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Vita del Santuario > Lettere del Rettore > da Il Bimbo
Il catino, la brocca,
il grembiule e l'asciugatoio
Le tracce più forti del Signore Gesù
Appena giunto in Missione, alloggiavo nelle famiglie e ho provato l'emozione della lavanda dei piedi, un vissuto incancellabile che non ci si può togliere di dosso, per i richiami religiosi a Gesù che lava i piedi degli apostoli, un gesto che ha il peso e lo spessore di tutto il Vangelo, del messaggio e dell'essenza della vita di Gesù. Annulla il tempo, ci riporta al tempo di Gesù e ci apre alla prospettiva dei tempi futuri.
Subire la lavanda dei piedi fa rabbrividire ma mi domando che effetto fa stare inginocchiati ai piedi di qualcuno per lavargli i piedi, non solo come servizio alle necessità del corpo o semplice rito formale ma come gesto di accoglienza della persona, del forestiero, dell'ospite, del pellegrino, del povero, del nemico, come gesto di riconoscimento del valore della persona e come esercizio di umiliazione profonda, nel riconoscimento del valore dell'altro.
In parrocchia ero solito fare la Prima comunione il Giovedì Santo e coinvolgevo i genitori nella lavanda dei piedi,facendogli baciare i piedi dei figli,per far provare anche a loro un vissuto unico e una nota di fortissima emozione evangelica.
Sarebbe augurabile che negli uffici, nelle convivenze, nelle associazioni, il Giovedì Santo ci si lavasse i piedi l'un l'alto, per riequilibrare i rapporti, per ripartire dall'uomo e da Dio, per inginocchiarci dinanzi all'Uomo, fatto a immagine e somiglianza di Dio.
Maria lava i piedi a Gesù e questo poteva essere concepibile: una donna che lava i piedi a un uomo, un essere umano a Dio, una peccatrice al Salvatore, una schiava del peccato al Liberatore.
Più difficile è cambiare le parti: Dio lava i piedi all'uomo, il salvatore al peccatore, il liberatore allo schiavo. Questo sconvolge ogni parametro e ogni equilibrio.
Vorrei cogliere lo shok degli apostoli dinanzi alla brocca, al catino, all'asciugatoio e al grembiule, nelle mani di Gesù. Forse avrebbero preferito delle punizioni fisiche, che Gesù li avesse frustati e bastonati ma vedere apostrofato il loro orgoglio in quel modo è stata una prova molto forte da assorbire e neutralizzare.
Penso che non hanno mai dimenticato quel gesto e quegli oggetti e li hanno sempre guardati con pudore e vergogna, come il paradigma e il rovescio della loro presunzione e del loro vuoto.
Li hanno sempre guardati a occhi bassi, sentendosi sconfessati nelle loro scelte e hanno ricordato quel richiamo di Gesù: Se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli. Perciò chiunque diventerà piccolo come questo bambino, sarà il più grande nel regno dei cieli. E chi accoglie anche uno solo di questi bambini in nome mio, accoglie me. (Mt 18, 3-5) Chi si umilia sarà esaltato (Lc 14,11). Molti dei primi saranno ultimi e gli ultimi i primi (Mt 19,30). A chi è come loro appartiene il regno di Dio(Mc 10, 14). Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli (Mt 5,3).
Quegli oggetti mi fanno pensare alle verghe che usavano certi genitori e certi insegnanti. Si guardavano solo per necessità perché ci ricordavano certi passati da annullare dentro di noi. Alcune famiglie tenevano un nerbo di animale in bella vista, come strumento di prevenzione contro ogni alzata di capo dei bambini che quando potevano facevano di tutto per non incrociare gli occhi in quel doloroso strumento che smorzava i bollenti spiriti e obbligava a stare al proprio posto.
Chissà che fine hanno fatto quegli strumenti pedagogici, nella primitiva Comunità cristiana.Ho paura che son caduti nel dimenticatoio e nell'oblio, per un innato sentimento di rimozione e di difesa,per non richiamare alla mente un vissuto umiliante di sconfitta del proprio io,di sconfessione della propria dimensione di vita, di rovesciamento dei valori: ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili; (Lc 1, 52). Voi mi chiamate Maestro e Signore e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i vostri piedi, anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri(Gv 13, 13 -14).Forse è bene che ogni credente,ogni comunità, ogni famiglia vada a ripescarli dall'angolo remoto della rimozione per ripartire dai vissuti del Giovedì Santo e a piedi puliti, far nuove tutte le cose.
Nessuno può dimenticare la provocazione profetica di Don Tonino Bello,che proponeva quasi di elevarli a simboli religiosi,come la stola,il calice e la patena e di consegnarli ai Vescovi nella loro Ordinazione Episcopale,come simboli eloquenti del loro mandato e della loro missione di "primi" a servizio degli ultimi.
Anche nelle nostre chiese forse sarebbe bene tenerli in vista per andare contro ogni meccanismo interiore di rimozione, soprattutto nelle liturgie penitenziali, per ripartire dall'umiltà e dal servizio.
Tanti sono pronti a collaborare ma quanti di loro amano il Signore più delle cose che fanno o sono disponibili a collaborare in umiltà, facendosi ultimi? Una volta un mio maestro mi apostrofò malamente dicendomi: "non basta fare cose per Gesù ma bisogna essere Suoi".
Quando abbiamo in mano gli strumenti del Giovedì Santo, non permettendo loro di arrugginirsi e ingiallirsi per il disuso, allora possiamo interiorizzare profondamente, nel vissuto, l'essere Suoi, cioè come Lui, al Suo posto, con i Suoi pensieri e i Suoi sentimenti, con la Sua dimensione di vita e il Suo approccio all'uomo e all'altro. Cioè dire: Per Cristo, con Cristo e in Cristo.