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Vita del Santuario > Lettere del Rettore > da Il Dono
Il respiro
Polmoni pieni e polmoni vuoti
I polmoni, nella funzione del respiro, nel loro aprirsi e chiudersi a mantice, esprimono la funzione della vita spirituale e della preghiera che è il respiro alto dell'uomo.
Non si può concepire la vita senza il respiro, ce lo dimostrano le persone sofferenti di malattie polmonari, nella loro immane fatica di vivere. Sono l'espressione più dolorosa della sofferenza che fa sentire impotenti e ci mette con le spalle al muro.
Cogliendo queste immagini e trasponendole alla vita spirituale possiamo avere un quadro ampio del senso e della necessità della vita spirituale, nelle sue varie dimensioni ed espressioni: la fede, la speranza, la preghiera, la cattolicità che allargano e danno respiro ai polmoni, ci fanno respirare senza limiti e confini di luogo, spazio e tempo.
Una comunità che cura molto la liturgia, il culto, il tempio ma non è aperta al mondo, al futuro, alla speranza e soprattutto alla missionarietà, ha il respiro corto e pesante perché respira aria viziata.
Tante comunità ecclesiali stanno morendo, sembra quasi che implodono su se stesse, marciscono, cadono a pezzi perché manca loro il respiro. Hanno vissuto troppi anni di chiusura su se stesse. Se non spalancano le finestre hanno i giorni contati.
Altre comunità malandate ma più aperte e coraggiose, capaci di osare, guardando oltre la finestra, si riprendono e sono vive e vivaci.
Il soffio dello Spirito, come ci insegna la Pentecoste, è oltre le nostre finestre e per vivere dobbiamo spalancarle completamente.
Anche noi singoli cristiani alterniamo momenti alti dello Spirito ad altri di livello inferiore. Come il mantice, ci apriamo e ci chiudiamo all'azione di Dio.
Il Cardinale Martini ci provoca: Chiediamoci come è la nostra preghiera: se è perseverante oppure saltuaria, capricciosa o lunatica … Spesso noi siamo lunatici, facciamo sacrifici quando ci vanno, e quando non ci vanno diventiamo intrattabili e li facciamo pesare …
Alterniamo momenti di grande respiro, in cui Dio opera liberamente in noi, ad altri in cui sembra assente, silente, dormiente, come nel Vangelo.
Momenti in cui respiriamo con un respiro largo che ci supera e ci sembra di non toccare per terra, di volare, di essere dei mezzi angeli, a momenti in cui ci sembra di essere dei poveri diavoli, di soffocare, sentiamo l'aria pesante e i polmoni incapaci e insufficienti; ci sentiamo sprofondare e spiaccicare per terra come un fico fradicio, schiacciati dal male, impotenti, con le ali legate dalle negatività esterne ed interne e i polmoni compressi da pesi invisibili e opprimenti.
Alterniamo polmoni piccoli a polmoni grandi, polmoni aperti a polmoni chiusi, strade chiuse e buie, a strade luminose e aperte, strade facili, a sentieri impervi.
Ed è illuminante il dinamismo, il confronto, lo scontro delle due realtà che si illuminano a vicenda perché l'altezza si conosce dal basso, così come anche il contrario.
Quand'ero prete novello una persona illuminata mi disse che era preoccupata per me perché dal mio livello alto, se cadevo mi sarei fatto più male e la caduta sarebbe stata più devastante e avrebbe creato più danni.
Ma io allora mi preoccupavo solo di volare, non capivo né di essere in alto, né del cadere, né di queste fasi alterne della vita spirituale che non è fatta solo di salite ma soprattutto di riprese e rilanci.
A volte ci si sentono i polmoni assediati, costretti, piccoli, chiusi, immobili e rigidi, si fa fatica a respirare la vita, Dio, la fraternità, il futuro. Ci si sente sprofondati nell'abisso con ali incapaci di distendersi e di volare. Ci si sente pesanti, col respiro duro.
Durante la rivoluzione, in Missione, mi sembrava di vivere in uno scompenso polmonare generalizzato della storia e della geografia oltre che di ogni povero essere umano, ero sprofondato in un clima irrespirabile e opprimente che aveva sentore di piombo, in un fosso angusto e senza via di uscita, in un mondo di gente senza polmoni e senza respiro, sotto un cielo nero senza luce.
È stata per me un'esperienza pneumatologica: una immersione e una compressione dello Spirito e dei polmoni. Un'immersione nel profondo della 'disperazione' umana, in cui ero chiamato a proclamare la speranza, a far sollevare il capo, per guardare il cielo attraverso la ristretta feritoia della vita, per cogliere il tenue raggio di sole che penetrava nel buio immenso della disperazione; ad avere polmoni e respiro di riserva, per annunciare la Pasqua in un mondo di morte, per gridare a squarciagola: 'risorga la speranza!'.
Forse finché non ci sentiremo soffocare non potremo capire pienamente la bellezza, l'immensità, la santità di ogni respiro.
Bisogna provare a vivere nell'equilibrio i due momenti, quello della carestia e quello della ricchezza, quello dell'indigenza e quello dell'abbondanza, sapendo che nulla è eterno.
I santi parlano di silenzio dello Spirito, dei tempi della siccità, della steppa dei polmoni, dell'aridità, ma per poter parlare in questi termini avevano già provato l'aria buona, le belle stagioni e l'abbondanza delle piogge.
I polmoni si aprono e si chiudono, non sono immobili. Anche il cuore si apre e si chiude. E la vita spirituale sta in questo aprire e chiudere, per creare, dare e trovare respiro.
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