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Il dono

Vita del Santuario > Lettere del Rettore > da Il Dono

Il dono
Per la maggior gloria di Dio


Si dice che a Kruja, la vecchia capitale dell'Albania, un uomo chiese delle uova in prestito a un amico e questi oltre a contarle, le pesò. Perciò nacque il detto: a Kruja non si scambia uova per uova!
A volte anche noi misuriamo quello che diamo, e diamo sempre il minimo indispensabile, e al momento opportuno siamo pronti a presentare il conto per tutto quello che abbiamo dato. Consideriamo la fede come un investimento, da riprendere al momento debito, un'assicurazione contro gli infortuni e una convenienza, non come un abbandonare tutto e un abbandonarsi nelle mani di Dio, 'a fondo perduto'.
Una volta, una donna che era caduta e si era rotto il braccio mi diceva: guardi che cosa mi ha fatto il Signore, a me che… che…
A volte siamo capaci di promettere, di dare ma solo a condizione: 'se mi fai questo io ti darò quest'altro'. Facciamo commercio, la nostra fede e il nostro amore diventa merce di scambio con Dio; diamo per avere, per guadagnarci, come spesso facciamo con gli altri: con i parenti e con gli amici selezionando le frequentazioni con criteri di convenienza e di interesse.
Gesù invece ci invita a ritrovare, nel profondo di noi, il senso della gratuità la misura evangelica del "non avere misura". Dare al Signore con gioia, con fiducia, con abbandono. Dare senza scadenze, senza interessi e secondi fini versare con gioia la goccia della nostra esistenza nell'oceano dell'Amore di Dio ricordando il Suo insegnamento: date e vi sarà dato; una buona misura, pigiata, scossa e traboccante vi sarà versata nel grembo, perché con la misura con cui misurate, sarà misurato a voi in cambio (Lc 6, 38).
Perciò abbiamo bisogno di scoprire la purezza del dono fine a se stesso, senza calcolo, disinteressato.
Il Cardinale Martini presentava la contemplazione come un pensare a Dio, stare di fronte a Dio, in quanto Dio, perché è Dio, a Dio in sé.
La stessa cosa dovrebbe avvenire per il dono: donare a Dio perché è Dio, in quanto è Dio, a Dio per sé, per la Sua gloria, per fargli piacere, per volergli bene; Fare tutto, come diceva S. Ignazio di Lojola: 'Per la maggior gloria di Dio', offrire ogni cosa 'al Dio ottimo e massimo', come è scolpito sul frontale di tante chiese, perché Lui è il vertice di tutte le nostre aspirazioni.



Così avviene fra amici, fra innamorati, fra persone care, sentono il bisogno di fare dei doni, per esprimere i sentimenti profondi, per dire l'amore, l'amicizia, l'affetto: Siccome ti stimo, ti amo, ti voglio bene, ho ricevuto tantissimo da te, ti dono il massimo, meglio che posso.
C'è chi a volte si indebita per fare grandi regali a una persona amata.
Così ci insegna il Padre che per dirci il Suo amore per noi, il Suo grande amore per il mondo, ci dona quanto ha di più prezioso, il Suo Figlio unigenito.
È la visione del dono assoluto, la scuola del dono e della gratuità. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici.(Gv 15, 13)
In Missione - in un ambiente a cultura musulmana - ho predicato che la prova d'amore per un uomo verso la sua sposa è domandarsi se è pronto e capace di dare la vita, di morire per lei e mi hanno detto di non dire queste cose perché, in quella cultura, non era pensabile morire per una donna. Nella Messa successiva nell'altro villaggio ho detto che mi avevano consigliato di non dire queste cose ma io le ripetevo perché questo è il cristianesimo: si è cristiani quando si è capaci di dare la vita per una donna o per ogni essere umano. Gesù è capace di morire per evitarci la morte eterna.
Noi cristiani dovremmo essere capaci di dare a Dio tutto: noi stessi, il tempo, le cose il cuore, i sentimenti, il servizio, la vita, la gioia, il dolore, la morte.
Fare qualcosa per Dio, dargli qualcosa, così, per amore, solo per amore, stupirLo con i nostri doni, come si fa per la fidanzata, per i figli: concedersi la gioia più grande e più pura del dono.
Chi crede veramente gli dice: Siccome sei il Signore, il Creatore, il Salvatore, io Ti amo e faccio questo per Te. Perché Ti amo sento un bisogno più grande di me di farTi dei doni, di prevenirTi con i miei doni, di aspettarTi all'angolo con i miei doni.
Quand'ero alla Caritas, un vecchio sacerdote, completamente sordo, mi chiedeva di portarlo nella Comunità terapeutica per tossicodipendenti e veniva carico di ogni ben di Dio. Diceva che quando si va da qualcuno si deve bussare con i piedi perché le mani devono essere impedite dai doni che le riempiono.
Anziché andare al Signore solo quando abbiamo bisogno per ad elemosinare doni, dovremmo sorprenderlo con le nostre mani traboccanti di doni. Cambia tutto. Cambia la fede e la vita. Cambia la dimensione e la prospettiva.
Se si vive così la vita e la morte, portando e offrendo i nostri doni al Signore, tutto diventa gioioso ed esaltante.
Se abbiamo fede, sappiamo che il Padre nostro sa di quali cose abbiamo bisogno ancor prima che gliele chiediamo. (cf. Mt 6, 8)
Mi ricordo di un film in cui un frate giocoliere, non sapendo cosa offrire al Signore, si mise a saltare, danzare, fare i suoi giochi in chiesa, perché era quanto sapeva fare.
Noi non abbiamo niente da offrire al Padre, ma è Lui stesso che ci mette nelle mani il Dono perfetto : alziamo il calice della salvezza, nell'offerta del Sacrificio del Figlio.




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