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Vita del Santuario > Lettere del Rettore
La Canna
La raffigurazione di Gesù, distrutto fisicamente ma con una canna nella mano, come cosa preziosa, scettro regale, simbolo di divinità ha sempre attirato la mia attenzione.
Gli misero una canna nella destra (Mt 27, 29).
La canna, legno fragile, immagine di debolezza è nelle Tue mani: nelle Tue mani affido il mio spirito (Lc 24, 46). Non spezzerà una canna incrinata, non spegnerà uno stoppino dalla fiamma smorta (Mt 12, 20).
Tu non la metti sotto i piedi, non la porti al ginocchio per spezzarla e buttarla nel fuoco ma la porti con Te come segno di un amore che non si ferma nemmeno dinanzi alla derisione ed allo scherno e ci unisce e ci porta al Padre!
La nostra impotenza ha un valore perché in Gesù, non ci è tolta ma trasformata (Liturgia ). Preziosa agli occhi del Signore è la morte dei Suoi fedeli (Sl 116 [115], 15).
Tu la porti come un trionfo, un trofeo, una conquista.
Sei venuto sulla terra per prendere su di Te la fragilità umana. Su di Te mi appoggiai sin dal grembo materno, dal seno di mia madre Tu sei il mio sostegno (Sl 71[70], 6).
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Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna agitata dal vento? (Lc 7, 24). Giovanni che si trova in carcere per la sua esigenza inflessibile di giustizia, non è una canna che si piega.
Contemplando Gesù con una canna in mano, comprendiamo la consequenzialità delle Sue scelte e della Sua vita, fino alla radicalità assoluta e alla scommessa totale di sé.
Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò.Prendete il mio gioco sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore e troverete ristoro per le vostre anime. Il mio gioco infatti è dolce e il mio carico leggero (Mt 11, 29 - 30).
Il Signore completerà per me l'opera sua. Signore, rafforza l'opera delle nostre mani! (Sl 138[137], 8).
Dio ha scelto ciò che nel mondo è debole per confondere i forti, Dio ha scelto ciò nel mondo è ignobile e disprezzato e ciò che è nulla per ridurre a nulla le cose che sono, perché nessun uomo possa gloriarsi davanti a Dio (1 Cor 1, 27 - 29).
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Gli toglievano di mano la canna e lo percuotevano sul capo (Mt 27, 30).
Gesù, Tu sei colpito, battuto attraverso la nostra debolezza, dalla nostra debolezza, che diventa, contro di Te, forza e potenza del male.
Resto sconvolto, nel contemplare sul Tuo volto, gli effetti della superbia e dell'orgoglio umano che, in Te, prendono l'aspetto dell'aggressività e della violenza scatenata.
Quella canna e' segno della Croce di cui si carica Cristo e della dispersione del gregge. Percuoterò il pastore e le pecore saranno disperse (Mc 14, 27). Allora tutti i discepoli, abbandonatolo, fuggirono (Mc 26, 56). Vi disperderete ciascuno per conto proprio e mi lascerete solo (Gv 16, 32). Con una verga percuotevano sulla guancia il giudice di Israele (Mc 4, 14). Lo castigherò con verga d'uomo, e con i colpi che gli danno i figli dell'uomo (Es 15, 17).
Se Dio ci strappa di dosso la nostra debolezza, noi siamo figli di Dio e lo siamo realmente (1 Gv 3, 2)!
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Lo scempio umano e l'aggressività dell'uomo calpestato e reso insicuro ha bisogno di rifarsi innalzandosi sulla debolezza altrui.
Chi ha conosciuto la rabbia degli oppressi, la smania distruttrice dei calpestati, la ribellione dei perseguitati, può capire la missione di Gesù: annunziare ai poveri un lieto messaggio, proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; rimettere in libertà gli oppressi e predicare un anno di grazia. (Lc 4, 18)
Gesù prende su di sé, in quella canna, immagine della fragilità e del dolore, ogni malessere, ogni regresso e ogni bocciatura umana.
Lui è la vera promozione umana, il senso del dolore, eleva la canna a scettro regale, passando per la condivisione piena delle sofferenze umane, facendosi capro espiatorio e vittima delle burle e delle offese dei calpestati della terra che riversano su Gesù, mite ed umile di cuore (Mt 11, 29), i calici amari delle loro insoddisfazioni e delle violenze subite.
Grazie, Gesù, perché hai permesso all'umanità ferita di svuotare su di Te le idre piene del veleno della sua storia di peccato.
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