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Vita del Santuario > Lettere del Rettore > da Il Bimbo
Il buon terreno
Le hai preparato il terreno, hai affondato le sue radici e ha riempito la terra.(Is 80,10)
Stamattina mi sono fermato più del solito a guardare terreno, piccolo campo, sotto la strada.
Da un po' di tempo veste l'abito migliore, mostra una terra vulcanica molto sottile, marrone scuro che attira lo sguardo anche dei distratti.
È pulita dall'erba e dai sassi e vi si coltivano alberi da frutta, fiori di ogni genere e ortaggi vari. Sembra un angolo di paradiso terrestre.
Nel terreno confinante ci sono i rovi alti due metri e abbondanza di cardi. Il contrasto è evidente e fa prendere atto che lo stesso buon terreno può servire per le coltivazioni più esigenti e per la 'perdizione' della natura.
L'anno scorso anche il terreno che ora è coltivato era nell'abbandono più assoluto e un incendio ha spazzato via anche gli alberi.
Questo salto di qualità attira maggiormente la mia attenzione. Ha per me tanti richiami evangelici: il tesoro nascosto, la perla preziosa, la dragma perduta …
Mi domando come si fosse potuto lasciare un terreno così splendido, all'abbandono come una lampada sotto il moggio.
La nostra vita, a volte, è una riserva di energie e risorse sotterrate, in cui i doni di Dio non si sono potuti ancora esprimere, come una vigna abbandonata e inselvatichita: Battetevi il petto per le campagne amene, per i fertili vigneti, per la terra del mio popolo, nella quale cresceranno spine e pruni (Is 32, 12 - 13).
Quel terreno lo sento vibrare come le pagine del Vangelo, come una Parola viva.
Mi sembra un Vangelo vivente, la spiegazione di infinite pagine della Scrittura, un catechismo vivo.
Penso al Figliol prodigo che ha riacquistato l'abito festivo, mentre accanto c'è ancora l'immagine della sua situazione precedente.
Quanta Bibbia si potrebbe leggere lì, accanto a quei due terreni, quanta catechesi, quanta luce, per leggere la nostra vita passata, presente e futura.
Quante spinte alla speranza, per tutti!
Bisognerebbe portarci le persone sfiduciate su se stesse, che non sanno vedere oltre il proprio passato e il proprio peccato.
Coloro che vogliono risorgere e rivivere ma non trovano la forza di rompere, di uscire dal loro guscio.
Coloro che si sono fatti schiavi della debolezza e non vedono via d'uscita.
Quei terreni sono una scuola di vita perché tutti possiamo alternare fasi di benessere spirituale e umano ad altre della più buia 'perdizione'.
Nessuno è garantito ma tutti possiamo passare alle situazioni più estreme.
Come chi è perduto può essere ritrovato (Cfr. Lc 15, 32), così anche una sterpaia incolta può diventare il terreno più fertile.
Il fuoco ha tante funzioni. C'è un fuoco da fuggire, che rappresenta il male che vuole invadere il nostro spirito: le tentazioni, le cattiverie nostre e degli altri, i 'nemici'.
C'è un fuoco che ha una funzione benefica, oltre il piano spirituale: lo Spirito Santo, l'amore, la carità, c'è anche il fuoco che pulisce, libera, sgombra tutto e trasforma gli impedimenti, le spine, i rovi della vita in cenere e concime, rende il terreno più ricco e fa emergere di nuovo il buon terreno, sommerso e impraticabile, nascosto agli occhi umani, una ricchezza sconosciuta e inutilizzata, arricchita dal riposo di tanti anni e dall'accumulo di humus prodotto dalle foglie secche dei rovi.
Un tale terreno, fecondato dal sole, è più ricco dell'oro ed è capace di produrre ogni bene.
Dovremmo invocare lo Spirito Santo, giorno e notte, perché divori tutta la sterpaglia che ha invaso il nostro cuore e completamente scoperti al Suo sole, ci fecondi con l'energia dei Suoi raggi.
La luce di Israele diventerà un fuoco, il suo santuario una fiamma; essa divorerà e consumerà rovi e pruni in un giorno. (Is 17,17)
Chissà cosa contiene il cuore di ognuno al di sotto di tutto ciò che lo sommerge e lo soffoca!
Neanche le erbacce potevano spuntare in quel terreno perché era soffocato dalla coltre di rovi che lo tenevano al buio e senza ossigeno, lontano dalla luce, dal sole e dall'aria.
È necessario e indispensabile un lavoro di pazienza: liberare il terreno anche al suo interno, da tutte le radici ancora vive dei rovi.
Il fuoco libera l'esterno, restano tante radici che potrebbero rispuntare in primavera. Bisogna aprire il terreno e mettere tutte le radici al sole.
Perciò la nostra vita spirituale è innanzitutto frutto e opera del fuoco dello Spirito che dà respiro e dona alla luce, seguito da un certosino e costante lavoro di dissodamento.
Mi domando quando ognuno di noi esprimerà il suo buon terreno esposto al sole, libero da ogni impedimento e da ogni soffocamento!
Quando saremo terreno totalmente produttivo, coltivato, arato, pronto per la semina, accogliente per ogni buon seme, che non lo rifiuta, non lo respinge, non lo fa morire, lo accoglie nel suo seno e dà le risorse necessarie per rinascere e svilupparsi ad ogni germoglio di bene che il Signore vuol trarre da lui per la gioia di tutti.