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Vita del Santuario > Lettere del Rettore > da La Fedeltà
Il cibo nutriente
Saziati dal silenzio saporoso
Spesso abbiamo una vita troppo movimentata, ci dedichiamo alle cose o siamo distratti da eventi o da persone e da situazioni che ci impediscono di "rimanere nel suo amore", come Gesù ci sollecita. Siamo poco recettivi e meno inclini alla sosta.
Tutto questo ci fa sentire la nostalgia, non delle cipolle d' Egitto, ma del cibo gustoso e saporoso, del cibo prelibato e ricercato, del piatto esclusivo e singolare della grande preghiera che pure abbiamo già assaggiato e di cui conserviamo struggente memoria.
Ci sentiamo sottoalimentati come con cibi delicati per malati o bambini, che non riescono a saziare la nostra fame esigente di Dio.
Sentiamo invece il bisogno di piatti ricchi e molto nutrienti, dei cibi gustosi e piacevoli dei migliori ristoranti, ricchi di gusto e calorie che danno il godimento del palato e dell'odorato.
A volte ci sembra di essere in astinenza dal cibo, in una quaresima rovesciata della preghiera e dello spirito, nell'incapacità e nell'impossibilità di provare il gusto dello stare con Dio e della presenza di Dio in noi.
Molto illuminante S. Paolo che ci sprona: Quand'ero bambino, parlavo da bambino, pensavo da bambino, ragionavo da bambino. Ma, divenuto uomo, ciò che era da bambino l'ho abbandonato. (1Cor 13, 11)
Ci esalta e ci provoca all'abbandono e al superamento delle pappine e dei brodini spirituali insapori, per provare sempre più il gusto della preghiera adulta, con sapori forti, non più adatti ai bambini.
Sapori che coinvolgono e sconvolgono la vita. Ti fanno sentire sazio per un po' di tempo, ma non ti danno mai l'indigestione anzi rendono sempre più attuale il detto "l'appetito vien mangiando!
Quando il Padre ci offre e ci fa assaporare il vitello grasso dei grandi sapori che si dimenticano difficilmente, si ha voglia di non alzarsi più dalla sua mensa.
Egli ci fa attraversare gli anni e i tempi dell'abbondanza, della fecondità e della fertilità spirituale dell'orticello del nostro spirito.
La Sua pioggia attraversa la terra viva del nostro recinto, intessuta del seme della Sua Parola.
La presenza del Signore si fa evidente e la sentiamo quasi cullarsi e ondeggiare nel nostro spirito.
Cogliamo questa presenza nel suo andare e nel suo venire in noi , come l'ondeggiare di un liquore delizioso nella coppa delle nostre mani che attende solo di essere ancora assaporato.
Come il dondolare un bimbo nella sua culla perché si abbandoni al riposo e alla quiete.
Come il segno di una presenza rispettosa che vive in noi, con noi, la nostra stessa vita, cammina con le nostre gambe, mette la sua dimora in mezzo a noi, nel profondo del nostro essere.
Come una musica, un ritmo dolce e affascinante che ci coinvolge e ci assorbe.
Cogliere questa presenza è una dimensione esaltante che raggiungiamo quando:
il silenzio ci espropria di tutto ciò che non è essenziale e si fa luogo, spazio e tempo.
Il silenzio prende sapore e gusto e diventa nutrimento della nostra anima.
Quando ne veniamo rivestiti come del vestito più bello, dell'anello al dito e dei calzari ai piedi (Cfr Lc 15, 22).
Quando ci riempie il cuore, distende e riposa il nostro spirito.
Quando ci pone nelle braccia di Dio come una mamma pone dolcemente il suo bimbo addormentato nella culla.
Quando il silenzio canta in noi le meraviglie di Dio.
Quando il silenzio compie prodigi in noi.
Quando il silenzio non fugge da noi ma rimane in noi.
Quando il silenzio è luminoso in noi come la luce di un cero che brilla nella notte.
Quando il silenzio è compagnia sensibile.
Quando la nostra vita soffre il disagio di uscire al di fuori del silenzio.
Quando siamo mossi da emozioni spirituali più forti di noi.
Quando le corde della nostra cetra sono fatte vibrare dal vento dello Spirito.
Quando siamo attraversati da una forte corrente spirituale.
Tutto è dono e desiderio e il silenzio abita molto lontano da noi. Nessuno può dire di possederlo e di conoscerlo abbastanza ma siamo tutti inizianti e abbiamo soltanto assaggiato piccolissimi sorsi di silenzio come di bambini che possono solo sentire gli odori di liquori molto forti che richiedono una frequenza graduata per assuefarsi agli effetti di una bevanda molto forte e di un cibo molto ricercato.
Noi come eterni bambini appena nati bramiamo il puro latte spirituale, per crescere con esso verso la salvezza (1Pt 2,2) che sollecita e provoca fortemente il nostro palato spirituale.
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