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Vita del Santuario > Lettere del Rettore > da Il Dono
Il sale
Dissolti nell'immensità di Dio
Mi piace pensare all'idea del perdersi in Dio, come chi si smarrisce nella vastità di un bosco.
Gesù ha detto: chi perderà la propria vita per causa mia e del Vangelo, la salverà (Mc 8, 35).
Per Lui bisogna perdere e perderci, non cercare di guadagnarci.
Penso che la preghiera è un perdersi nello spazio, nel tempo, nell'infinito e nell'eterno.
Affacciarsi a Dio è come perdere la percezione dello spazio e del tempo per entrare in un luogo senza misura e senza tempo.
Il credente si perde nel cuore di Dio, ove si sente un granello di polvere o una goccia d'acqua nell'oceano. Perde "i sandali", come Mosè, di fronte a Dio, si spoglia dei possedimenti, della sicurezza, dell'autosufficienza, per stare non solo a piedi nudi ma a cuore nudo di fronte a Dio, nella semplicità e nella povertà assoluta.
Perde il suo passato e il suo peccato, l'identità pasticciata, caotica, disordinata, per guadagnare l'identità riconciliata, orante, risorta, di Cristo.
Si perde nel tempo, naviga nell'eterno, la preghiera infatti è uscire dalla scansione dei minuti per distendersi e rilassarsi nella liberazione dalla schiavitù del tempo.
Perde il tempo, l'affanno del da farsi, le caselle, gli impegni, il correre, il contagocce e la misura del tempo, per trovare tempo per la preghiera; unire la preghiera al tempo; fecondare il tempo con la preghiera; vestirlo, riempirlo di preghiera; dargli lo spessore, l'intensità, la profondità, l'altezza, la lunghezza della preghiera; gustare e sorbire il tempo, goccia a goccia, nella preghiera.
Perde gli affanni, le preoccupazioni, le cose da fare, dimentica tutto per affacciarsi ed entrare nel continente della preghiera, dimentico del passato e proteso verso il futuro, corro verso la mèta per arrivare al premio che Dio ci chiama a ricevere lassù, in Cristo Gesù.(Fil 3, 14 - 15)
Si ferma, libera la mente dai pensieri, dagli assilli, da ciò che è urgente e inderogabile, dai martellamenti degli imprevisti e delle contrarietà e dai bombardamenti dei contrattempi.
Non si perde in tutto ciò ma lo perde per trovarsi nella preghiera e in Dio. Basta pensare all'immobilità di Mosé di fronte al turbinio della storia, per animarla e fermentarla dal di dentro.
Perde i sentimenti nocivi e corrosivi, i risentimenti, i ricordi e i giudizi; le cattiverie che assediano e disturbano dal di dentro e dal di fuori. Come uno svestirsi di abiti sovrapposti: la mente, il cuore, la carne, gli altri.
Sperimenta che il Signore riduce la tempesta alla calma,(Sl 107, 29) e che se contro di me si accampa un esercito, il mio cuore non teme; se contro di me divampa la battaglia, anche allora ho fiducia. (Sl 27, 3).
Perde le lotte e le distrazioni interne ed esterne, le compressioni della mente e del cuore e gli elementi negativi.
Quando si opera per Dio si provano contraddizioni e ostacoli degli uomini e della natura. Per pregare bisogna saper perdere queste cose nell'anticamera del silenzio interiore
Perdersi
Perdersi in Dio,
nell'oceano
del Suo Amore,
eternamente.
Perdersi nel sogno,
nella speranza,
nella valle
luminosa.
Vai diritto
a Lui,
calore, sole e luce,
mio cuore.
Conducimi a Lui
per la via
dell'Amore.
Cuore,
strada
della mia vita,
pista
verso il futuro,
conducimi
al Suo cuore!
e del raccoglimento, come per entrare in un reparto asettico di ospedale, bisogna togliere gli abiti infetti e contaminati.
Nella misura in cui riesce a non sentirsi indispensabile e insostituibile perde le occupazioni, le preoccupazioni, dà tutto a Dio, sicuro che è Lui il nocchiero che conduce la nave.
Noi riusciamo solo a intorbidire le acque con le ansie, nervosismi e agitazioni mentre nella conversione e nella calma sta la nostra salvezza, nell'abbandono confidente sta la nostra forza.(Is 30, 15).
Paradossalmente occorre perdere anche il dolore - per chi soffre fisicamente - ma soprattutto perdere il dolore morale e spirituale nostro e delle persone che ci coinvolgono nei loro drammi. Possiamo aiutarli portando tutto a Dio, nel perderli come occupazione della mente e del cuore.
Nella preghiera perdiamo il dolore che ci affligge e ci stringe il cuore e lo ritroviamo purificato, santificato e redento.
Nella preghiera ritroviamo i pesi del cuore alleggeriti e sopportabili. Bisogna annegarli, sprofondarli, sommergerli nell'abisso sconfinato del silenzio saporoso del cuore di Cristo. Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre anime.(Mt 11, 28 - 29)
Padre Romano Bottegal usava un'immagine singolare: perdersi, dissolversi (scomparire, essere "assorbito in Dio", dissolvimento). il "naufrago nel Mare dell'Amore di Dio" … Le nostre forze saranno assorbite dalla forza di Dio. Consumarsi,"dissolversi" nell'Amore di Dio come il sale nell'acqua,come il nostro nome si perderà nel nome di Dio,
la nostra vita si nasconderà nella vita di Dio e la sua infinità sarà la nostra dimora … Il povero naufrago finalmente si abbandona alle onde del Mare, le sue forze si dileguano assorbite nelle forze del Mare, la sua vita si nasconde nella vita del Mare, la sua piccolezza nella grandezza del Mare … Dissolversi come il chicco di grano che muore per fruttificare il centuplo. La vita del testimonio è l'olio della sua lampada che portando la Luce, si consuma completamente, si dissolve per Essa. Quella fiamma, però, brucia e illumina nell'umiltà del suo dissolversi. (M.C. Deogratias, Testimone nello Spirito, EMI, Bologna, 1996)
Perdersi nell'oceano infinito della preghiera, dissolversi, perdersi del tutto in Dio, annientarsi per entrare e ritrovarsi in Dio.
Nella preghiera ci troviamo catapultati oltre, viviamo momenti di liberazione, di ritrovamento di sé: era perduto ed è stato ritrovato. (Lc 15, 24), di scoperta di sé, di incontro con se stessi, svuotati da mille infrastrutture e sovrapposizioni.
Questa dinamica del perdersi e ritrovarsi è espressa nell'episodio del Tempio in cui Gesù perde i genitori, è perduto come figlio e ritrovato come maestro. Anche noi nel tempio del nostro cuore ci perdiamo e ci ritroviamo in Dio.
Gesù, si perde nei meandri e nei vicoli puzzolenti e rumorosi degli uomini, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce (Fil 2, 8), nell'Ascensione, si perde ai nostri occhi nell'immensità del cielo.
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