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Vita del Santuario > Lettere del Rettore
Il fiore giallo
È in Te la sorgente della vita(Sl 36, 10).
Mentre camminavo per strada, un po' distratto, anzi pensieroso, mi sono imbattuto in una bella pianta, nata sul ciglio della strada.
Un cespuglio molto comune, con tanti rami, carichi di fiori gialli.
Mi son dovuto fermare per non andarci sopra e per l'occasione, concedergli qualche momento per prendere atto della sua bellezza.
Così mi sono accorto che la bellezza ci sfiora in tanti i modi, a volte anche con le maniere forti.
Cerca di captare la nostra attenzione e la nostra ammirazione.
È un'energia positiva della natura che ha bisogno di esprimersi. Purtroppo non siamo troppo educati a incontrarci e a fare comunione con la bellezza.
Andiamo per la nostra strada, ignari di ciò che ci circonda, ci precede, ci accompagna, è stato creato per noi ed è stato pensato da sempre.
Prima che fossero fissate le basi dei monti, prima delle colline, io sono stata generata (Pr 8, 25).
Quella sera sono stato sfidato, atteso al passo. Quel fiore mi attendeva, voleva realizzarsi in un incontro, sentirsi utile a se stesso e al mondo.
Quasi ci son caduto sopra e questo mi ha fatto sentire parte del fiore, in mezzo al fiore e non solo all'esterno.
L'ho sentito parte della mia vita, sentivo che faceva parte della mia storia come io facevo parte della sua.
Era stato creato per me, io ero stato creato per la sua felicità.
Mi ha stupito constatare come la bellezza sa farsi strada, sa trovare i suoi spazi anche nei luoghi più comuni, sa imporsi e proporsi.
Ci sfida con le armi della tenerezza. Ci abbraccia pur non avendo braccia. Ci accoglie, ci stupisce.
Un fiore si può calpestare, schiacciare, distruggere oppure incontrare come un essere vivente. Bisognerebbe sentirlo, ascoltarlo, per sapere dei suoi contatti con i passanti, dei discorsi e dei pensieri che gli sono stati rivolti e della superficialità di coloro che non gli hanno rivolto neppure uno sguardo fugace.
Ogni fiore è un fiore come ogni uomo è un uomo.
È una lode all'Altissimo, una scuola di vita, un messaggio universale, una offerta di felicità
Ha uno scopo per esistere. Anche i fiorellini del prato ambirebbero incontrare l'uomo e la sua sensibilità.
Ogni fiore vale quanto tutto il creato. Ha un linguaggio e un discorso da offrire. Aspira a farsi sentire, prima di morire, per sapere di non essere vissuto invano.
Di fronte a coloro che cercano lo scontro, che vivono per lo scontro e si realizzano nello scontro, un fiore preferisce soccombere schiacciato e lasciarsi schiacciare piuttosto che rispondere all'inciviltà e alla violenza.
Come una formica o un insetto che attendono la comprensione dei passanti per non essere eliminati, così un fiore è segno di debolezza da rispettare e onorare.
Il fiore e ogni essere fragile che incontriamo esistono ancora perché nessuno fin'ora ha risposto con un calcio alla loro debolezza.
Così come tutte le creature indifese che non meritano da noi di essere prese a calci per esprimere la nostra forza sui deboli, ogni fiore ci ricorda con semplicità che il Signore ha innalzato gli umili.
Se noi siamo liberati interiormente nella sensibilità, nell'ascolto, nell'accoglienza, diveniamo liberatori, non solo degli altri ma anche del creato, della natura, delle creature più piccole e quindi di tutta la bellezza sommersa che soffre incatenata perché non riesce a raggiungere il cuore dell'uomo.
Il mondo è un concentrato di bellezza che esplode ma la gran parte di essa non ha la possibilità di esprimersi e perciò geme e soffre fino ad oggi nelle doglie del parto (Rm 8, 22). Dovrebbe essere pieno di persone in ginocchio, davanti a un sasso, a un fiore, a un insetto perché capaci di cogliere in essi le tracce del divino e del creatore.