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Il Cardo

Vita del Santuario > Lettere del Rettore > da Il Dono

Un cardo fra le pietre
Le tracce dell'amore di Dio nelle creature più piccole


Stavo rispondendo al cellulare, appoggiato su un muretto, ai bordi della strada, mentre facevo la mia passeggiata mattutina. L'altra persona continuava a ripetere: pronto, pronto; io ero in colloquio con un fiore che aveva attirato la mia attenzione, mi aveva fatto sobbalzare per lo stupore, mi aveva assorbito completamente e distolto dal precedente colloquio.
Era un fiore viola, delicatissimo, spuntato dalla fessura della copertura in cemento del muro. Aveva uno stelo sottile che finiva direttamente nel fiore.
Si trattava di un cardo spinoso, di una esilità singolare che mi diceva l'essenzialità dell'essere e la rigorosa funzionalità al messaggio.
Era nato ed aveva faticato ad attecchire e crescere fra le pietre, per assolvere il compito che si era dato di esprimere la complessità e l'armonicità della bellezza, fatta di infiniti fili sottilissimi, molto colorati, che formano la creatura "fiore", capace di parola e di dialogo anche con un essere umano.
Meraviglia della natura che sa elevarsi fino all'uomo, sublimarsi, uscire da sé, trascendersi, per giungere al livello della sensibilità, dell'incontro e del dialogo.
Immagine di ciò che l'uomo deve essere per realizzare il suo incontro con Dio: che cosa è l'uomo perché te ne ricordi e il figlio dell'uomo perché te ne curi? (Sl 8, 5)
Che cos'è un piccolo fiore, su un muro, in una strada, ove tutti passano di corsa, senza rivolgergli uno sguardo?
In una stagione in cui anche le erbe più disprezzate riescono a esprimere il meglio di sé, come in un concorso di bellezza della natura in cui tutti gli angoli si vestono di fiori che ci stordiscono nella loro molteplicità e varietà, per lanciare i messaggi più belli.
Quale vita gli ha impresso il Creatore, quale energia vitale se riesce a fermare un uomo e a fargli chiarezza nel suo rapporto con Dio, ricordandogli che è stato fatto "poco meno degli angeli, di gloria e di onore … coronato (Sl 8, 6).
E alla natura cosa ha dato Dio, come l'ha fatto, cosa vi ha messo?
Mi piacerebbe conoscere il cantico delle creature, sentire la loro voce mentre cantano le lodi del Creatore, ciò che ha impresso in loro lo Spirito di vita, la bellezza di linguaggio e di espressione, il canto della bellezza.
Dopo quest'attimo di stupore, arrivo in chiesa e prendo le letture del giorno: 'Vado a prepararvi un posto' (Gv 14, 2).
Pensavo: quanti di noi sono scontenti di sé, fuori posto, non trovano la loro collocazione, non si sentono realizzati mentre il fiore è stato capace di trovarsi un posto, di fiorire, mettere radici, fra le pietre.
Una provocazione per ogni essere umano: esprimersi nell'aridità del deserto della vita, portare la bellezza, far fiorire il deserto.
Ogni bellezza contiene ed esprime l'infinito anche nella sua piccolezza e semplicità, forse ci occorrono solo occhi per vederla.
Basta un fiore per inebriarsi di cielo e per riempirsene gli occhi e non è vero che una rondine non fa primavera, perché in un singolo fiore è impressa l'opera di Dio e tutta la bellezza del mondo. Anche un solo fiore spalanca universi illimitati di bellezza e fa il mondo più bello e più gradevole.
Quando mi sono ritrovato a ripassare dalla stessa strada ho cercato il cardo del mio stupore e l'ho trovato ancora lì, ad aspettarmi ma ai miei occhi disincantati, allo stupore e alla gioia di ritrovarlo ha offerto anche il realismo del risveglio dopo l'incanto: era un fiore piccolissimo, debole e fragile.
Come un'icona sacra ai bordi delle strade, un richiamo religioso alla lode e alla contemplazione, aveva già assolto la sua funzione.
Anche se sarà reciso o seccherà, con la sua breve vita ha dato tutto, il suo messaggio ha superato di gran lunga la sua realtà perciò sopravviverà, non morirà.
Mi sono chiesto: dove ha trovato la capacità di vibrare cosi fortemente da captare e cogliere la mia sensibilità. Come aveva potuto raggiungere il mio cuore. Come avevo potuto smarrirmi completamente in un mare così angusto, di fronte a oceani sconfinati di fiori di svariate forme e colori.
Avevo persino coinvolto il mio interlocutore al telefono, mettendolo in ansia perché non riusciva a capire la mia prolungata 'assenza'!
Ho dovuto prendere atto che Dio ha impresso le tracce del Suo amore fin nelle creature più piccole e insignificanti e ama rivelarsi nella semplicità e nell'umiltà.


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