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Il Broccolo

Vita del Santuario > Lettere del Rettore > Da la cetra al le scarpe del Giubileo

Il broccolo fiorito
Tutta la natura si veste a festa, a primavera.


Mentre procedevamo in processione, i miei occhi sono stati attratti dalla visione di un broccolo fiorito, illuminato dal sole che sembrava si allargasse e si inchinasse verso di noi.
Le nostre campagne, a primavera, son piene di broccoli fioriti ma quello che si presentava a me aveva una sua singolarità e una sua completezza, non era cresciuto insieme agli altri ma da solo, fuori dagli spazi coltivati e aveva perciò potuto assumere una forma compiuta, era molto largo e alto, pieno di fiori gialli, un prodigio della natura, illuminata dal sole.
Era maestoso e imponente e ho dovuto dire a me stesso che anche un broccolo - una parola che si usa per disprezzare qualcuno ed esprimere in maniera colorita la sua inconcludenza - sì, anche un broccolo può imporsi per la sua bellezza compiuta ed espressiva.
Non è giusto quindi offendere un broccolo per dare un epiteto dispregiativo ad un uomo.
Mi ha fatto capire che tutti noi, illuminati, diventiamo più belli, più espressivi, acquistiamo bellezza.
Non siamo belli per noi stessi ma è la luce interiore che ci veste di bellezza e fa emergere la bellezza insita in noi che, senza luce, resterebbe inespressa.
Il Signore è la nostra bellezza, la nostra espressione, ci rende attraenti e attira su di noi gli sguardi distratti.
Non ci saremmo accorti di quel broccolo se la luce non lo avesse reso interessante e attraente.
Era nato per caso, sopra la soglia di un ingresso non utilizzato, fra due monconi di muro.
Sembrava collocato lì apposta, su misura, al centro, per valorizzare quello spazio vuoto.
Mi sarei messo in ginocchio a contemplare quel prodigio, come davanti al roveto ardente che indicava la presenza e la maestà di Dio.
Ci vuole poco per cogliere la presenza di Dio nelle creature.
Ogni mattina la Chiesa ci fa pregare: Signore apri le mie labbra e la mia bocca proclami la Tua lode.
Potremmo aggiungere: apri i miei occhi, perché Ti veda nelle creature più umili e semplici, mi accorga di Te che Ti fai incontrare nella piccolezza.
Donaci umiltà per cogliere i segni del Tuo passaggio, le Tue orme sulla terra.
Ci sono attimi in cui il Signore ci sconvolge con riflessi di luce intensa che ci abbagliano e ci stordiscono.
La mia processione avrebbe potuto concludersi lì, davanti al broccolo.
Lo scopo era già raggiunto. Il Signore si era fatto incontrare e vedere. Aveva parlato al mio cuore.
Tanti non arrivano alla fede perché non colgono le umili tracce della Redenzione o i semi del Verbo.
Cercano il Signore nella grandezza, nei segni grandiosi e non si accorgono, passando per le strade del mondo che il Signore li ha preceduti e li attende ai margini dei semplici accadimenti feriali, eppure la Bibbia ci aveva istruito: Ci fu un vento impetuoso e gagliardo da spaccare i monti e spezzare le rocce davanti al Signore, ma il Signore non era nel vento. Dopo il vento ci fu un terremoto, ma il Signore non era nel terremoto. Dopo il terremoto ci fu un fuoco, ma il Signore non era nel fuoco. Dopo il fuoco ci fu il mormorio di un vento leggero. Come l'udì, Elia si coprì il volto con il mantello, uscì e si fermò all'ingresso della caverna [perché il Signore era lì e gli parlava]. (1Re 19, 11 - 13)
Anche noi praticanti, cerchiamo nelle celebrazioni dei prodotti perfetti, finiti. Non arriviamo all' "estasi" perché non abbiamo la prontezza e la lucidità di cogliere l'attimo presente della celebrazione e del vissuto.
Ci infastidiamo del movimento dei bambini, del chiacchiericcio degli anziani o della civetteria dei giovani e ci rendiamo impermeabili alla grazia di Dio che sorpassa ogni turbolenza umana.
Quando il Signore passa e ci tocca il cuore, non ci trova pronti e vigilanti ma distratti dall'ingordigia della ricerca del grande raccoglimento e della grande devozione, come gli apostoli che dormivano per la tristezza(Lc 22, 45).
Nessuno può darsi la preghiera da se stesso ma deve rendersi recipiente vuoto, terra deserta, arida, senz'acqua(Sl 63, 2) per poter cogliere ogni goccia di rugiada dal cielo, nel tempo opportuno.
Nell'abituale oscurità dovremmo essere capaci di cogliere ogni tenue raggio di luce.
Tutto è fatto di attimi e basta un solo flash di "estasi" per pregare, per rendere efficace e godere una intera celebrazione e un'intera giornata.
Le celebrazioni più scialbe e inconcludenti ci possono offrire delle incantevoli visioni e possono ripagarci di ogni fatica di adattamento.
Il Signore sa farsi trovare anche nei contesti più squallidi e non promettenti anzi nelle stalle puzzolenti delle Betlemmi nostrane sa esprimere i colori e il profumo della primavera.


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