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Vita del Santuario > Lettere del Rettore > dalla PACE
IL CUORE DEL MONDO
In forza del Battesimo siamo tutti Missionari, ma cos'è la Missione?
È una chiamata, un mandato, un bisogno, un'urgenza, una povertà da vivere in un territorio, un centro, un luogo di culto, è una presenza, un servizio, un dono, un sorriso, una mano, una fiducia, una speranza. È la carità, la comunione che crea, come il sasso nello stagno, i cerchi concentrici dell'amicizia, della simpatia, dell'attenzione, del coinvolgimento, delle risposte.
Sono le persone, coloro che fanno della Missione lo scopo della loro vita, che ci stanno accanto, che sono sintonizzati sulla stessa lunghezza d'onda dell'Annuncio, che pensano a noi, che ci ricordano, che si sacrificano, che desiderano essere qui fisicamente ma che lo sono profondamente nel cuore.
"L'Angelo del Signore portò l'Annuncio a Maria". Lui è il primo missionario.
Ecco la Missione: viene a noi da Dio, ma non va a senso unico, va da Dio a noi, da noi ai poveri, dai poveri a noi e si espande.
Ogni annuncio è rivolto a tutto il mondo e ad ogni creatura. Ha la forza dello Spirito e della nostra fede. Va accompagnato con la preghiera e la speranza.
L'annuncio ha vie umane, mediazioni umane, mezzi umani ma siamo noi l'Annuncio o portiamo un Annuncio?
Quale forza nascosta ha in sé il nostro annuncio?
Missione è una risposta: "Ed Ella concepì per opera dello Spirito Santo … Si recò da Elisabetta".
Missione è una, chiesa è una, Regno è uno.
Missione è il cuore di Cristo, il chiamato dal Padre, l'obbediente al Padre, la risposta a Dio e al mondo. È l'essenza del cuore di Cristo, e Suoi sentimenti, la Sua passione, la Sua sete di salvezza e di giustizia.
Missione è il dolore del cuore di Cristo, le pene, le angosce, le ansie, i battiti del Suo cuore. Per chi batte il cuore di Cristo?
Il cuore ferito di Cristo è spazio aperto, recinto spezzato, porta spalancata, campo per la semina, terreno fertile, terra dissodata dal vomere. È missione compiuta, è approdo ("consummatus est", ha dato tutto se stesso). È missione radicale, senza risparmi di energie.
Nel cuore di Cristo siamo arrivati, come le navicelle spaziali raggiungono la luna. Lì deve giungere il nostro cammino.
Il cuore di Cristo è la meta, il nostro pianeta da raggiungere.
Missione è fare di ogni uomo un innamorato di Dio e dell'eternità, che vive il suo fidanzamento verso le nozze eterne; una persona che aspetta, l'uomo dell'avvento; una persona che cerca, un appassionato della ricerca, l'uomo dell'Esodo; un innamorato della preghiera, l'uomo dell'Oreb; un amico di Dio, l'uomo della Pasqua.
È mettere Dio nel cuore dell'uomo e l'uomo nel cuore di Dio e nel cuore dei fratelli.
Dare ai fratelli la nostra stessa preghiera, la nostra gioia, la nostra felicità, la nostra giovinezza, il nostro conforto, la nostra speranza, la nostra fede, il nostro Dio.
"Prendete e mangiate: questo è il mio corpo … questo è il mio sangue … "(Mt 26, 26 - 27)
VENTICINQUE ANNI DOPO
Mentre solco le nubi verso il Kosovo penso al mio sacerdozio: un sogno di missione e un anelito di incontro con Dio.
Mi domando perché, cosa voglia dire, perché io, perché una vita così piena, così intensa, così "straordinaria", così ricca di provocazioni e idealità?
La mente ritorna al primo incontro con un missionario, il primo anno di seminario. Seguire Cristo è andare. Vocazione è missione. Non mi resta che gioire della fedeltà di Dio e della sua chiamata.
Solcare le nubi per andare è sempre una emozione incontenibile. Sorvolare montagne altissime e impraticabili, già piene di neve in estate, è rendere possibile l'impossibile, è creare ponti, annullare confini e barriere, naturali o artificiali.
Quanto è bello il Kosovo, che terra bella e ricca, piena di verde, di acqua e di coltivazioni, che belle città!
Paese del duemila, paese di speranza e di risurrezione, paese che riprende e che rivive nell'Anno Giubilare, che risana le ferite e risorge da una terribile esperienza di morte.
È bello constatare una ricostruzione che incalza, una lotta spietata al nero-fumo degli incendi e alle distruzioni!
Chi ti conosceva venticinque anni fa, chi sapeva di te, dei tuoi drammi, del fuoco che covava sotto la cenere dell'indifferenza del mondo?
Chi poteva pensare, salendo la prima volta l'altare, che saresti stato la corona del mio venticinquesimo di sacerdozio?
Un viaggio di un quarto d'ora soltanto ma ricco di emozioni. Scendo all'aeroporto di Pristina col cuore stracolmo di emozione. Non è la prima volta che vengo in Kosovo. Sono venuto in macchina, in autobus, in aereo, ho trascorso la notte sulla cima dei monti, bloccato dalla neve, ma ogni volta è un crescendo di stupore.
Guardo di fronte a me, mi guardo intorno. Dove sono? Dove vado' con tutti i miei impegni e il mio da fare, perché sono qui? Perché mi porti qui? Perché, mio Dio?
Stupore, novità, meraviglia mi accompagnano per il paese, mentre porto in una nazione musulmana, il silenzioso e discreto amore di Cristo.
I paesi arabi hanno rimesso a nuovo molti minareti, arredandoli di potenti altoparlanti. È un martellare di canti arabi, ad altissimo volume, notte e giorno. La gente non era abituata. I bambini si svegliano e non dormono.
Alcune sette "protestanti2 legano gli aiuti umanitari all'adesione attiva alla loro fede!
O Cristo, percorri umile le strade di questa terra che è Tua, perché sei presente, sei amato, perché il Tuo amore spinge continuamente i Tuoi figli a portare il Tuo sorriso e la Tua carezza.
Ed io come mi affaccio al terzo millennio e ad un'altra epoca del mio sacerdozio?
Sono appagato, non oso chiederti altro, ma Tu, soggetto della mia vita e del mio stupore, non starai inerme, non mi lascerai fermo, i Tuoi sono progetti a lunga scadenza e in crescendo. So che da Te debbo aspettarmi ancora altre novità, sono pronto anche se, da parte mia, desidererei viaggiare "sulle ali del vento", fra le nubi del mio cuore, lanciato alla ricerca dell'infinito.
Dal mio libro: "Sul torrente Cherit", Gribaudi, Milano, 2000, Pagg. 76-79
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