella carne dell'umanità, una croce conficcata nel cuore del mondo.
Lì c'è uno spasimo di croce, un'attesa di liberazione, un grido di inappagamento che contraddice ogni perbenismo.
Lì c'è un crocifisso morente che attende la morte per essere finalmente schiodato dalla croce.
Di fronte a tanta baldanzosa esposizione della carne ho pensato alla più nobile e alta esposizione della carne in Gesù Crocifisso.
Gesù si è fatto carne venduta, esposta, per dare dignità a ogni carne massacrata e vilipesa.
L'ha raccolta da tutti i luoghi di sofferenza e l'ha innalzata sulla croce, per darle il pungolo e l'apertura alla resurrezione.
Proprio quella carne senza valore ci annuncia la resurrezione perché solo nella resurrezione futura troverà il suo vero valore e la sua dignità perché il presente per essa non ha senso.
La Provincia Regionale non permette di realizzare icone devozionali ai bordi delle strade provinciali perché gli automobilisti potrebbero distrarsi e creare incidenti.
Naturalmente nessun problema per le edicole viventi che li provocano, li chiamano e li invitano a ben altre devozioni.
Una persona ispirata disse a una ragazza da marciapiede: quando sarai all'angolo, vicino al fuoco, ad attendere i clienti, ricordati che Dio ti ama.
Sì, Dio ama la nostra carne ferita perciò possiamo proclamare: credo la resurrezione della carne.


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