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LA CARITA'

Vita del Santuario > Lettere del Rettore

La carità

Anche quest'anno nella Casa di Preghiera c'era il solito vecchietto, inginocchiato, in adorazione davanti al Santissimo.
Fa gli esercizi spirituali, ogni anno dall'età di 18 anni.
Quest'anno è molto malandato, trema e a tavola fa tanta fatica a mangiare e bere.
A volte si sente, vicino a lui, un cattivo odore, i fratelli debbono controllarlo perché ha bisogno di essere cambiato, come i bambini.
Ho ammirato la sua tenacia e costanza nel non demordere, nonostante non riesca più a gestire la sua vita e la carità della Comunità che è capace di farsi carico di una situazione del genere con assoluta naturalezza, senza farlo pesare e notare.
L'anno scorso c'era anche un'altra persona debilitata e chiesi al responsabile come mai accettassero persone con tali difficoltà e mi rispose: "se il Signore ce li manda … se ci manda queste persone … dove potrebbero andare queste persone? Chi li accoglierebbe?
Ho visto il miracolo della preghiera vera che si fa carità autentica.
La Comunità è già molto provata dalla malattia di uno dei suoi membri più giovani che ha una forma grave di difasia, in una fase molto avanzata e regredisce progressivamente.
Durante la preghiera comune gira per la cappella, parla a voce alta, va vicino al sacerdote che celebra, cerca di prendergli il messale, il calice … ma la Comunità ha ormai assimilato ogni comportamento sfasato e si comporta con molta naturalezza senza dar peso ad ogni disturbo, lasciandolo fare, badando che non faccia danni e accogliendolo sempre con un sorriso.
In un clima di silenzio ogni voce stonata è un infortunio ma ormai le sue grida e i suoi versi fanno parte del coro, della preghiera e della casa.
Il suo soffrire fa parte della vita comunitaria, è di tutti, fa parte del silenzio e della preghiera. È entrato nella vita di tutti.
Non ci si meraviglia più, è diventato normalità, vita comune.
Per lui c'è sempre un sorriso, una carezza, una tenerezza.
Non è ai margini ma al centro della Comunità.



Nessuno lo respinge o fa muro dinanzi a lui ma ogni cuore è spalancato al suo passaggio.
Non si fa mai finta che non ci sia, non si scansa ma si fa di tutto per trattarlo come persona normale.
Nessuno mostra insofferenza o stanchezza, non la ribellione ma la serenità e la quiete emana da ogni volto.
Lui invade la vita di tutti, bisogna seguirlo 24 ore al giorno, richiede servizi delicati che peraltro rende molto faticosi ma tutto è vissuto come se fosse cosa ordinaria.
C'è tanta fede in tutti, tanta serenità. La Comunità appare rafforzata e gioiosa, provata, maturata e cresciuta. Esprime il meglio di sé, nell'aspetto e nella dimensione più alta.
Ho visto e ho capito la vera preghiera che non è fuga dai problemi ma la trasfigurazione della sofferenza e delle pene, quel giungere a vedere solo Gesù e Gesù solo nelle difficoltà di ogni genere, nel fratello afflitto, in noi stessi, provati dalle frustate della vita.
È la contemplazione di Gesù vivo, vittorioso e risorto nei crocifissi che ci vivono accanto.
È avere la luce anche nelle tenebre più fitte.
Incontrarsi con Gesù anche nel rumore e nel chiasso della sofferenza.
Lasciarsi illuminare dalla luce che promana dalla Croce.
Purificarsi e lavare le vesti nel sangue dell'agnello.
Essere contemplativi di fronte al bisogno, in mezzo alle più assurde situazioni.
Tradurre in opere di carità la stessa preghiera.
Vivere la carità nella preghiera e la preghiera nella carità.
Ho capito che la preghiera è la forma più alta di carità e la carità è la forma più alta della preghiera.
La preghiera è la vera scuola della vita.


Nella lettera agli amici del luglio scorso avevano scritto:

La salute del nostro fratello Enrico ha continuato a regredire. La sua condizione ci ha aiutato ad essere più staccati da noi stessi e dai nostri programmi e più disponibili a servire senza aspettarci nulla in cambio; ci ha aiutati pure ad allenarci in nuove forme di amore. Per questo vediamo come il Signore sa trarre un gran bene da ciò che noi siamo soliti giudicare male. Abbiamo pure potuto sperimentare l'amore del Padre, un amore molto concreto: varie persone si sono rese disponibili ad assistere Enrico o per qualche ora o per qualche giorno. È necessario infatti che qualcuno gli stia sempre accanto.


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