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Il kactus

Vita del Santuario > Lettere del Rettore

Il cactus
Dai loro frutti li riconoscerete(Mt 7, 16).


Sono rimasto estasiato nell'ammirare un fiore meraviglioso, sbocciato da un minuscolo cactus.
Era un bel fiore aperto, grande e molto chiaro che ispirava serenità e pace; era variopinto, con diversi colori: viola, giallo, bianco e verde, con diverse sfumature.
Mi ha stupito sia per la bellezza che per la dimensione un po' sproporzionata, al confronto con la pianta così piccola.
Un grande fiore per una piccola pianta, un fiore immenso in proporzione alla dimensione della pianta.
Mi son detto: come è possibile un fiore così grande, molto più grande della pianta!
Ma era tutto un messaggio: il frutto molto più bello della pianta.
La pianta non era bella: un minuscolo tronco spinoso, di piccolissime dimensioni.
Leggendovi la nostra vita ne restiamo attoniti: come è possibile produrre frutti più grandi e più belli di noi?
Se ci riescono le piante possiamo riuscirci anche noi anzi dobbiamo desiderare che ciò si realizzi.
Il maestro può produrre discepoli che lo superino in scienza e conoscenza.
I genitori possono generare figli che li superino in tutto.
L'artista può avviare all'arte discepoli più geniali e grandi di lui
Un impresario può vedere che la sua azienda ha un futuro nelle mani di figli e operai che ci credono più di lui.
Il sacerdote può formare discepoli più zelanti, più entusiasti e più santi di lui.
Quello che conta sono i frutti, i risultati.
Nessuno saprà dell'inverno passato, del gelo, dell'arsura dell'estate, della siccità, della fatica delle radici, dello sforzo della vegetazione e della fioritura.
Ciò che importa alla fine sono i frutti.
Il giudizio è solo sulla loro bellezza e il loro sapore.
Ci complimentiamo dell'albero solo per i frutti.
L'albero vale i suoi frutti, vale quanto i suoi frutti, sia per la qualità che per la quantità.
Quella pianta di cactus è scomparsa, non si vede più, è stata sommersa, coperta e nascosta dal fiore. È diventata un fiore.
Anche noi dovremmo scomparire del tutto perché emergano i nostri frutti.
Deve scomparire in noi l'io, perché emerga Dio in noi.
Lui deve crescere e noi dobbiamo diminuire.
Le persone devono vedere in noi Dio, più che le nostre sembianze. Incontrarsi con Dio più che con noi stessi. Vedere in noi l'opera di Dio.
Dovremmo essere anche noi tutto fiore, tutta bellezza, il frutto di un impegno e di un amore.
Essere irriconoscibili come la pianta, trasformata in fiore.
L'amore al Signore dovrebbe produrre in noi frutti di bellezza spirituale e di superamento di sé.
Il nostro impegno spirituale non è fine a se stesso ma per dare frutti.
L'ascesi, il controllo di sé, il dominio delle passioni non sono un non amore, un disprezzo di sé ma come una potatura per portare più frutto.
Anche le prove involontarie si fanno dovere di sfrondarci dei rami inutili, per poter concentrare le forze e dare frutti più belli.
Il Padre è il vignaiolo e a volte usa le forbici da potare perché rischiamo di inselvatichirci e perché i nostri frutti siano di qualità migliore.
"Questo è il vertice della somiglianza con Dio: uscir da se stessi e andar cercando; passar oltre alla propria persona per giungere ad un'altra persona; mostrarci forti e grandi, proprio mentre noi stessi scompariamo". (Peter Lippert )


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