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Vita del Santuario > Lettere del Rettore > da La corda e il secchio
Il silenzio e la parola
Il Signore si fa fondamenta e base della nostra vita. Nella Sua Parola ci offre una roccia sicura sulla quale poter costruire, giorno per giorno, la nostra esistenza.
Per noi è conforto, appoggio, sicurezza, consolazione, rifugio e speranza. Nella Sua parola ci fortifichiamo, troviamo consistenza e forza.
Essa si fa nostra spina dorsale e ci tiene in piedi. Siamo fondati sulla Sua Parola, sostenuti, illuminati, guidati, accompagnati dalla Sua Parola.
Il costante rapporto con la Parola di Dio ci costruisce, giorno per giorno, come credenti. La tua Parola mi fa vivere.Tu solo hai parole di vita eterna.
Il Cardinale Ballestrero, scherzando, diceva una cosa molto efficace. 'Se io fossi Papa - diceva - proclamerei un anno sabbatico, di silenzio generale assoluto. Niente prediche, niente documenti, tutti in silenzio nella Chiesa. Allora verrebbero dietro a dirci: parlate, per favore, diteci qualcosa'!
In certi casi il silenzio può essere pesante, insopportabile, vissuto come castigo.
Innanzitutto il silenzio è un messaggio fortissimo, parla in maniera forte e prepotente, da far paura a molti, perché dà voce alle voci sommerse e soffocate dello spirito, dell'universo, della natura, del creato.
È la culla, la gestazione della Parola, che nasce nel silenzio. Nel chiasso e nell'eccesso di parole, la parola perde valore e di significato ed è soffocata, come il seme tra le spine.
Nelle persone che parlano poco ogni parola ha un peso e si impone maestosa perché è macerata, soppesata, misurata e generata nel silenzio.
Parola e silenzio vanno di pari passo, a braccetto. L'una non può fare a meno dell'altro, l'uno richiama e rimanda all'altra. Non c'è parola senza silenzio e non c'è silenzio senza parola. Anche la nostra vita deve scorrere su questo binario: silenzio e parola.
Il silenzio vuoto, anonimo, senza vita, uccide. La parola non pensata, inutile o vuota, schiaccia e soffoca. Si può soffocare sia con le parole che con il silenzio, quando diventano realtà opprimenti, negative e senz'anima.
Il silenzio del nostro spirito accoglie la Parola, la custodisce, la conserva, la fà maturare, come la terra custodisce il seme fino alla sua maturazione ultima.
Il silenzio è il contenitore della Parola, il terreno fertile e preparato, come il cuore di Maria che 'conservava' ogni Parola gelosamente, la faceva riposare nel sacrario del Suo spirito.
La Parola riposa in noi, come le conserve che si preparano per l'inverno, come le formichine che portano i semi nella fossa scavata nella terra, come provvista per la cattiva stagione.
Al momento opportuno la Parola emerge e viene in nostro soccorso, a sostenere le parti vacillanti della nostra vita.
La Parola è solidità. Sembra assurdo che la nostra stabilità sia fondata e dipenda dalla Parola. Nulla è più mobile, molle, inafferrabile, inconsistente fisicamente della parola, che vola, passa, scompare, anche se restano gli effetti nefasti.
Umanamente incomprensibile ma vero: siamo figli, servi, frutti, dono della Parola. Impastati nella farina della Parola di Dio, affamati, assetati di Parola. Immersi nella Parola, tenuti in piedi e in vita dalla Parola.
Cosa saremmo senza la Parola? Potremmo staccare, separare la nostra vita dalla Parola? Nel credente 'in Principio la Parola'. In principio di tutto, di ogni passo e di ogni scelta. Gesù, Parola del Padre, in noi è 'ieri e oggi; principio e fine; alfa e omega'. (Don Carmelo La Rosa)
Siate gentili l'una con l'altra. Preferisco che facciate errori nella gentilezza, piuttosto che miracoli nella scortesia. Siate gentili nelle parole: guardate che cosa ha portato la gentilezza alla Vergine, vedete come Lei ha parlato. Avrebbe potuto facilmente dire a S. Giuseppe dell'Annuncio dell'Angelo, ma non pronunciò parola. Poi Dio stesso è intervenuto. Lei ha serbati tutte queste cose nel suo cuore. Potessimo custodire tutte le nostre parole nel Cuore di Maria. Così tante sofferenze, così tanta incomprensione, e per che cosa? Soltanto per una parola - uno sguardo, un'azione affrettata - e il buio riempie il cuore di una vostra sorella.
(Madre Teresa, Sii la mia luce, Rizzoli 2008)
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