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Il ghiaccio

Vita del Santuario > Lettere del Rettore > Da la cetra al le scarpe del Giubileo

Il ghiaccio
In me languisce il mio spirito,si agghiaccia il mio cuore.(Sl 143, 4)


Mi divertivo a camminare sulla neve ghiacciata,per frantumarla e sentire il rumore come di vetri spezzati sotto i miei piedi;capaci di rompere qualcosa che sembrava solido e compatto ma si rivelava fragile e dietro un'apparenza di forza, mostrava tutta la sua debolezza.
Mi richiamava alla mente il male che sembra invincibile ma quando si ha l'ardire di attaccarlo,si rivela nella sua vulnerabilità,come chi ha bisogno di mostrarsi forte per coprire la propria debolezza e pensavo anche ai cuori di ghiaccio, induriti dal freddo e dalla sofferenza.
Una signora mi chiedeva una benedizione speciale per il figlio perché tutto gli andava male, nel lavoro, nell'amore e nell'economia. Parlando con lui da solo,gli ho chiesto se usava droga e mi ha aperto il cuore. Mi ha ringraziato per averlo ascoltato e mi ha chiesto di tornare ancora perché si era sentito liberare. Il ghiaccio del suo cuore s'era sciolto.
Tanti ringraziano per il dono dell'ascolto e mi domando come mai l'ascolto non sia una realtà ordinaria.
Le chiese dovrebbero essere luoghi caldi ove i ghiacci del cuore non possono resistere, ove si cade in ginocchio, si piange, ci si apre, senza fatica.
Ove la durezza del cuore si rivela come fragilità assoluta.
La corteccia impermeabile si lascia scalfire profondamente.
La Parola di Dio si impone sul silenzio dei nostri cuori impietriti.
La stalla del nostro cuore si ritrova abitata dal Bimbo di Betlemme.
Le nostre resistenze si sciolgono come neve al sole.
Le cataratte dei nostri occhi si aprono per far scorre fiumi di lacrime.
Ove non c'è nulla di nascosto che non debba essere svelato.
Si sciolgono i ghiacciai del perbenismo, della vergogna e del falso pudore.
La verità della nostra vita trionfa sulla maschera che ci si era imposta.
Il peccato si chiama per nome senza mimetizzarlo.
Le persone chiedono di essere liberate e non sanno che il male è accovacciato alla porta del loro cuore; ma è fuori di noi, non può entrare se non gli spalanchiamo le porte. È nascosto dietro quel problema rimosso e accantonato come non esistente. Richiede il coraggio della verità, c'è bisogno di ritornare ai punti non risolti del passato.
Esse debbono trovare il coraggio di tirare fuori il male dal cantuccio ove era stato riposto, pensando che fosse innocuo e scoprendo invece che di lì infetta tutto l'essere.
Abbiamo bisogno di sentire anche noi la Parola di Gesù: Lazzaro esci fuori, dal freddo della morte, dalla paralisi della tomba, dal sepolcro del tuo cuore.
Un sacerdote vedendo arrivare una signora, non riuscì a frenare un moto di sbigottimento.La signora insistette per sapere il perché di quel gesto e le rispose che aveva visto una camera ardente. Lui commentava che il morto c'era veramente, in quel cuore.
Ma chi trova l'ardire di proclamare la verità, di mettere i piedi sui ghiacci solidificati di chi per tanti anni ha evitato i raggi del sole per paura di sciogliersi, perché non sa che ci possono essere altre forme di vita, che si può anche essere acqua che scorre nei ruscelli dei boschi e trasmette vita all'intorno?
Quanti sanno farsi protagonisti di una rinascita e di un cammino a ritroso?
Quanti invece cercano solo interventi esterni, taumaturgici o quasi magici?
Il ghiaccio che si spezza richiama i momenti di crisi in cui abbiamo sentito dentro di noi dei rumori strani. Non sapevamo cosa stesse accadendo, ci si sentiva in movimento, in evoluzione, travagliati, attraversati da un'energia dirompente. Erano i ghiacci del cuore che si rompevano, cedendo alla novità e al futuro.
Sono le esperienze più belle della vita, il sentirsi vivi dentro, ritrovarsi in carne umana e non di pietra; ritrovare quel calore che scioglie la nostra resistenza; non sentirsi soltanto roba del passato, da museo ma essere soggetti ai moti dello Spirito, alla cadute da cavallo che spezzano, frantumano, tutti i nostri cavalli di ghiaccio, per ritornare uomini veri, gettati a terra ma autentici, deposti dai nostri troni fasulli.
Sentire vacillare le poltrone fittizie del nostro potere, sentire il rumore dei tempi nuovi che incalzano e urtano i vecchi, come le faglie sotterranee.
Sentire la potenza di Dio che irrompe in noi e ci fa dire con Geremia: Mi hai sedotto, Signore, e io mi sono lasciato sedurre; mi hai fatto forza e hai prevalso (20, 7).
Sono i momenti più belli e fondanti della vita in cui non abbiamo più ove scappare e ci arrendiamo al Signore.
La fede è una crisi perenne, un grande travaglio perché erode i ghiacciai del nostro spirito superbo.È movimento interiore,scossa,spinta,fuoco. È il tarlo del dubbio, come una spada a doppio taglio; essa penetra fino al punto di divisione dell'anima e dello spirito, delle giunture e delle midolla e scruta i sentimenti e i pensieri del cuore. (Eb 4, 12)
E siamo sempre lì, in ascolto degli effetti della fede, gli scricchiolii dei ghiacci che si rompono e cadono.
Potenza della fede che trasforma, erode, corrode e liquefa realtà che sembrano eterne!
Ogni cambiamento, ogni scelta e ogni passo in avanti è sempre preceduto da anni di lavorio interiore in cui i ghiacciai avviano un movimento che produce una trasformazione esistenziale, a volte di grande respiro.
La persona è sollevata di peso, sbattuta a terra e si ritrova una realtà completamente diversa da quella che era.
Sono le rivoluzioni, le rivolte interiori che partendo dal malessere, cambiano le persone, le centrifugano per bene, facendone stillare essenze ancora non note.
Sono le conversioni che ci hanno dato gli uomini più grandi della storia.
È la vita nella vita, l'interiorità del mondo, il motore, l'anima del mondo: il travaglio dall'inquietudine alla pace, dal caos interiore a Dio.
Come è bello affacciarsi al balcone della vita e domandarsi cosa c'è di nuovo e aver la delicatezza di cogliere le trasformazioni e i cambiamenti, ciò che è nuovo e in movimento.
La novità di Dio ci allarga il cuore. Pensare che Dio non è statico e immobile ma dinamico e in movimento verso di noi: Il Signore viene.
Quali possibilità nuove ho di esprimermi nella preghiera, nel silenzio, nella contemplazione, nella comunione.
Cosa c'è di nuovo nella Parola di Dio, quale tracciato, quale sentiero mi offre oggi.
Cosa c'è di nuovo nella nostra Sposa, la Chiesa, che è chiamata a curarsi le rughe, per non contraddire la vivacità interiore.
Cosa c'è di nuovo nel mondo, questa palla che danza per noi.
Cosa c'è di nuovo nella storia, una pazzia in via di guarigione.
Il credente non si arrende all'immobilismo e alla stabilità. Trova sempre qualcosa di nuovo sotto il sole, quel germe di vita della creazione in evoluzione e in movimento.
Il suo cuore è per la gioia e la trova nelle pieghe nascoste dell'esistenza e del creato.


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